Rinunciare a Deandre Ayton significherebbe perdere una delle chiavi di volta del sistema costruito da coach Monty Williams.

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Dopo anni e anni di purgatorio, assenze ai Playoffs, trade folli e firme ancora più folli, i Phoenix Suns sono tornati al top della Western Conference in questi ultimi due anni. Dopo i primi segni di svolta con il record 8-0 nella NBA Bubble ad Orlando, la squadra di coach Monty Williams è arrivata seconda ad ovest nel 2020-21, con il secondo miglior record assoluto di 51-21 e completando un’incredibile run fino alle NBA Finals. Inoltre, quest’anno le premesse sembrano far trapelare ulteriore ottimismo.

All’altezza dell’All-Star break, infatti, guidano l’intera NBA con un record di 48-10, a 6.5 gare dai Golden State Warriors, con un record di 21-2 nel 2022 e, al momento, in una striscia – l’ennesima di questa stagione – da 7 vittorie di fila. Se è vero che alla base ci sono i meriti del Coaching Staff e l’arrivo di Chris Paul, è anche vero che una delle chiavi di questo successo, oltre al solito Devin Booker, è Deandre Ayton.

Il centro dei Suns avrebbe potuto firmare un’estensione a settembre ma, tra gli agenti e l’owner Robert Sarver, non si è trovato alcun accordo. Se Phoenix vuole continuare ad avere successo anche dopo l’addio di CP3, ormai 36enne, firmare DA è una priorità. Anche al max contract.

Gioco offensivo meno espanso, ma ancora più efficace

Se qualcuno andasse a vedere solo ed unicamente le stats grezze del centro delle Bahamas, probabilmente direbbe non solo che il giocatore non è migliorato ma, anzi, qualcuno oserebbe pure dire che è peggiorato: Ayton viaggia a 16.5 PPG, 10.3 RPG e 0.8 BPG, tirando con il 63.3% dal campo e 72.8% ai liberi, con un impiego ai minimi storici da 29.1 minuti a partita.

Ma basta vedere un paio di partite per accorgersi del suo impatto, notando subito le qualità imprescindibili della prima scelta assoluta al Draft del 2018: Deandre aveva già mostrato dei miglioramenti sul lato difensivo nel suo anno da sophomore, ma negli ultimi due anni, sotto l’egida di CP3, Ayton riesce ad impattare ad altissimo livello in entrambe le fasi.

Limitato a meno tiri in sospensione grazie alle abilità di Paul e Devin Booker (tanto che, in una quarantina di gare nel 2019/20 ha preso più jump shot che in tutto il 2020/21), Ayton può prendersi tiri a percentuale molto più alta: lo dimostra anche il miglioramento nella True Shooting Percentage, passata dal 59.3 cumulativo dei primi due anni al 65.4 dei successivi due, e nella effective field goal%, progredita dal 57.1% nel primo biennio al 63.1% del secondo.

Usando come termine di paragone altri lunghi, uno dalla usage% infinitamente superiore, l’altro abbastanza inferiore, si può notare come le percentuali di DA siano eccezionali, frutto di una shot quality molto più vantaggiosa e di un utilizzo non eccessivo, ma nemmeno troppo limitato:

2021/22Deandre AytonJoel EmbiidMyles Turner
Effective FG%63.653.058.7
True Shooting%65.461.061.5
Usage% percentile68°Max45°
Stats: Cleaning the Glass

Con una squadra che navigava nella parte bassa della Western Conference, il centro di Arizona era molto più libero nella selezione di tiro, in particolare con una quantità maggiore di tiri dal post alto (al 28.5% di frequenza nell’anno da rookie). Ora, invece, complice la presenza di Monty Williams e Chris Paul, Ayton lavora molto di più nel pick&roll e come minaccia per il lob. Lo si nota sia nei numeri di questa stagione, sia nel lungo periodo: Ayton è passato da una frequenza da rollante del 21.1% nell’anno da rookie al 31.7% di questa stagione, segnando 1.33 punti per possesso (86° percentile) con una eFG% del 70.8.

