Da Kemba Walker a Evan Fournier, i Knicks sono una delle squadre che ha messo più giocatori “in vendita”, ma senza riuscire a concretizzare alcunché. Le cose cambieranno in queste ore?

I New York Knicks, in controtendenze con la loro tradizione, in questa trade deadline rientrano più fra le franchigie definite seller, che fra le cosiddette buyer. I nomi in uscita, infatti, sono molti di più di quelli potenzialmente in entrata, un po’ anche perché gli ultimi obiettivi sono quasi tutti sfumati.

Stando a Ian Begley, insider di New York, i Knicks avrebbero avuto infatti delle recenti trattative con i Portland Trail Blazers per CJ McCollum, che però è andato ormai ad accasarsi a New Orleans, a causa anche dell’impossibilità dei Knicks di offrire una contropartita interessante e, allo stesso tempo, salary cap friendly.

Niente da fare neppure per i nomi legati ad un’eventuale partenza di Julius Randle: De’Aaron Fox e Caris LeVert. Il primo non partirà, per ovvie ragioni, vista la trade che ha portato Tyrese Haliburton agli Indiana Pacers e Domantas Sabonis ai Sacramento Kings. Questi ultimi potrebbero, in linea teorica, essere sicuramente intrigati all’idea di costruire un frontcourt con Randle e il lituano assieme, ma non sembra plausibile sperimentare qualcosa di simile in maniera pratica su un parquet. Per quanto riguarda LeVert, invece, stesso discorso fatto per McCollum: si è diretto verso altri lidi.

Sul fronte delle “vendite”, anche se le cose non si stanno muovendo, atmosfera molto più credibile. Sempre stando a Begley, sembrava potersi prospettare un ritorno di Alec Burks agli Utah Jazz in cambio di Joe Ingles, ma l’affare è ormai saltato – come riportato QUI. Ciò non chiude comunque altre porte. Stando a Marc Berman, di New York Post, Burks sarebbe stato accostato di recente ai Los Angeles Lakers, principalmente con l’idea di liberare uno spot per l’inserimento nelle rotazioni di Cam Reddish – o, addirittura, con il proposito di cederlo assieme a Burks, con una inaspettata trattativa in corso descritta QUI.

Reddish non si è ancora guadagnato l’affetto di coach Tom Thibodeau, che nelle ultime settimane si sarebbe anche affermato non un grande fan della trade, dichiarando un’esclusione da parte del front office per quanto riguarda le decisioni di mercato. Decisioni che riguarderanno da vicino altri due nomi: Kemba Walker e Evan Fournier.

Se il primo è già sul mercato senza alcun tipo di limitazione, in attesa di essere ceduto, per il francese la situazione si farebbe un po’ più complicata. Fournier ha infatti firmato giusto la scorsa estate un’estensione con i New York Knicks da $73 milioni in quattro anni, e cederlo con l’attuale valore di mercato non sarà affatto semplice, tanto che una fonte di Berman cita il bisogno di qualche asset aggiuntivo per invogliare eventuali compratori. Compratori che, negli ultimi giorni, erano stati identificati nei New Orleans Pelicans, i quali avrebbero offerto dei Draft asset, salvo poi buttarsi su McCollum e, di conseguenza, tirarsi indietro dalle trattative con New York.

Il francese, da parte sua, sembra comunque tranquillo:

La prima volta che ho sentito il mio nome nei trade rumors era al mio secondo anno a Orlando. Vedere il tuo nome è strano, ti chiamano gli amici chiedendo spiegazioni. La verità è che, fino a che non succede nulla, nulla ha peso. Abbiamo un lavoro da fare, dobbiamo vincere, quindi non mi importa molto delle voci. Anzi, quando fui scambiato da Denver a Orlando non c’erano state proprio voci, il nulla più totale. Tutto questo è solo business: al tuo decimo anno non ti interessa.

Evan Fournier sui trade rumors

Ottimismo apprezzabile, ma che cozza un po’ con quella che è la situazione dei New York Knicks, riassumibile in un Julius Randle dall’attitudine discutibile dentro e fuori dal campo, in un Cam Reddish fuori dalle rotazioni in attesa del primo posto disponibile (o dello scambio) e nella ricerca di una point guard che, ad ogni ora che passa in avvicinamento alle 21.00, sembra sempre più lontana, Dragic permettendo.

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