FOTO: Toronto Star

Questo contenuto è tratto da un articolo di Louis Zatzman per Raptors Republic, tradotto in italiano da Marco Marchese per Around the Game.


Per parecchio tempo, sin dall’inizio della carriera in NBA dopo esser stato scelto alla #4 del Draft nel 2021 dai Toronto Raptors, Scottie Barnes si è trovato a dover dividere con qualche compagno le luci della ribalta e le attenzioni di fan e media. Infatti, durante il suo anno da rookie, Fred VanVleet era la stella, sostituito da Pascal Siakam nella stagione successiva, una volta che VanVleet si è accasato a Houston da free agent. Recentemente varie trade hanno cambiato la fisionomia del roster dei canadesi: Siakam è andato via, in direzione Indiana Pacers, parallelamente a Dennis Schroder (finito ai Brooklyn Nets) e OG Anunoby (New York Knicks), mettendo nelle mani di Scottie Barnes lo scettro di unico All-Star in squadra. 


Barnes si trova al primo o al secondo posto in ognuna delle principali statistiche di squadra, includendo anche il minutaggio. Gli AllStar che in passato hanno condiviso il parquet con lui hanno contribuito alla sua crescita e maturazione, sia dentro che fuori dal campo. Adesso è lui ad avere salde le redini tecnico-tattiche della squadra. Questa prima annata da unica star e leader tecnico è stata fin qui un po’ altalenante è discontinua: Scottie ha messo a referto season-high e low abbastanza rilevanti. Pur essendo una caratteristica frequente in giocatori della sua età, è indubbio che abbia influito sul rendimento generale dei Raptors. 

Ad esempio, nella sfida contro gli Oklahoma City Thunder, ad un tratto Scottie ha smesso di “essere Scottie” – alla fine dell’ultimo quarto e nell’overtime. Ha semplicemente passato il pallone ogni volta che si è trovato alla sua fermata, cedendo ai compagni l’opportunità di incidere sulla partita, mettendo dentro punti importanti per vincerla. Se questo è il livello 0, subito dopo si può classificare la sua prestazione contro i San Antonio Spurs. L’ex Florida State Seminoles ha messo a referto 0 punti nella prima metà di gara, creando poco anche a favore dei compagni. Ha provato il tiro 5 volte senza andare a bersaglio, avendo una reazione inattesa dopo un errore di Jakob Poeltl su un suo passaggio: subito dopo, Scottie è rimasto fermo scuotendo il capo, senza tornare a difendere. Poeltl era fino a quel momento il team leader per punti segnati (10) e, per quanto possa aver commesso un errore, fa parte del gioco e bisogna accettarlo. Le reazioni agli errori, propri e dei compagni, contano molto all’interno di un roster, specie se in fase di rebuilding. A fine partita ha lasciato il campo anzitempo, ma tenendo conto della sua giovane età – Barnes ha solo 22 anni – si può considerare una pecca dovuta ad immaturità. 

In compenso ha anche sfoderato tutto il meglio del proprio repertorio, rivelando appieno le sue potenzialità. Contro i Cleveland Cavaliers ha colpito ripetutamente dal perimetro, dopo aver corso più volte fino alla linea di fondo. Ha attaccato il ferro con successo contro Evan Mobley e le sue lunghe leve, terminando la partita con 24 punti nonostante la sconfitta dei Raptors. Per tutto l’arco della sfida è rimasto concentrato e metodico sull’obiettivo, senza dare troppo peso alla mediocre prestazione collettiva. Riprendendo la partita contro gli Spurs come esempio, Barnes – il futuro volto della NBA, stando a coach Darko Rajakovic – ha sfidato in isolamento un altro dei prossimi volti della lega, ovvero Victor Wembanyama. Scottie ha deciso di mettersi e metterlo alla prova, provando un gancio dopo averlo puntato e subendo una doppia stoppata dal francese – essendo stato bloccato anche dopo aver preso il rimbalzo successivo alla prima stoppata. Scottie Barnes è e diventerà un giocatore incredibile, che purtroppo ha ancora un difetto: ha terminato la sfida contro gli Spurs con soli 7 punti a referto. Queste le parole di coach Rajakovic a fine gara:

“Penso che la prestazione di Barnes sia stata in linea con quella del resto della squadra. Hanno reso molto meno di quanto ci aspettassimo da loro.”