Il sempre maggior coinvolgimento nel pick&roll sembra averlo anche aiutato, in determinati casi, a leggere meglio il vantaggio creato, stimolando anche una sensibilità nel trovare i compagni dallo short roll non scontata per un giocatore ancora in fase di adattamento:

Proprio per questo suo maggiore impiego da rollante, non è un caso che, dei 219 canestri assistiti di Ayton in questa stagione, CP3 ne abbia generati il 55% (121). In generale, poi, il numero di assisted field goals in ha avuto uno spike importante quest’anno, passando da una media del 72% nei suoi primi 3 anni all’82% di quest’anno.

Un fit difensivo costruito a regola d’arte

Ayton è riuscito a migliorare anche e soprattutto per mezzo di una difesa che permette cambi continui, in particolare grazie alla presenza di Mikal Bridges (un candidato al Defensive Player Of The Year), di esterni come Jae Crowder e Cam Johnson, oltre al grosso step difensivo di Booker e alla guida di Chris Paul.

Grazie alla costruzione di un roster così profondo, in grado di consentire una copertura ottimale dal lato debole qualora si decida, come spesso accade, di cambiare (salendo anche alti al livello del blocco) sul pick&roll, DA è da un paio d’anno uno dei centri più versatili in fase difensiva dell’intera lega.

Per avere una piena comprensione della solidità del sistema costruito da Monty Williams e dal coaching staff di Phoenix, basti sapere che, paradossalmente, i minuti senza Ayton vedono un miglioramento nel defensive rating di squadra, con un rendimento più o meno identico nelle partite senza il bahamense:

2021/22Suns Defensive Rating
Ayton on108.7
Ayton off105.1
Ayton in (games)105.9
Ayton out (games)105.1

Questo, in ogni caso, non deve certo dar vita a un campanello d’allarme, anzi. Il fatto che la squadra riesca a rendere alla perfezione anche senza quello che è, probabilmente, il difensore più impattante a roster, è un punto in più per i Suns e, allo stesso tempo, per Ayton. Come detto in precedenza, il minutaggio di DA è ai minimi storici, e questo sarà essenziale in ottica Playoffs, quando dovrà confermare l’incredibile run dello scorso anno, in cui ha limitato alla perfezione – tra gli altri – niente meno che Nikola Jokic.

Le aggiunte di JaVale McGee e Bismack Biyombo sono probabilmente alla base del non riscontro numerico delle qualità di Ayton, essendo entrambi fino ad ora artefici di un’ottima Regular Season, con il primo che, come volevasi dimostrare, fa parte delle due migliori lineup difensive dei Suns in stagione. Questo fattore sarà essenziale per far sì che DA arrivi riposato in post-season, quando i due backup troveranno, per caratteristiche, un impiego sicuramente minore.

Quel che è importante resti chiaro, insomma, è che quella fra Ayton e i Suns è un’interdipendenza imprescindibile, con il giocatore che beneficia sì del contesto costruitogli attorno ma, allo stesso tempo, è il key factor per trasformare una difesa già ottima in una d’élite, l’ancora difensiva e il ceiling raiser della retroguardia di Phoenix.

Una curva diversa rispetto a quanto ci si aspettava al draft

Siamo comunque ben lontani sia dal definire Deandre Ayton come uno dei migliori centri della lega, sia dal vedere realizzare il ceiling pronosticato in sede di Draft. La comparison ha spesso fatto scalpore per un motivo: al momento del draft del 2018, Ayton veniva comparato a non altro che Joel Embiid, per il gioco offensivo mostrato ad Arizona e per la sua agilità.

Un po’ un azzardo (seppur, in realtà, il centro dei 76ers si sia presentato come un prospetto piuttosto grezzo rispetto al livello raggiunto con il miglioramento incredibile di questi anni), che al tempo originò i commenti caustici di Joel “Troel”:

Sebbene, visti gli enormi progressi degli ultimi anni, il Tweet del camerunense sia invecchiato incredibilmente male, al suo quarto anno in NBA, dalle premesse in sede di Draft, molti probabilmente si aspettavano un Ayton vicino a (se non già con) una presenza all’All-Star Game.

