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Il mercato NBA è crudele, e lo è ancor di più nell’era dei social media e delle comunicazioni rapide. Sono moltissime le storie di giocatori coinvolti in scambi di cui fossero ignari: tra tutti il più noto è il caso di Harrison Barnes, trovatosi a leggere il suo nome nella trade che di lì a poco lo avrebbe spedito a Sacramento ancora seduto sulla panchina dei Dallas Mavericks, a partita in corso; ma ci sono anche altri esempi, come quello riguardante DeMarcus Cousins e il suo sorriso sornione in faccia ai giornalisti dei Kings, e non solo, dopo che qualcuno è arrivato a sussurrargli all’orecchio – se ne deduce – che fosse prossimo un suo trasferimento a New Orleans; e via dicendo, da Hassan Whiteside che esplode di gioia per il ritorno di Wade a mille altri.

Sebbene tutto questo possa sembrare surreale, ci credereste se vi dicessimo che c’è anche di peggio? Immaginate di trovarvi a spulciare un qualunque social seduti sul water al mattino, dopo un pranzo in famiglia o addirittura dopo un taglio di capelli, e di leggere il vostro nome inserito in una trade. Così, dal nulla. Esistono testimonianze di questo tipo? Ebbene, sì, e vi lasciamo qua un paio di aneddoti.

Robert Covington si è svegliato in una piatta giornata di agosto 2018 pronto alla solita routine quotidiana: un po’ di igiene dentale, il tempo di vestirsi in direzione dell’allenamento con i 76ers prima di un’altra partita e giusto qualche minuto sullo smartphone per vedere cosa succede nel mondo. Ma, aspetta un attimo…


“Mi sono svegliato pronto alla sessione di tiro. Ho lavato i denti senza nemmeno guardare il telefono. Almeno fino a che non ho finito di prepararmi… Ho scoperto di avere un milione di notifiche che riguardassero una mia trade. L’ho scoperto grazie alle notifiche.”

E non era uno scambio da nulla, dato che in cambio di Covington e Dario Saric arrivò nella città dell’amore fraterno Jimmy Butler, direttamente dai Minnesota Timberwolves, nuova casa del protagonista del racconto. Ma c’è di peggio.

Altra blockbuster trade, altra scoperta social per Jeremy Lamb, appena uscito in tutta tranquillità dal parrucchiere nel 2012 con un nuovo look e pronto a un nuovo inizio in NBA, scelto da poco al Draft dai Houston Rockets e pronto al debutto con i texani. L’allora ragazzino, in uscita da UConn, tutto si sarebbe aspettato quel giorno, fuorché uno scambio in direzione Oklahoma City:

“Ero appena uscito dal parrucchiere e ho aperto Instagram. A casa, dopo aver postato il mio nuovo taglio per dare credito al lavoro del parrucchiere, la gente ha iniziato a commentare ‘Hey sei appena stato scambiato’.”

Non male quando gli utenti di Instagram sono più efficienti del tuo agente. O quelli di Facebook. La situazione di Ben McLemore, nel più vicino 2017, è ancora più particolare. Il giocatore è reduce dalla sua prima stagione con i Memphis Grizzlies dopo un inizio di carriera a Sacramento per 4 stagioni, ma soprattutto si trova in Luna di Miele a Ibiza. McLemore ha l’innocua idea di avviare una diretta:

“Qualcuno in live ha scritto ‘Hey, Ben, torni a Sacramento?’. E poi mia moglie mi ha detto qualcosa, credo che anche lei fosse sui social, se ne sarà accorta insieme a me. Perciò ho chiuso tutto.”

La cosa più divertente della vicenda? Anche Garrett Temple, contropartita in arrivo dai Kings per McLemore, ha scoperto della trade sui social:

“L’ho scoperto sui social, ma mi sta bene. Il mio amico mi ha scritto: ‘Stai andando a Memphis?’, inviandomi il report di Wojnarowski.”

Instagram, Facebook, e così non può mancare Twitter, questa volta con Jared Dudley protagonista. “Me lo sono trovato in timeline su Twitter nello spogliatoio”, ha dichiarato l’allora giocatore dei Clippers, tornando a un’intervista del 2014, dopo aver scoperto di essere diretto verso Milwaukee:

“Avevo appena concluso l’allenamento, una partitella estiva. Ho deciso di aprire Twitter, si parlava di un mio scambio, e 10 minuti dopo il mio agente mi ha chiamato.”

A volte capita guardando per conto proprio, a volte si è in gruppo. Si tratta proprio del caso di Eric Gordon, Chris Kaman e Al-Farouq Aminu, coinvolti in una mega trade per portare Chris Paul ai Clippers e i quali lo hanno scoperto insieme sullo stesso autobus nel 2011. A Gordon è arrivato un messaggio del fratello, mentre Aminu racconta la vicenda dal suo punto di vista:

“Sull’autobus, Chris si avvicina guardandomi e dice ‘Sono stato scambiato! Farouq, tu vieni con me’.”

La notifica mentre si è in viaggio sembra ormai un classico, e chiudiamo proprio con un caso del genere. Mentre gli agenti o gli executive in tutti i casi precedenti sono stati battuti sul tempo, questa volta non si può dire lo stesso per la vicenda riguardante Kyle Korver, risalente al 2007. L’allora GM Ed Stefanski avrebbe contattato il giocatore, nel bel mezzo di un road trip sulla costa ovest, imbattendosi però in un piccolo, ma rilevante, imprevisto:

“Ho perso la chiamata perché stavo dormendo, ho visto la notifica e mi sono chiesto perché mi stesse chiamando. Onestamente, le squadre fanno del loro meglio per parlare al più presto con i giocatori ma, con così tante fonti sui social, per loro è difficile.”