FOTO: WI Sports Heroics

Dopo le prime due (quasi) settimane di regular season abbiamo già qualche prima risposta alla domanda sopracitata, non del tutto positiva e che sicuramente farà storcere il naso ai tifosi della squadra del Wisconsin. Perché, nonostante i Bucks abbiano iniziato la stagione con 3 vittorie in 5 partite (di cui una valevole per l’In-Season Tournament contro i Knicks), non tutti i segnali arrivati sono positivi come l’attuale record. Certo, alcuni problemi si rispecchiano in ciò che si diceva ai nastri di partenza, riguardo il roster incompleto e in alcuni tratti inadeguato, ma le note negative vanno anche oltre. Quindi, partiamo con una leggera analisi iniziale di ciò che ci ha mostrato il sistema disegnato da coach Adrian Griffin in questo inizio di stagione.

A tal proposito, vale la pena fare una importante premessa: per quanto possa essere naturale farlo, facciamo attenzione a non caricare tutte le colpe sulle spalle del neo allenatore. Certo, una guida tecnica più esperta e con più tempo per lavorare ci avrebbe sicuramente mostrato altro, ma sono due caratteristiche che attualmente non appartengono a Griffin, che al primo incarico da head coach in NBA si è trovato a gestire una delle armi più forti della lega e composta da due bei caratteri forti. Bisogna dargli tempo, la regular season dove sperimentare è ancora lunga e il tempo passato non può che far bene ai Bucks. Detto questo, cerchiamo di elencare tanti punti che partono dalle questioni “strutturali” del roster, a quelle prettamente di scelte di coaching.

Transizione

Che il roster dei Bucks potesse soffrire nella metà campo difensiva era cosa abbastanza lampante, dal momento che si sapeva che avrebbe potuto risentire tanto in zona Point-of-Attack per via della perdita di un vero specialista (aka Jrue Holiday) con la conseguente difficoltà ricaduta su Brook Lopez, tornato in difficoltà con la sua drop coverage. Che potessero andare così tanto in difficoltà rende invece il tutto molto più grave.


Perché sì, la difesa a metà campo dei Bucks non sta rendendo al massimo, ma per via degli aiuti forniti da Lopez e (specie) Giannis e un sistema che sembra voler cambiare spesso fin dall’inizio – se non coinvolto Lopez – riesce ancora a tenersi a galla, con le due lineup più usate che non superano i 108.3 di defensive rating. La transizione, però, fa buchi da tutte le parti, con gli avversari dei Bucks che hanno generato 18.9 (29esimi in NBA) punti a partita da questa situazione.

A ciò si aggiunge il fatto che i Bucks abbiano la medesima mancanza anche nella metà campo offensiva, con soli 6.3 punti a partita generati in transizione (27esimi in NBA) e 0.989 per possesso (23esimo percentile). Tutto ciò evidenzia una lentezza (riconducibile all’età e alla poca integrità fisica del roster) che li vede soffrire molto quando le squadre avversarie decidono di alzare molto il ritmo, come successo in occasione del debutto stagionale contro i 76ers, una delle squadre che più sfrutta il pace alto.

Evidenziato ciò, le soluzioni possono variare: o il vero problema è riconducibile a una gran mancanza di effort in tutte le situazioni dinamiche di questo inizio, e quindi risolvibile in un contesto che richiede maggio concentrazione come i Playoffs; oppure i Bucks dovrebbero seriamente provare a intervenire sul mercato per cercare chi possa aggiungere velocità e freschezza al loro gioco. Sicuramente non farà bene sapere che i Boston Celtics, loro conclamati e diretti rivali a Est, sono quinti per punti generati da transizione, con 26.8 per partita e 1.186 punti-per-possesso (93esimo percentile).

Rotazioni

Passiamo alle scelte di coach Griffin. Per quanto sia solo regular season, e per giunta iniziata da appena cinque partite, è indubbio che alcuni esperimenti abbiano fatto storcere il naso a molti. Per quanto se ne possa dire, un roster come quello Bucks vanta comunque abbastanza uomini per una rotazione da regular season (e non solo) tutto sommato profonda e completa, con i due “gestori”, Lillard e Antetokounmpo, accompagnati da tanti role player che possano allargare il campo e attaccare il closeout quando a guidarli è il secondo, fornire size e rollanti quando a guidarli è il primo. Proprio per questo, è inaccettabile al momento non staggerare, alternare i minuti delle due star, considerando che la lineup che vede Payne-Connaughton-Middleton-Crowder-Portis è all’ottavo posto fra quelle più utilizzate in questo inizio di stagione. Deve essere evidente a coach Griffin che almeno uno di entrambi debba essere sempre in campo a guidare i compagni, con alcuni dei role player destinati a Giannis (ad esempio Beasley) e altri più adatti al gioco di Dame (come Portis). Questo è un errore chiaro del neo allenatore, che deve essere forzatamente limitato a esperimento da regular season.

