Una panoramica sulla situazione della franchigia texana, dentro e fuori dal campo.

FOTO: rocketswire.usatoday.com

Ultimo posto ad Ovest, terzultimo record nella lega, e un’altra stagione di tanking per gli Houston Rockets, che seguono i propri piani nell’attesa della scadenza di contratti importanti e della crescita dei giovani. La posizione permette ancora la chance più alta di prendere la prima scelta (14%) ma, come sappiamo, il Draft è una lotteria; se la Dea bendata non dovesse assistere i texani, la scelta potrebbe scivolare fino al settimo posto.

Cosa possiamo aspettarci da qui alla fine della stagione? E, soprattutto, cosa vedremo nella prossima?

Trade deadline 2022

Il tutto inizia da qui. Houston entrava in questa sessione di mercato con letteralmente più di metà squadra in uscita: Christian Wood, Eric Gordon, John Wall e Daniel Theis, su tutti. Nelle poche ore prima della scadenza le trattive sembravano entrare nel vivo ma, nella pratica, è rimasta solo calma piatta fino alla fine. Le richieste del General Manager Rafael Stone sono risultate troppo alte, soprattutto in termini di scelte.

Utah si era fatta avanti per Gordon, ma Stone ha “sparato” alto, costringendo la franchigia di Salt Lake City a virare su altri prospetti. Wood era ricercato da Charlotte, che alla fine ha però ripiegato su un centro ex-Rockets, Montrezl Harrell. Anche i Lakers hanno cercato Wood in uno scambio a più giocatori che prevedesse Wall, Russell Westbrook e Talen Horton-Tucker. Poco da fare, però, perché Stone ha valutato i suoi giocatori con dei prezzi fuori mercato.

L’unico che è partito, in direzione Boston, è stato Theis, in cambio di Dennis Schröder, Enes Freedom e Bruno Fernando, tutti giocatori in scadenza eccezion fatta per il tedesco, sotto contratto fino al 2024/25 (player option). Nel frattempo è stato deciso di tagliare DJ Augustin, Armoni Brooks e lo stesso Enes Freedom.

Salary cap

Tutto molto chiaro: abbassare le salary cap allocations, soprattutto in vista della prossima stagione, assorbendo contratti in scadenza e, eventualmente, giovani e scelte. Al momento Houston spende $128 milioni in stipendi, mentre il prossimo anno avrà occupati $138.2 milioni (valutando i Cap Holds) con i $47.4 milioni destinati a Wall.

Entro la prossima deadline sarà da capire se Stone riuscirà a piazzare il suo contrattone, ricordando sempre che si parli di un giocatore che ha partecipato a sole 40 partite negli ultimi 3 anni.

Wood e Gordon hanno, invece, più mercato, il primo in scadenza nel 2022/23, il secondo con un contratto non-garantito 2023/24. Quest’ultimo ha espresso la volontà di rimanere, supportato anche dalla dirigenza e dai più giovani del gruppo, i quali hanno espresso felicità nel poter contare ancora su di lui, in particolar modo Kevin Porter Jr.:

Ognuno ha bisogno di una persona come Eric nella propria squadra, nella propria famiglia. Vogliamo Eric, amiamo Eric, e sono sicuro che anche lui si senta allo stesso modo.

– Kevin Porter Jr.

Da non sottovalutare la situazione buyout. Wall ormai è prigioniero del suo contratto, Houston non punta su di lui, ma Stone è ancora convinto che possa recuperare almeno una scelta dell’ex giocatore dei Wizards. Wall, da parte sua, ha tre frecce al suo arco, (di cui abbiamo parlato anche QUI):

  • accettare la player option da $47,4 milioni e sperare che Houston trovi una contropartita che la soddisfi, rischiando quindi di non giocare per un altro anno e mezzo;
  • rifiutare la player option e finire nel mercato dei free agent, sapendo che nessuna squadra offrirà cifre stratosferiche per lui. Anzi, probabilmente si dovrà accontentare di un minimo salariale;
  • ultima opzione è accordarsi proprio per il buyout, e qui si propone il problema di quanti soldi lasciare sul piatto. Houston giocherà ovviamente al ribasso e Wall non vorrà perdere troppi introiti, sapendo bene che, tra un anno, determinate cifre non riuscirà a vederle.

Situazione diversa per Schröder. L’ex-Boston, che già un anno fa sbagliò, rinunciando a cifre alte da parte dei Lakers, ripiegando durante l’offseason su uno stipendio annuale da $5,8 milioni, al momento ha trovato spazio nelle rotazioni, ma potrebbe essere tagliato per permettergli di competere a livelli più importanti (pro e contro QUI). Ovviamente i Lakers rimangono alla porta ad osservare, pronti a riaccogliere il giocatore tedesco.

