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Questo articolo, scritto da Josh Paredes per Air Alamo e tradotto in italiano da Alberto Pucci per Around the Game, è stato pubblicato in data 17 settembre 2021.


Dopo vent’anni di successi, i San Antonio Spurs sono definitvamente entrati in un territorio a loro sconosciuto e incerto. Dopo due decenni in vetta alla NBA, infatti, la franchigia dell’Alamo ha vissuto due annate travagliate, terminate con un record complessivo di 65-78. 

Al di là della squadra e di qualche inguaribile ottimista, nessuno si aspetta molto dalla versione 2022 dei nero-argento, secondo molti una delle peggiori squadre della Lega. 

Ci sono molti fattori che hanno portato gli Spurs dove sono oggi, su tutti la fine dell’era Big Three e la dolorosa rottura con Kawhi Leonard. Nonostante le maggiori concause abbiano dipendenze esterne, molti individuano delle criticità e delle colpe all’interno dell’organizzazione. Ecco le 5 più gettonate.  

“A Gregg Popovich non interessa più vincere”

I commenti negativi sul leggendario coach degli Speroni si dividono ormai in due macro-categorie: quelli che pensano che il nativo di Chicago si occupi ormai unicamente di politica e coloro che credono che non sia più interessato a vincere. Commenti del genere sull’uomo a cui mancano 26 vittorie per raggiungere il record all-time della Lega fanno oggettivamente sorridere.

Pop ha ovviamente delle colpe. Molti commentatori, per esempio, gli imputano il fatto di aver dato spazio a veterani come Belinelli o Forbes, rallentando la crescita di giovani di prospettiva come Lonnie Walker o Keldon Johnson. Ma da qui a dire che non sia più interessato la differenza rimane ancora enorme, come tra l’altro dimostrano gli ultimi Giochi Olimpici. 

Per quanto riguarda gli Spurs, è semplicemente insensato pensare che un gruppo così giovane (e con talento limitato) possa diventare vincente con un semplice cambio in panchina.

“Avrebbero dovuto scambiare DeRozan e Aldridge due anni fa”

Lo scambio Leonard-DeRozan ha posto fine a quella che poteva essere una delle coppie più eccitanti della Lega. Kawhi e LaMarcus, infatti, erano riusciti nell’impresa di vincere 61 partite l’anno dopo il ritiro di una colonna come Tim Duncan. 

DeMar DeRozan, nonostante non fosse la prima scelta, è stato comunque un ottimo premio di consolazione per San Antonio, per come si era messa la situazione con Kawhi. La prima stagione è finita con un 48-34 di record e una tiratissima serie di 7 partite con i Denver Nuggets.

FOTO: USA Today

Dalla seconda annata, tuttavia, la nuova coppia si è rivelata decisamente più disfunzionale del previsto. Lo spacing degli Spurs era ridotto, e le due stelle tendevano a pestarsi i piedi nel mid-range, area preferita di entrambi. L’editorialista Mike Finger, già all’inizio della scorsa stagione, sosteneva con forza l’ipotesi di una trade. “Nonostante Brian Wright non abbia parlato direttamente di scambi, ha confermato che gli Spurs hanno considerato un trade-up nella notte del Draft. Tutti gli indizi portano a loro”.

Il front office non ha trovato però un’offerta soddisfacente, ritrovandosi col primo roster perdente dal 1997. Qualcosa, forse, andava fatto. 

Il front office ha perso il tocco magico

Hanno draftato Dejounte Murray nel 2016, hanno preso Derrick White nel 2017. Hanno aggiunto di lì a poco Lonnie Walker, Keldon Johnson e Devin Vassel. Non vedo dove sia il disastro del front office, onestamente.

Certo, gestire un’organizzazione non è solo scegliere bene al Draft, ma, a parte per qualche mancanza, i dirigenti si sono resi protagonisti di molte scelte azzeccate. Per un contratto esagerato fatto firmare a Gasol e una querelle con DeMarre Carrol ci sono le scelte di George Hill, Cory Joseph, Kyle Anderson. Lo staff di sviluppo della franchigia texana è uno delle migliori della Lega da decenni, mentre lo scouting team riesce sempre a trovare dei giocatori con le caratteristiche giuste per inserirsi nel roster. 

Solo il tempo ci dirà come andrà lo sviluppo di questo gruppo di giocatori, su tutti Devin Vassell. La scelta di Joshua Primo ha poi dimostrato ancora una volta come l’organizzazione sia sempre pronta a prendersi i propri rischi.

Il front office è lo stesso del periodo dei Big Three? No, ma a quei tempi c’erano anche tre Hall of Famer a rendere tutto più semplice. Da qui a dire che abbiano perso completamente la magia il passo è lungo. 

Gli Spurs non sono adatti all’NBA moderna

Nonostante Coach Pop non sia mai stato un fan dell’utilizzo eccessivo del tiro da tre punti, per anni ha saputo usare questa tendenza come un vantaggio per la sua squadra. I giorni di questa atipicità produttiva sono però finiti. L’NBA è una lega ormai incentrata sul tiro da tre e sulle conclusioni al ferro, con tendenze che sembrano acuirsi di stagione in stagione. 

A rendere una squadra di successo gli Spurs del 2010 era quindi l’efficienza, non la tipologia dei tiri. Nel 2014, anno dell’ultimo titolo, gli Spurs erano 16esimi per triple tentate, ma primi per percentuale di conversione. La stagione seguente erano rispettivamente 15esimi e sesti. Questi sono invece i numeri delle ultime sei annate:

I dati ci dicono molte cose. Innanzitutto, una buona percentuale da tre punti non porta sempre un buon record, e viceversa. Tuttavia, tirare efficacemente da tre è un enorme vantaggio nell’NBA odierna. L’anno scorso i nero-argento erano ultimi per triple tentate (28.4 a gara). L’ultima squadra “titolata” era 16esima con 16 conclusioni da fuori a gara.

Fortunatamente, molte delle mosse degli Spurs in offseason vanno in questo senso.

Ci vorranno anni per tornare in vetta

Gli Spurs hanno partecipato per due anni al neonato Play-in Tournament, perdendo in entrambi i casi, e sono andati rispettivamente a 5 e 6 partite dal finire con record pari. Sicuramente la squadra non è dove vorrebbe essere, ma per quanto tempo sarà ancora così?

La risposta è che non lo possiamo sapere. Il roster attuale non presenta All-Star. Tuttavia, la particolare situazione della Western Conference, con molte squadre in completa win-now mode, apre diversi scenari a partire dalla stagione 2024/25, come sottolineato recentemente da John Hollinger.

Gli Spurs – che comunque vogliono tornare ai Playoffs prima di quella data – devono farsi trovare pronti nel momento della creazione di questo predetto “vuoto di potere”. Se il core giovane seguirà uno sviluppo coerente e la squadra si adatterà maggiormente alla pallacanestro moderna, forse vedremo gli Spurs ancora in vetta.