Le presenze di Paul e Williams lo stanno facendo crescere sfruttando un developing process differente: meno responsabilità, come è ovvio che sia in una squadra con Chris Paul, ma molta più sostanza nel mindset e nell’approccio alla partita, con il ruolo di collante per i compagni su entrambe le metà campo. La produzione, in questo modo, non sarà quella di una superstar, ma aiuterà sicuramente ad innalzare il livello di squadra: non è un caso, a tal proposito, che DA sia fra i leader assoluti per screen assists points generati (11.7 a partita), vero e proprio marchio di fabbrica già dei passati Playoffs.

Ignorando momentaneamente quello che potrà diventare in futuro (ricordando che ha 23 anni), il fatto di essere per ora una macchina da hustle plays e intangibles non significa che se ne vada a minare il valore.

Se dovessimo fare un paragone con profili scelti dopo di DA al Draft 2018, emergerebbero i nomi di quelle che sono già star assolute: Luka Doncic, Trae Young o, in misura minore Shai Gilgeous-Alexander, i quali, data la loro produzione in campo e la maggior presenza sotto i riflettori, si portano dietro uno status (giustamente) differente rispetto al lungo dei Suns.

Ad oggi, però, vista la già enorme solidità dimostrata in una run Playoffs e a livello NBA Finals e la compatibilità con il sistema costruito in Arizona, non c’è dubbio (secondo il parere di chi scrive) sul fatto che Deandre Ayton fosse la miglior scelta possibile per Phoenix. Almeno, se si parla tra i tifosi. Lo stesso, però, non si può dire per Sarver e il front office dei Suns.

Max contract o non max contract, questo è il dilemma

Al 18 ottobre 2021, data ultima per le estensioni dei contratti, Deandre Ayton è rimasto senza un accordo (ne abbiamo parlato QUI), cosa che lo porterà a diventare un Restricted Free Agent in questa estate.

Per molti, Deandre Ayton era già in estate un giocatore da max contract (eleggibile per un contratto da 5 anni ad un massimo di quasi $173 milioni in caso di selezione in un All-NBA Team), ma Sarver era di altra idea, probabilmente paragonando l’attuale valore del centro bahamense a quello di altri max contract.

Dando infatti un’occhiata a quelle che sono state le Rookie Scale max extension dell’ultimo anno, emergono i nomi di Luka Doncic e Trae Young, oltre a Michael Porter Jr. e Shai Gilgeous-Alexander. Tutti profili oscillanti fra l’All-Star e il borderline All-Star, che fino ad ora hanno dimostrato un valore indivduale abbastanza proporzionale al rinnovo ricevuto. Nonostante la strategia conservativa di Sarver, con Mikal Bridges (stessa draft class di Ayton) si è comunque riusciti a trovare un accordo per l’estensione, non al max ma a $90 milioni in quattro anni. Guardando ad Ayton, probabilmente la stima ideale da cui partire, in caso di non-max, si aggirerebbe sulle cifre offerte a Jaren Jackson Jr. (circa $105 milioni in 4 anni), a cui aggiungere qualcosa in più, visto che il valore del giocatore di Memphis si è un po’ abbassato a causa dei vari infortuni.

In ogni caso, di fatto sono pochi i centri ad essere riusciti ad ottenere una estensione al massimo salariale dopo il Rookie contract: Joel Embiid l’ha ottenuta con clausole collegate al numero di partite giocate e, oltre a lui, Karl-Anthony Towns, Nikola Jokic, Anthony Davis e Bam Adebayo. Quelli che, di fatto, sono centri NBA con multiple All-Star selections, membri di All-Defensive Teams, MVP o, in ogni caso, candidati a questi riconoscimenti. Senza dubbio alcuno non si può dire che Ayton sia già al livello di questi.