Lillard deve fare Lillard

Veniamo al punto focale: Damian Lillard non è ancora entrato nel sistema dei Bucks o, meglio, i compagni non si sono ancora abituati ad essere nel sistema Lillard. Meglio metterla così perché, per quello che abbiamo visto fare all’ex giocatore di Portland in questi anni, l’idea che la squadra dovesse essere nelle sue mani era quasi diventato un obbligo, con Giannis Antetokounmpo finalmente accostato a un creatore dal Pick&Roll elitario e capace di scrollarsi tutto quel carico di possessi offensivi che aveva avuto negli ultimi due anni. Ora, non sappiamo di preciso a chi dover attribuire la “colpa” delle scelte fatte dai Bucks in queste prime partite, se al solo coaching staff o anche magari a Giannis, non d’accordo con l’idea giocare un ruolo più marginale, ma sappiamo per certo che queste scelte offensive non stiano funzionando. L’idea di poter relegare così tanto uno dei migliori portatori degli ultimi anni a portatore su Pick&Roll vuoti o addirittura tiratore in spot-up deve essere totalmente rimossa, anche perché, oltre allo spreco di non usare un’arma offensiva come Lillard, si rischia di metterlo fuori ritmo per i momenti ancora più difficili e decisivi delle partite. In fin dei conti parliamo di un giocatore che ha bisogno di un numero alto di palloni giocabili per mantenersi “sul pezzo” – proprio questo è uno dei motivi per cui abbiamo visto un Lillard molto più in fiducia nel debutto contro Philadelphia (più carico di possessi, sempre supportato dai diversi rollanti, zero palle perse) e uno molto più passivo nelle ultime gare, con un ruolo sempre più da “comprimario” nel sistema. Parlando di numeri:

Le conseguenze sono evidenti: -5.7 di Net Rating per il quintetto più utilizzato, con Milwaukee che ha giocato pochissimi pick&roll con Lillard da portatore e Giannis da rollante in questo inizio, un’arma che renderebbe automaticamente devastante l’attacco Bucks.

E il non aver ancor trovato un vero creatore primario nel proprio sistema porta a una seconda netta conseguenza nell’attacco Bucks: inutile movimento di palla. Questo perché, per cercare gli switch avversari (e i conseguenti mismatch) senza qualcuno che gestisca tanto il pallone, i Bucks ricorrono all’opzione del ball movement, pressoché inutile se il solo risultato è quello di non cercare cambi, forzare aiuti in emergenza avversari, non creare vantaggio.

Ciò porta a una esclusione quasi totale anche dell’attacco del ferro, con dei Bucks sempre più “perimetrali” e poco incisivi negli ultimi metri del pitturato, spesso abituati a dei viaggi in lunetta o a tocchi in area che si sono visti solo da parte di Giannis, con gli stessi risultati degli anni precedenti e con annessa dimostrazione della non sostenibilità in contesto Playoffs. Ovviamente a risentire di questa mancanza del gioco non può che esserne Lillard, con i dati 2022/23 che dicono 30.3% di frequenza di possessi al ferro, 1.24 punti per tiro al ferro con il 55esimo percentile (buon dato), mentre vediamo un calo al 28.6% di rim frequency (da aggiungere al drastico calo in FGA) con 1.10 punti per tiro al ferro (questa volta sotto la media).

In sostanza, cinque partite di regular non sono nulla per decretare sfortune e disfatte di una squadra che punterà al titolo e che ha bisogno di tempo per imparare a conoscersi, ma le prime considerazioni di queste uscite dei Bucks non fanno sperare e non fanno sorridere in nessuno degli aspetti che una squadra dovrebbe garantirti fin dall’inizio, sperando che tutto questo primo passaggio di stagione rimanga nella bacheca “esperimenti” di coach Griffin.