Non solo Curry contro Jokic: come arrivano le squadre, le strategie offensive e difensive. Tutto su Warriors-Nuggets.

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La classifica della Regular Season ci ha regalato un accoppiamento già visto nei Playoffs del 2013 a seed invertiti. All’epoca Stephen Curry era all’alba della sua carriera da stella NBA, e Nikola Jokic non era nemmeno ancora entrato nella lega. Nove anni dopo, al re-match tra Golden State Warriors e Denver Nuggets, uno è un due volte MVP e l’altro lo sta per diventare.

Gli Warriors hanno vissuto una stagione a due facce, con la data del 9 gennaio come spartiacque. Prima di quel giorno, i Dubs avevano il secondo miglior Net Rating, la miglior difesa e il miglior record (30-9) a pari merito con i Phoenix Suns. Da quel momento in poi però, complici gli infortuni di Draymond Green prima e di Steph Curry poi, hanno perso 20 delle 44 partite giocate, con il 12esimo Net Rating e il 19esimo attacco. Con il ritorno del 30 in vista, la speranza di coach Steve Kerr è quella di ritrovare la squadra della prima parte di stagione.

La stagione dei Nuggets ha invece gravitato interamente intorno a Nikola Jokic e la sua stagione da favorito all’MVP. A parte i suoi numeri, favolosi sia sotto il punto di vista dello scoring che quello della creazione per i compagni, è necessario far notare che il Net Rating dei Nuggets con lui in campo è +9.0 (93esimo percentile), con 118.5 di Offensive Rating (90esimo percentile), dati che li piazzerebbero tra le migliori squadre della lega. Senza di lui, il Net Rating precipita a -10.6, e l’Offensive Rating a 107.2 (19esimo percentile). Intorno al serbo, non ci sono giocatori abbastanza offensivamente dotati per fare la differenza. Almeno fino al ritorno di Jamal Murray, altamente improbabile ma non impossibile.

I Nuggets hanno vinto tre dei quattro incontri stagionali tra le due franchigie, ma Green non ha giocato in nessuno di questi. Per fare una preview non dobbiamo dunque affidarci ai risultati, ma al contrario provare a sezionare il gioco, ponendoci delle domande sugli aspetti che più saranno in grado di fare la differenza nella scacchiera tattica della serie.

1 – I Nuggets hanno risposte per il Pick&roll degli Warriors?

Gli Warriors sono ultimi della lega per frequenza di uso del Pick&roll, ma è probabile che i ball-screen vengano aumentati per esporre le difficoltà difensive dei Nuggets e massimizzare la produzione offensiva.

Nikola Jokic è migliorato parecchio difensivamente nel corso delle ultime due stagioni, ma non è certo il tipo di lungo che può cambiare sui piccoli. Da ormai due anni è chiaro che contro i Pick&roll avversari Jokic preferisce uscire alto sul portatore di palla, in una posizione più aggressiva rispetto a quella della drop coverage e un po’ più conservativa rispetto a un blitz.

Questo tipo di scelta, specie se i difensori dei Nuggets saranno bravi a passare sui blocchi, toglierà il tiro dal palleggio a Curry e agli altri portatori in maglia Warriors. Allo stesso tempo però, concederà agli avversari la possibilità di creare dei 4 contro 3 gestiti dal bloccante sullo short-roll.

Nel corso degli anni, Draymond Green è diventato un esperto in questo tipo di situazioni, specie se ha mani da armare sul perimetro o un tagliante verso il canestro.

In alternativa, il Pick&roll può anche essere usato come esca per attirare l’attenzione di due difensori per poi cambiare lato e capitalizzare il vantaggio con un movimento senza palla. I due incaricati a questo dovrebbero essere con ogni probabilità Klay Thompson e Jordan Poole.

Al netto dei vari aggiustamenti che coach Mike Malone potrà fare durante la serie, questo aspetto sembra essere un problema risolvibile solo parzialmente per i Nuggets. Se i principali attaccanti degli Warriors saranno in ritmo, Denver non ha molti mezzi per limitarli.

2 – Dilemma Jokic: raddoppio o non raddoppio?