Coach Darko Rajakovic dopo la sfida persa contro i San Antonio Spurs

La sua media realizzativa è andata lentamente scemando man mano che i Toronto Raptors hanno ceduto i migliori giocatori del roster. Il che ha pienamente senso, poiché adesso si trova a dover affrontare il miglior difensore di ogni squadra avversaria. Dar troppo peso ai suoi low stagionali avrebbe poco senso adesso: essendo la sua prima esperienza da unico All-Star, come si dice in gergo “si sta facendo le ossa”. Si tratta di un periodo di apprendimento, in cui gran parte dei compagni di squadra attorno a lui sono cambiati, il tutto a soli 22 anni. Sta scoprendo nuovi aspetti del Gioco in varie differenti maniere, accerchiato da compagni con caratteristiche ed attitudini differenti. Ma soprattutto, non c’è nessun altro su cui i Raptors possano contare quanto Barnes sta giocando male un possesso, un quarto o un’intera partita. Adesso è necessario che Scottie sia costante, poiché le vittorie di We The North dipendono principalmente da lui. Una responsabilità pesante, a prescindere dall’età. Ancora coach Rajakovic:

“C’è ancora molto da imparare per Scottie. In compenso, non si è mai lamentato e non ha mai cercato scuse. Non ha mai detto frasi come ‘Oh, non mi ricordo gli schemi’ oppure ‘Tutto questo è troppo per me’. Sta solo portando avanti il suo lavoro in modo ottimo, accettando totalmente il suo ruolo, maturando e crescendo quotidianamente.”

Coach Darko Rajakovic

A fare da contraltare ai momenti bui stagionali, ci sono state altrettante prestazioni importanti, come sottolineato ancora dall’allenatore dei Toronto Raptors.

“Ho notato con piacere che contro i Cleveland Cavaliers è stato molto, molto comunicativo coi compagni. Penso che chiunque nell’arena potesse sentirlo parlare, chiamare le chiusure difensive, gli aiuti e tutta quella roba. Sta facendo davvero un gran bel lavoro sotto quest’aspetto, specialmente con i nuovi arrivati, provando a spiegare loro cosa fare e come farlo, come posizionarsi al meglio ecc.”

“Penso sia dotato di ottime skill comunicative, e che si tratti del comportamento e dell’approccio corretto da parte di un ragazzo di 22 anni.”

Coach Darko Rajakovic

Non è stata esclusivamente la prestazione di Barnes a far maturare la sconfitta subita per mano dei San Antonio Spurs, ma essendo la principale star dei Raptors il suo andamento influenza quello del resto del team. Nella prima parte della partita è stato altalenante e, anche se ha messo a referto punti col passare dei minuti, ha sbagliato diversi passaggi – e ciò accadrà per tutto il corso della sua carriera, come quella di tutti gli altri giovani All-Star – e i Toronto Raptors hanno dovuto alzare bandiera bianca. Nonostante ad un certo punto Barnes abbia aumentato il ritmo, ciò non è accaduto al resto della squadra.

È vero che i canadesi stanno chiedendo tanto a Scottie Barnes, ma lo è altrettanto che non gli stiano mettendo alcuna fretta. Può concedere possessi ai compagni per poter leggere il gioco e comprenderlo meglio, e lasciare che anche loro facciano esperienza. Chiaramente, non può concedersi un intero quarto per riflettere, non più. Barnes è una delle più grandi giovani promesse della NBA, con potenzialità enormi. Al momento è capace di incidere sia nel singolo possesso che in una partita intera. Deve imparare a farlo per 82 partite, e poi per altre 16. 

Ci vorrà ancora tempo per lui per raggiungere quel livello. Si parla di anni, non delle settimane che sono trascorse da quando i Toronto Raptors hanno scambiato Pascal Siakam, precedente All-Star e franchise-star. Sia Barnes che i Raptors sono all’inizio di un nuovo, lungo ciclo. Purtroppo per entrambi, probabilmente ci saranno altre “catastrofiche” sconfitte come quella subita contro i San Antonio Spurs. Più di una. Ciò che conterà sarà la reazione di Scottie Barnes e dei Toronto Raptors: imparare dagli errori o assumere cattive abitudini.