I Los Angeles Lakers hanno le carte in regola per andare ai Playoffs ma i continui rumors su problematiche nello spogliatoio rischiano di condizionare la stagione fin dall’inizio.

I Big Three dei Los Angeles Lakers
FOTO: NBA.COM

L’Offseason dei gialloviola

  • PARTENZE: Talen Horton-Tucker, Stanley Johnson, Carmelo Anthony, Trevor Ariza
  • ARRIVI: Patrick Beverley, Lonnie Walker IV, Thomas Bryant, Juan Toscano-Anderson, Dennis Schröder, Troy Brown Jr, Damian Jones
  • DRAFT: Max Christie, Scottie Pippen Jr (Undrafted), Cole Swider (Undrafted)

Il nome che salta all’occhio più di tutti è quello di Patrick Beverley, giocatore già conosciuto a Los Angeles sulla sponda opposta e che tanto ha fatto dannare i Lakers in passato. La sua firma garantisce un difensore perimetrale di alto livello e un leader vocale capace di mandare fuori ritmo gli avversari anche grazie al suo trash talking (come ben sa Russell Westbrook). Ritorno invece per Dennis Schröder dopo la parentesi infelice a Boston e un EuroBasket molto convincente: per lui un contratto annuale da $2.64 milioni, estremamente vantaggioso per le casse dei gialloviola, che ottengono un giocatore di ottimo livello a cifre contenute.

Molto utili gli innesti di Bryant e Jones nel reparto lunghi, così come Walker, Anderson e Brown a dare più profondità alla panchina. Le caratteristiche degli ultimi tre permettono di spaziare dal reparto guardie a quello delle ali (principalmente piccole), dando anche quindi una certa elasticità alle scelte di formazione di Darvin Ham.

Buono spazio in pre-season anche per i tre nuovi arrivati, la trentacinquesima scelta al Draft 2022 Max Christie e i due undrafted, Cole Swider e il figlio d’arte Scottie Pippen Jr. Christie in particolare si è trovato in campo per lunghi sprazzi di gara e non è detto che non possa ritagliarsi un buon minutaggio anche in stagione regolare.


Depth Chart

STARTER2ND3D4TH5TH
Russell WestbrookPatrick Beverley Russell WestbrookPatrick BeverleyScottie Pippen Jr
Kendrick NunnDennis SchröderAustin ReavesKendrick NunnLonnie Walker IV
LeBron JamesReaves/WalkerLonnie Walker IVLonnie Walker IVMax Christie
Anthony DavisJ. Toscano-AndersonWenyen GabrielLeBron JamesJ. Toscano-Anderson
Damian Jones Thomas BryantAnthony DavisThomas BryantDamian Jones
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Ora, trovare una quadra nella Depth Chart dei Lakers è stato molto complicato. Le indicazioni fornite da Ham nelle partite prestagionali non hanno lasciato molto spazio a certezze, i quintetti sono stati cambiati più volte e Westbrook è stato provato in uscita dalla panchina, una soluzione che nessuno nell’ambiente giallo-viola tende ad escludere anche durante la Regular Season, sebbene sarà da valutare l’entità dell’infortunio di Dennis Schröder.

Come già detto la panchina è lunga, anche se le scelte di qualità assoluta sono limitate quasi esclusivamente al quintetto base. A seconda delle gerarchie potranno dare un buon supporto i neo acquisti Beverley e Schröder al fianco di Reaves, che ha già mostrato ampi margini di miglioramento, e Lonnie Walker. Molti dei giocatori (non ultimi proprio Westbrook e Schröder) sono comunque chiamati ad una bounce-back season, una stagione di redenzione per così dire, e vedremo come questo influenzerà le gerarchie dell’allenatore.

Discorso LeBron James: per chiunque (o quasi) è meglio averlo in squadra che contro ma Padre Tempo non risparmia nessuno e le ultime stagioni lo hanno dimostrato. Il Re entra nel suo ventesimo anno nella lega con ancora molti record da infrangere, quello di miglior marcatore su tutti, ma si cominciano a vedere segni di cedimento a livello fisico e la tenuta ai Playoffs del miglior giocatore deve essere impeccabile per sperare di arrivare fino in fondo. Non si esclude quindi la possibilità di vederlo riposare in più di un’occasione.