Spostandoci nell’altra metà campo, l’oggetto di discussione non è più la difesa del Pick&roll. La pericolosità dei portatori di palla dei Nuggets è mediamente bassa per impensierire una difesa ai Playoffs:

  • Will Barton: 0.88 punti per possesso dal Pick&roll, 47.2% eFG in pull-up
  • Monte Morris: 0.80 punti per possesso dal Pick&roll, 48.5% eFG in pull-up
  • Bones Hyland: 0.82 punti per possesso dal Pick&roll,49.3% eFG in pull-up

Dovendosi inoltre preoccupare di Jokic da bloccante e rollante, è probabile che gli Warriors optino per una classica drop coverage.

La situazione si fa più critica quando è proprio Nikola Jokic ad avere palla in mano, specie in situazioni di post-up. Numeri alla mano, l’MVP in carica è il giocatore più prolifico della lega in post, con un certo distacco sul secondo: 1.17 punti per possesso, va a segno il 57% delle volte.
E se le difese optano per il raddoppio, spesso subiscono un emorragia di tagli a canestro e triple aperte sul perimetro per compagni trovati alla perfezione dal centro serbo. La domanda da farsi per una difesa è dunque: da chi farsi battere?

Gli indizi lasciano pensare che se lasciato in single coverage, Jokic non avrà problemi a segnare. Nei 29 minuti totali in cui è stato marcato da Kevon Looney in stagione, ha tirato con il 62% dal campo. Non abbiamo visto un anticipo di quello che sarà il matchup con Draymond Green, ma la differenza di taglia va ancora a vantaggio del numero 15.

E’ probabile che Kerr possa pensare di gestire in modo elastico la scelta, alternando le strategie nel corso della stessa partita, possesso dopo possesso, a seconda della situazione.

La sensazione è che costringendo Jokic a giocare costantemente un uno-contro-uno, considerato il carico sfiancante a cui è stato sottoposto durante la stagione, egli potrebbe progressivamente perdere energie, portando frutti alla difesa nel corso della serie. Al contrario, dandogli la possibilità di far entrare in ritmo i suoi compagni il rischio sarebbe probabilmente maggiore.

3 – Quali saranno i quintetti che chiuderanno le partite?

Durante una serie Playoffs, in cui spesso le partite si decidono negli ultimi minuti, i quintetti finali sono sempre un fattore determinante.

  • Warriors

Curry – Poole – Thompson – Wiggins/Porter Jr – Green

Negli anni Golden State ci ha abituati alle famose death lineup con Green da 5 per chiudere le partite. In questo caso il quintetto è estremamente small, perché la limitata pericolosità offensiva delle guardie avversarie permetterebbe a Kerr di schierare contemporaneamente Steph Curry, Klay Thompson e Jordan Poole.

Nei 274 possessi in cui i tre hanno condiviso il parquet in questa stagione, gli Warriors hanno registrato uno straordinario +33 di Net Rating (100esimo percentile), segnando 125 punti su 100 possessi (99esimo percentile). Il campione è limitato, ma questi dati rappresentano un’iniezione di fiducia per i Dubs.

  • Nuggets

Morris – Barton – Rivers – Gordon – Jokic

E’ probabile che i Nuggets rispondano anch’essi con una formazione a tre guardie, permettendo così la presenza di Austin Rivers in marcatura su Curry e una maggiore pericolosità offensiva.

Nei 249 possessi in cui Malone ha usato questa lineup, i Nuggets segnato 122 punti su 100 possessi (98esimo percentile) subendone 102 (98esimo percentile), con un Net Rating pari a +20 (100esimo percentile).

Insomma, sarebbe la sfida tra due quintetti che si sono mostrati estremamente efficaci durante la stagione regolare.

Bonus – chi vincerà?

Con Curry dato per probable per Gara 1, e in assenza di notizie riguardanti Jamal Murray e Michael Porter Jr, gli Warriors sembrano essere i più attrezzati a vincere quattro partite e accedere al secondo turno.

Starà a Jokic e compagni provare ad allungare la serie e invertire il pronostico.