Da 3-0 a 3-2, la serie è di nuovo equilibrata: i fattori che decideranno Gara 6.

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Nella storia dell’NBA, nessuna squadra ha mai rimontato e vinto una serie Playoffs dopo aver perso le prime tre gare. I Toronto Raptors, contro i Philadelphia 76ers, sono ormai a metà del lavoro, e tornano in Canada consapevoli di poter portare la serie in Gara 7.

In pochi avrebbero dato possibilità alla squadra di coach Nick Nurse dopo i primi due incontri, ma la serie sembra cambiata e le ultime due vittorie non sono frutto del caso.

Dall’altro lato, Joel Embiid e compagni non hanno più margine d’errore, e Doc Rivers dovrà trovare il modo di uscire dalle difficoltà.


Raptors, come completare la rimonta

Dopo le difficoltà iniziali, Nurse ha saputo aggiustare il tiro, con un piano partita ormai diventato quasi perfetto.

In assenza di Fred Van Vleet (che dovrebbe essere fuori dai giochi anche in Gara 6), i Raptors hanno fatto di necessità virtù, schierando quintetti estremamente versatili, formati interamente da giocatori lunghi, interscambiabili e capaci di mettere palla per terra e creare in attacco. D’altronde, il materiale a roster in questo senso è davvero unico, da Pascal Siakam a Scottie Barnes, Gary Trent Jr, OG Anunoby e non solo.

Proprio grazie a queste caratteristiche, Nurse ha potuto architettare un game plan costruito su misura sulle debolezze attuali dei Sixers, che ha funzionato alla perfezione in una Gara 5 controllata fin dal primo quarto.

Come accennato, i Raptors hanno una quantità incredibile di giocatori intorno o oltre i 2 metri di altezza. L’idea è dunque quella di far pesare agli avversari la differenza di taglia, attaccando difensori piccoli come Harden e, soprattutto, Tyrese Maxey.

In questo, le spaziature offensive “5 out” (tutti e cinque i giocatori fuori dal perimetro), utilizzate a lungo durante l’ultimo capitolo della serie, si sono rilevate di grande aiuto per punire gli aiuti, grazie ai tiratori affidabili presenti a roster. Inoltre, Embiid risulta molto più vulnerabile se portato lontano dal canestro, e l’abilità dei Raptors nell’allontanarlo dalla sua comfort zone e attaccarlo dal palleggio l’ha messo in seria difficoltà nella seconda parte di Gara 5.

In ogni caso, tutto parte dalla difesa. Nelle prime due uscite, Philadelphia aveva messo a segno 131 e 112 punti. Il numero è poi sceso a 104 e 102 nelle due gare a Toronto, fino ad arrivare ai soli 88 di Gara 5.

I cambi difensivi su James Harden hanno finora funzionato, complice la recente difficoltà del Barba nel battere i difensori dal palleggio come era solito fare, e anche la scelta di raddoppiare Embiid sta dando i suoi frutti.

Il camerunese è stato uno dei due giocatori più immarcabili della lega durante la Regular Season, quindi pur se acciaccato i Raptors mandano sempre due uomini su di lui, riuscendo poi a ruotare sui (non irresistibili) tiratori avversari. Quando Siakam e compagni raddoppiano Embiid in situazioni di post-up, i SIxers segnano solamente 0.82 punti per possesso nella serie, con circa 35 palle perse su 100 possessi.

Insomma, per avere chance, i Toronto Raptors devono semplicemente continuare a fare quello che hanno fatto in Gara 5.

Sixers, cosa deve cambiare in Gara 6

I Sixers sembravano in pieno controllo della serie, ma i Raptors hanno cambiato le carte in tavola, grazie a lineup lunghe e atletiche in grado di scardinare una difesa che sembra essere decisamente sulle gambe.

Tyrese Maxey, James Harden e Tobias Harris sono i vulnus difensivi del sistema, e non sembrano essere sostenibili, in contemporanea, ai Playoffs.

