L’australiano si sente forzato dalla dirigenza, ma i 76ers lo ritengono già pronto per il rientro.

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Continua senza sosta lo scontro aperto a Philadelphia. A diffondere l’ultimo aggiornamento è Shams Charania di The Athletic, che riporta le gesta dei protagonisti dell’ennesimo conflitto: i Philadelphia 76ers, Ben Simmons e l’agente del giocatore Rich Paul, CEO di Klutch Sports.

Secondo la parte del giocatore, la dirigenza dei Sixers starebbe facendo di tutto per esacerbare i problemi di salute mentale di Simmons, cercando di forzarlo a giocare comunque, indipendentemente da ciò che dica al terapista fornito dalla squadra:

Penso onestamente che le multe, il “targeting”, la pubblicità negativa derivata dal problema siano veramente poco consone e abbiano contribuito ai problemi psicologici di Ben. O si decide di aiutare Ben, o te ne esci dicendo che stia mentendo. Quale delle due?

– Rich Paul

I rappresentanti dei Sixers hanno risposto a queste accuse, dichiarando di non avere assolutamente intenzione di forzarlo o accusarlo di mentire. Più semplicemente, si aspettano che Simmons svolga in campo le sue regolari attività fino a che non verranno forniti aggiornamenti sulla sua salute mentale che lo precludano dal farlo. I rappresentanti ufficiali hanno chiarito di essere stati comprensivi e di aver lavorato per offrire pieno supporto al giocatore con ogni sforzo possibile, ma anche che, non essendo presente alcuna valutazione medica che lo esenti dal giocare, si aspettino di vederlo in campo.

Interpretazione che ha generato un altro commento di Rich Paul:

Non è ancora pronto. Come può un dottore, che si è incontrato con Ben solo una volta, dire che “Ben è mentalmente pronto a scendere in campo”? Abbiamo intenzione di continuare ad indagare o vogliamo aiutarlo?

Nella schedule inviata a Simmons era prevista anche la partita di giovedì contro Toronto, alla cui assenza seguirà probabilmente una multa – stratagemma, secondo il giocatore, ideato per detrarne forzatamente lo stipendio.

Una data per il ritorno non è ancora prevista, ma Ben continuerà a svolgere il lavoro con la squadra e la terapia con lo specialista fornito dalla società, con cui il primo incontro di un’ora è avvenuto lunedì scorso. Simmons ha approvato la collaborazione fra il suo terapista privato e quello fornito dai Sixers, per fare in modo che la situazione possa trovare uno sbocco.

Almeno la questione della settimana scorsa riguardante gli aggiornamenti sul processo di riabilitazione psicologica sembra risolta, dunque. Ma è innegabile che questo continuo tira e molla fra i due fuochi stia diventando insostenibile, con la proprietà che non ha ancora effettuato un incontro con Simmons e dopo un solo incontro faccia a faccia fra Simmons e Morey.

Nonostante da un questionario di squadra siano emersi dubbi sulla volontà di una trade piuttosto che sulle condizioni di Simmons, l’agente di Klutch Sports, per adesso, ha speso belle parole per la dirigenza dei Sixers, scongiurando l’ipotesi di uno scambio:

Non è più riguardo una trade, ma riguarda trovare un posto dove possiamo aiutare Ben a recuperare la sua forza mentale e a tornare in campo. Voglio vederlo sul parquet a giocare allo sport che ama. Lo voglio sul parquet, indipendentemente dal fatto che sia con la maglia dei 76ers o con un’altra. Lo voglio in una condizione in cui possa tornare a giocare. Vogliamo collaborare e lavorare per farlo rientrare in campo.

I 76ers si sono dichiarati compiaciuti dei passi avanti con Paul, ma se Simmons venisse multato per non essere sceso in campo i rapporti potrebbero inasprirsi ulteriormente.