Lo sviluppo dei giovani

Il basket, comunque, non è solo numeri e stipendi, e il protagonista non è solo Stone. Gli Houston Rockets hanno moltissimi giovani, un gruppo unito e tutto quello che ogni squadra ha: pregi e difetti. Lavorare sui questi ultimi è il primo compito per coach Stephen Silas e il suo staff.

La franchigia texana ha alcuni problemi di convivenza, tipici di una squadra che sta rifondando, e il primo è la convivenza fra Christian Wood e Alperen Sengun.

Il giocatore turco ex-Besiktas, scelta numero 16 all’ultimo Draft, nonostante sia abbastanza acerbo, è riuscito subito a ritagliarsi un ruolo importante: la sua visione di gioco e i movimenti in post basso lo rendono un’arma offensiva già temibile e difficilmente marcabile, tanto che i Rockets segnano 1.22 punti per possesso sui suoi passaggi dal post.

In difesa, invece, si presentano molti più problemi. La rapidità di mano, infatti, non basta per non fargli commettere alcuni falli evitabili (5.5 falli di media su 36 minuti), mentre il vero punto debole per l’ex-MVP della Basketball Super League turca è la protezione del ferro.

Stesso difetto, per l’appunto, che lo accomuna con Wood. Anche il centro ex-Detroit ha certamente delle mani educate in attacco, ma altrettante lacune in difesa. E una coppia di lunghi come lui e Sengun è sicuramente poco affidabile – come dimostrano le partite contro centri o lunghi dominanti.

In ogni caso, per adesso una soluzione sembrerebbe mettere Sengun in copertura sul pick&roll avversario, affidandosi ad un sistema switch o utilizzando dei semplici show, sistemando Wood (anche zonandolo, all’occorrenza) su lato debole.

Wood è ad un inizio un po’ tardo della propria maturità cestistica, e difficilmente avrà altri miglioramenti apprezzabili: visto il contratto appetibile per molti, probabilmente la prossima stagione verrà imbastita una trade per affidare le chiavi del pitturato a Sengun e, magari, investire su un fit migliore.

Altra problematica è la convivenza tra Jalen Green e Kevin Porter Jr. I due sembrano già ottimi amici e il gruppo è sicuramente affiatato, ma le caratteristiche di gioco tendono a non renderli un fit affidabile, dal momento che entrambi hanno bisogno di tenere la palla in mano. Al momento Silas preferisce KPJ come portatore e costruttore, lasciando spesso Green a prendere palla sugli scarichi, certamente non il suo gioco preferito.

Con l’arrivo di Schröder, però, la situazione sembra migliorata, e Green ha iniziato ad essere più impattante, tanto che Silas ha iniziato a permettergli di giocare gli ultimi quarti delle partite. Probabilmente in futuro Kevin Porter Jr dovrà essere spostato a sesto uomo, cercando sul mercato un playmaker più consono alle caratteristiche della seconda scelta assoluta del Draft 2021.

Molto importante, inoltre, sarà sviluppare l’asse Sengun-Green. Le abilità dal post di Sengun e la sua visione di gioco gli potrebbero permettere di svilupparsi in un ruolo da facilitatore – con le giuste proporzioni – come quello di Vucevic, Jokic o Sabonis.

Concedere a Jalen Green delle ricezioni dinamiche, possibilmente da dribble hand-off, consentirebbe di sfruttare al meglio il suo primo passo bruciante, in attesa di mettere su un tiro dalle percentuali stabili sia dal mid-range, sia da tre punti.

Non tutto è ancora da aggiustare, però, e alcuni giocatori hanno avuto un rendimento superiore alle aspettative. Questo è il caso di Josh Christopher, 24esima scelta assoluta all’ultimo Draft, che inizialmente non trovava spazio ma, con il passare delle partite, ha raccolto numeri interessanti: 20.4 minuti a partita nelle ultime 35 gare, 9.3 punti, 2.1 assist e 1.0 steal con il 56% di True Shooting.

Dai free agent, invece, i Rockets dimostrano di avere buon occhio, come dimostra la firma di Garrison Mathews. L’ex-Washington ha trovato la dimensione giusta in questa Houston, scalando le gerarchie fino a convertire il contratto two-way firmato in estate in un quadriennale da $8.2 milioni (non garantiti) e mettendo a referto 11.4 punti con il 37.1% da tre punti su 6.5 tentativi a partita, in 27.4 minuti di media.

Il futuro a Houston, al momento, si prospetta brillante, ma solo se verranno fatte le scelte giuste. Tutto passa dalle mani di Stone e osservatori, che dovranno trasformare gli abbondanti Draft asset futuri in giocatori utili al sistema e, soprattutto, pedine di scambio per tornare a competere prima possibile per le vette della Western Conference.