Le sanzioni inflitte ai Chicago Bulls e ai Miami Heat da parte della NBA hanno sollevato più di qualche critica.

In base a quanto filtrato dalle ultime indiscrezioni di diversi insiders, il caso tampering relativo alle sign&trades per Lonzo Ball e Kyle Lowry è risolto… soltanto per l’NBA. I provvedimenti presi nei confronti di Chicago Bulls e Miami Heat negli scorsi giorni, infatti, sono stati considerati al limite del ridicolo dall’ambiente NBA, anche perchè arrivati a seguito di quattro mesi di indagini.

Niente sanzioni economiche (nonostante le norme introdotte nel 2019 concedessero fino a 10 milioni di multa), nessuna sospensione, solo una Draft pick al secondo round sottratta a Miami e Chicago.

“Le reazioni che ho sentito da vari dirigenti di squadre rivali spaziano dallo shock allo sgomento, dalle alzate di spalle a grosse risate, per quanto sono state morbide le sanzioni.”

Marc Stein

La sensazione diffusa è che infliggendo tali sanzioni, non si scoraggino le squadre in materia di tampering, al contrario si rischi di incoraggiarle. Ancor di più se si pensa che “la cooperazione delle due squadre nelle indagini” ha portato a una riduzione della pena, come già avvenuto in passato con i Bucks per il caso-Bogdanovic.

“La semplice sottrazione di una second-round pick ha rafforzato la pericolosa percezione, condivisa da numerose squadre NBA (e dalle loro fanbase) che si muovono all’interno di ‘small market’, che la lega tenda a favorire il successo delle sue franchigie più importanti.”

Marc Stein

L’attesa di una presa di posizione più decisa da parte dell’NBA, di cui avevamo parlato nei giorni scorsi qui su Around the Game e anche in altre sedi, è stata dunque delusa, e si è tramutata in un malumore sempre più diffuso tra i front office. Se da un lato vi è la richiesta di punizioni più severe che scoraggino le squadre dal compiere manovre non consentite, non sono in pochi a proporre una soluzione diversa: se effettivamente il tampering è sempre esistito ed è stato spesso ignorato, complice la difficile sorveglianza del rispetto di tali norme, ci si chiede per quale motivo non si autorizzi in qualche modo una forma di “tampering legale”, così da poter normalizzare delle circostanze che fanno parte della quotidianità delle free agency.

La questione non è semplice da risolvere, anzi. Ma quel che è certo è che difficilmente la NBA potrà continuare a nascondersi dietro a queste sanzioni… di circostanza.