Tra questi e gli altri centri top troviamo un buco in termine di salario: sia Clint Capela, sia Myles Turner, ad esempio, incassano al momento meno di $20 milioni l’anno e, se è vero che ai Playoffs Ayton fino ad ora ha avuto modo di fare una run di maggior livello, su quella che era la Regular Season della stagione 2020-21 nessuno avrebbe messo il giocatore dei Suns al di sopra di questi ultimi due citati.

Un bel problema, dunque. Se il giocatore dovesse continuare a richiedere il max contract, la situazione per Phoenix potrebbe infatti complicarsi, e Robert Sarver dovrà essere bravo a valutare il rapporto tra rischi e benefici: se i Suns dovessero ripetere una run simile a quella dello scorso anno, e Ayton si ripetesse agli stessi livelli, allora appare inevitabile non garantire la max extension. Questo considerando che si potrebbe (in tal caso) iniziare a parlare di una futura star o, comunque, potenziale candidato agli All-Defensive team, per cui potrebbe valere la pena entrare in zona luxury tax.

Inoltre, non ci sarà molto tempo per ragionare. Se ad ottobre le cose in termini di mercato sembravano dare un vantaggio alla dirigenza dei Suns, ora la situazione nell’estate del 2022 potrebbe porre diversi problemi.

L’insidia di Pacers, Trail Blazers e Spurs

Ad ottobre dello scorso anno poche squadre erano progettate per avere abbastanza salary cap space da sperare di poter firmare Ayton ma, alla fine della trade deadline, realtà come Indiana Pacers e Portland Trail Blazers in particolare si sono messe nella posizione per poter puntare anche dei Restricted Free Agent di alto livello.

Se gli Unrestricted Free Agent paiono tutti propensi a restare (da vedere la situazione Beal), è lecito chiedersi a cosa possano puntare con lo spazio salariale creato queste due squadre. In particolare, nel caso in cui decidesse di liberarsi del contratto non garantito di Josh Hart e non estendesse Jusuf Nurkic, Portland potrebbe avere fino a $35 milioni di cap space l’estate prossima. Dopo aver liberato dal payroll dei prossimi anni il 90×5 di Norman Powell e i $100 milioni per i prossimi tre anni di CJ McCollum, con questa mossa i Trail Blazers potrebbero diventare una minaccia per i Suns in più eventualità: potrebbero decidere di giocare al rialzo per far pagare di più Phoenix (vedere come esempio Otto Porter Jr. e l’offerta dei Nets), o anche tentare di ottenere il giocatore in caso si decidesse di non voler pareggiare l’offerta. E, con un Deandre Ayton che è di fatto in un contract year, l’opzione non sarebbe da escludere.

Diciamo di fatto perché, in linea teorica, per Phoenix ed Ayton potrebbe anche esserci un’altra opzione: firmare la Qualifying Offer e rendere il centro un Unrestricted Free Agent l’anno dopo ancora. Opzione che però pare improbabile e difficile da pensare. Basta vedere la situazione di Nerlens Noel che, proprio per quella decisione, è in una disputa con Rich Paul e Klutch Sports.

Per Phoenix, a questo punto, Deandre Ayton è la priorità numero uno: la crescita del centro, se non per salute, lo porterà ad avere i numeri da top Big dell’NBA. E, con un Chris Paul che non ringiovanisce, questa squadra avrà bisogno di tenere saldo il core di giovani che possiede, passando necessariamente dalla firma di DA. Anche perché i Suns non hanno margine d’errore nei prossimi 2 anni e mezzo, se non un anno e mezzo: Devin Booker sarà Free Agent a fine 2024 e, per cercare di dimostrare di poter essere ancora competitivi nel post-CP3, i Suns non possono permettersi di sbagliare.

Ayton deve essere rifirmato, anche a costo di pagare la luxury tax, che Phoenix evita dal 2009/10 e che, con ogni probabilità, sarà inevitabile alla fine del prossimo anno. Se i Suns non vogliono trasformare questi due anni in un semplice fuoco di paglia tra il vecchio decennio ed il futuro, Sarver dovrà far di tutto per trattenere Ayton. Anche a costo di toccare un portafoglio che è rimasto immacolato da ormai 12 lunghe stagioni.