Nelle prime 3 gare, Harris ha forse giocato le migliori partite in maglia Sixers, ma pare aver già smarrito la bussola di quelle prestazioni fatte di difesa e tante piccole cose utili in attacco. Resta un buon attaccante, ma quando manca nell’apporto difensivo diventa quasi un malus per la squadra.

Per quanto riguarda Harden, dal punto di vista difensivo il problema sembrerebbe essere l’assenza di effort. Il Barba sarebbe forse anche un buon difensore, come ha dimostrato agli albori della carriera, ma la sua mutazione in un mega-creator offensivo lo ha portato a risparmiarsi troppo spesso nella sua metà campo, esclusi rari e sporadici casi in cui l’istinto emerge rivelando.

A differenza di Harris però, Harden è un fattore cruciale in attacco, e questo fa si che la sua carenza difensiva sia in qualche modo accettabile, a patto di non circondarlo di pessimi difensori come lo è Maxey in questo momento. Il sophomore è infatti attualmente il bersaglio preferito dei Raptors, che lo attaccano in continuazione, soprattutto in post-up.

Una possibile risposta a queste criticità potrebbe essere un quintetto più energico e abile difensivamente, che veda Harden-Joe-Green-Reed-Embiid in campo per cercare di chiudere la serie, in quello che è senza dubbio un pivotal game. Tuttavia, nella sua storia Doc Rivers si è spesso dimostrato restio a operare cambiamenti repentini di questo genere.

Nelle ultime due partite, Phila ha anche smesso di fare le cose migliori in attacco, rinunciando, complice forse anche l’infortunio al pollice di Joel, all’arma che più si è dimostrata in grado di generare vantaggi e punti: il pick&roll Harden-Embiid. La gravity enorme del camerunese e la capacità di manipolare la difesa dell’ex-Nets hanno messo in seria difficoltà la difesa canadese, generando spesso triple aperte sugli scarichi, qualche attacco al ferro o un assist per Embiid.

Non esiste un’evidenza che spieghi il motivo dell’abbandono di questi set, ma sicuramente i Sixers non possono permettersi di affidarsi esclusivamente agli isolamenti.

Non alimentando il flow del proprio attacco, si inceppa il meccanismo offensivo e la produzione cala drasticamente. A conferma di ciò, i Sixers sono 8-0 quando fanno registrare 30 o più assist di squadra. Fino ad ora, nei Playoffs non hanno mai raggiunto quella quota.

Gara 6, date le condizioni di Embiid, richiederà misure piuttosto drastiche, in quanto il 21, barometro della squadra ed ancora difensiva ed emotiva del gruppo, non potrà gestire l’abituale quantità di possessi. Le chiavi dell’attacco passeranno inevitabilmente ad Harden, che dovrà necessariamente vedere i propri volumi aumentare, al contrario di quanto successo in Gara 5, in cui ha tentato solamente 11 conclusioni.

A dare ulteriormente una mano sarà chiamato Maxey, che gestirà più possessi del solito e dovrà utilizzare tutta la sua intelligenza offensiva per essere sempre un porto sicuro per Harden. Il 21enne sta mantenendo percentuali molto buone al tiro pesante (dal 43.8% della stagione regolare è sceso solo al 40%), e il suo scoring sarà necessario per chiudere la serie.

Un altro fattore dirimente sarà la prova di Danny Green, che fino a questo momento ha tirato piuttosto male (33.3% da 2 e 32.8% dalla distanza) e deve senza dubbio salire di colpi nel momento decisivo, essendo uno dei giocatori più esperti e vincenti di questo roster. In generale, Phila ha convertito i tiri “wide open” con il 45% nelle prime tre gare, e solo col 25% nelle ultime due.

Il momento è a dir poco decisivo, e il contraccolpo di diventare la prima squadra della storia a perdere una serie dopo essere andata sul 3-0 potrebbe essere fatale per questo nucleo, che potrebbe avere la possibilità di giocarsi un paio di title shots nelle prossime stagioni. I Sixers, coach e giocatori, sono chiamati ad un importante esame di maturità, che semplicemente non possono fallire.