Key Factors

  • La tenuta fisica

Di per sé è un discorso valido per qualunque squadra, ma i Lakers sono un discreto agglomerato di giocatori injury-prone, primo su tutti Anthony Davis. L’integrità dell’otto volte All-Star è uno dei fattori fondamentali per la riuscita della stagione e per aumentare le possibilità di successo in post-season, anche tenendo conto del fatto che nelle ultime due stagioni non è mai arrivato a giocare più del 50% delle partite disponibili (36 su 72 nel 2021, 40 su 82 nel 2022).

Già fermo invece, come già detto, Dennis Schröder. Il tedesco ha rimediato un infortunio al dito nella partita contro i Timberwolves di cui non si è ancora appurata l’entità, ma la preoccupazione in casa Lakers sembra essere tanta: perdere un giocatore chiave per le rotazioni ad un passo dall’inizio della stagione sarebbe un colpo duro da assorbire e a cui rimediare. Anche Westbrook si è fermato in pre-season: per lui un problema all’adduttore durante la partita con i Kings che lo ha costretto a saltare il resto della gara. Più ottimismo nel suo caso ma sicuramente rimane un campanello d’allarme.

Positivo invece, al momento, il rientro di Kendrick Nunn: la prima stagione a Los Angeles si è spenta sul nascere per un infortunio al ginocchio che lo ha tenuto fermo per tutto il campionato e bisognerà fare attenzione a non forzarlo più del necessario, soprattutto nelle fasi iniziali. I numeri in pre-season però sono comunque ottimi e certificano al momento un pieno recupero.

  • La gestione dello spogliatoio

Darvin Ham si trova per le mani un roster non facile da gestire, soprattutto considerato il rapporto tra Russell Westbrook e Patrick Beverley, anche se ultimamente il numero 0 sembra essersi estraniato completamente dal contesto squadra, non solo dal nuovo arrivato. Molte immagini delle ultime partite lo hanno visto distaccato e poco incline alla conversazione coi compagni sia in campo che fuori e l’intervista durante il media day ha lasciato pochi dubbi sulle sue sensazioni riguardo il proprio status all’interno della franchigia.

L’arrivo di Beverley, giocatore con cui ha avuto numerosi screzi nel corso della carriera, non ha certamente aiutato, nonostante il neo acquisto si sia dimostrato subito pronto a mettere da parte il passato, così come le continue voci di scambi con diverse squadre alla porta (Indiana la più paventata per arrivare a Myles Turner e Buddy Hield). Il clima quindi non è dei migliori, ed essendo coinvolta una superstar non potrà nascerne nulla di buono: starà quindi a Ham unire tutte le parti coinvolte verso un obiettivo comune per far funzionare la squadra nel miglior modo possibile.

  • Il tiro da tre

I Lakers sono stati la ventiduesima squadra per percentuale dall’arco nel 2021-22 col 34.7%, diciassettesimi per tiri da tre tentati e diciottesimi per tiri da tre realizzati. Numeri che per una contender non sono assolutamente sufficienti. Quest’anno i giallo-viola potranno contare su Nunn, capace di creare triple dal palleggio, su Beverley, discreto tiratore dall’arco in carriera, e sul migliorato Austin Reaves. Anche Westbrook si è candidato al ruolo di tiratore, nonostante i numeri non siano dalla sua ma, se finalmente i losangelini trovassero la loro dimensione anche fuori dall’arco, le loro possibilità di avere una stagione di successo aumenterebbero notevolmente.

Aspettative stagionali

Viste le ultime due stagioni, il rimaneggiamento del roster e le problematiche già menzionate, l’obiettivo più realistico per i Los Angeles Lakers è arrivare ai Playoffs. Troppo poco per una squadra di questo calibro e con questi interpreti, è vero, ma la realtà dei fatti è che questo team non è al momento superiore a nessuna delle altre potenziali contender nella Western Conference.

Raggiungere comunque la post-season sarebbe un ottimo traguardo, viste le premesse, e potrebbe accendere nei giocatori una scintilla sufficiente ad alimentare la fiamma per avanzare almeno alle semfinali. Difficile, se non impossibile, pensare a qualcosa di più di un secondo turno comunque.

Parlare in questi termini di un roster con LeBron James, Anthony Davis e Russell Westbrook è infelice ma le continue scelte sbagliate del front office hanno portato purtroppo a questo: un team senza capo né coda, con poche, mal realizzate idee e una chimica pressoché inesistente. A Darvin Ham l’arduo compito di dare un’identità ad una squadra che, al momento, sembra ben lontana dalle sue migliori possibilità.