FOTO: Basket USA

Inserito all’interno di un discorso tutt’altro che costruttivo, Shams Charania ha rivelato alcuni retroscena su un mancato scambio fra Houston Rockets e Brooklyn Nets, questione risalente a un paio di mesi fa, pertanto prima della trade deadline:

“Un paio di mesi fa, i Rockets hanno contattato i Nets discutendo uno scambio per Mikal Bridges, costruito su Jalen Green e multiple first-round pick, non accettato da Brooklyn e sul quale alla fine non si sono fatti progressi. Avere due giovani stelle in ascesa come Alperen Sengun e Green è un problema per i Rockets, entrambi saranno extension eligible in estate, in linea per contratti onerosi. Ma Jalen Green ha bisogno di spazio, ha bisogno del pace a cui stanno giocando ora senza Sengun in quintetto. Andando avanti, possono coesistere?”

Ora, è certamente interessante approfondire la trattativa: posto che i Rockets avrebbero dovuto aggiungere qualcosa per far quadrare i numeri, l’arrivo di Bridges avrebbe avuto molto senso per Houston, aggiungendo un abile role player d’élite, complementare a una giovane stella come Sengun offensivamente e soprattutto capace di “nasconderlo” ulteriormente in difesa grazie alle sue doti point-of-attack; più difficile comprendere, invece, la scelta dei Nets, dal momento che la stagione non sta andando a gonfie vele e che l’ex Suns è regredito parecchio. In una situazione del genere, un giovane talento come Green e ulteriori scelte al primo giro sarebbero state davvero l’ideale. Ma a far storcere davvero il naso è il discorso sulla convivenza fra Green e Sengun.


Houston è al primo anno di reale retooling, dopo la firma di numerosi veterani e di un nuovo allenatore come Ime Udoka, perfetto per proporre la propria idea di gioco e aiutare in una crescita più disciplinata un nucleo considerato poco serio nelle passate stagioni da numerose voci – da quelle di ex membri come John Wall a quelle di avversari come Draymond Green. I texani hanno senza alcun dubbio faticato a ingranare, ma il duo composto da Green e il giovane lungo turco non solo è complementare, ma potenzialmente stellare, semplicemente ha bisogno che entrambi maturino e imparino meglio a “capirsi”: nonostante le brutte percentuali, Jalen Green è il giocatore al quale Sengun passa di più la palla dopo VanVleet (10.2 passaggi a partita), così come il turco riceve 10.5 palloni a partita per mano del prodotto di Ignite – anche qui, secondo solo all’ex point guard dei Raptors. L’aumento di pace (menzionato da Charania) e soprattutto l’utilizzo di Jabari Smith da “5” valorizzano ovviamente la fase offensiva e le doti di Green ma, per esempio, il quintetto senza Sengun con più minuti (147) concede agli avversari 122.8 punti/100 possessi – cifre da ultimissima difesa NBA – e 121.1 a difesa schierata (minimo percentile di Cleaning the Glass). Con le due giovani stelle di Houston in campo, il net rating è +0.5, appena sopra la media su tutte e due le metà campo. E in ogni discorso di questo genere va tenuto in considerazione il fatto che abbiano 22 anni ciascuno, pertanto i margini di miglioramento sono elevatissimi – e questo vale ancor di più con gli scorer come Jalen Green, che necessitano di “sgrezzarsi” migliorando la shot selection, imparando le giuste letture in base agli aggiustamenti difensivi e stabilizzando le percentuali trovando una certa costanza. Sprazzi interessanti delle potenzialità del duo si sono visti, eccome, in stagione.

Le medie della seconda scelta assoluta al Draft 2021 senza Sengun sono clamorose (29.6 punti, 6 liberi tentati di media, 51.8% dal campo e 45.5% su 9.4 triple tentate a partita), ma va tenuto in considerazione anche il fatto che 2 “quarantelli” siano arrivati contro Wizards (30° difesa NBA) e Jazz (29°), così come che l’unica difesa sopra la media affrontata in questa span sia stata quella di Cleveland – in forte calo, causa molte assenze, nelle ultime settimane. E ricordiamo che, prima dell’infortunio, i Rockets avevano vinto 4 delle ultime 5 anche con il turco in campo, perciò la striscia non coincide con la sua assenza. Vedremo però cosa succederà in estate e se, col senno di poi, il rifiuto dei Nets si rivelerà vantaggioso, o meno, per Houston.