FOTO: The Liberty Line

A quasi due anni di distanza, i ragazzi di Erik Spoelstra tornano al Wells Fargo Center per l’inizio della post-season. Certo, lo scenario è completamente diverso a quello della serie di secondo turno vinta da Miami: c’è in ballo la possibilità di entrare nel bracket dei Playoffs (e non di andarsi a giocare le Conference Finals), i padroni di casa hanno un nuovo coach, un nuovo core, un nuovo sistema e soprattutto una nuova co-star, Tyrese Maxey – che esplose proprio in quella serie contro gli Heat del 2022 con i suoi 20.1 PPG ad alta efficienza, e che alla prima stagione sotto la guida di Nick Nurse è arrivato anche a prendersi un posto nell’All-Star Game. Di certo c’è però che probabilmente nessuna delle due squadre si aspettava di essere a questo punto in questo momento della stagione: se per Miami si parla principalmente dei tantissimi infortuni avuti (Herro, Robinson, Jaquez, Rozier, Love e J-Rich, che ne avrà fino alla fine della stagione) e un approccio alla regular season troppo blando che ha portato a tantissime sconfitte evitabili e sorprendenti per via dello scarso impegno e scelte di coaching troppo azzardate atte allo sperimentare, per Philadelphia ad aver pesato è stato un singolo infortunio, ovvero quello di Joel Embiid, costretto a solo 39 partite per colpa di un infortunio al ginocchio sinistro rimediato il 30 Gennaio contro i Golden State Warriors. Fino a quel momento l’MVP in carica si era indiscutibilmente confermato anche quest’anno, come testimonia l’impressionante record di 31-8 avuto da Philadelphia nelle partite con lui presente in questa stagione (ciò significa che, nelle restanti 43, la squadra ne ha vinte solo 17). Detto ciò, entrambe le squadre arriveranno con delle assenze alla sfida di stanotte: da una parte Rozier, fermo proprio per un infortunio rimediato contro i 76ers; dall’altra non rientrerà Melton, che aveva fatto un tentativo proprio nelle ultime di Regular Season, oltre il solito Covington. E quindi, analizzando anche le quattro sfide stagionali – con particolare attenzione all’ultima del 04 aprile, coincidente con il ritorno di Embiid – possiamo provare a individuare i 3(+1) punti da tenere d’occhio per la partita.

“Io sono velocità”

A chiunque sia capitato di vedere anche solo qualche minuto di questa Philadelphia targata Nick Nurse a inizio di stagione, avrà sicuramente notato il ritmo forsennato che l’ex allenatore dei Raptors aveva portato in casa Philly. Per quanto, visti i protagonisti, potesse essere una scelta guidata, è stato un impatto importante passare da una squadra che aveva nel pick&roll Harden-Embiid e post up alti dello stesso Joel i suoi principi fondamentali a una che vive di transizione e di tiri veloci, come poi è stato confermato dai dati. Fino a fine gennaio (infortunio Embiid, ndr.) i 76ers avevano mantenuto un pace medio di 100.43 che, se proiettato fino a fine stagione, sarebbe valso l’ottavo nella lega, quando in realtà per i 76ers abbiamo un 18esimo posto per via del dato che nel post All-Star Game è crollato a 95.68 (28esimi in questa sequenza di partite). Non solo, anche l’efficienza di questa scelta del ritmo alto veniva rispecchiato dai dati sia della transizione offensiva che riuscita difensiva: per quanto riguarda quest’ultima, i 76ers sono una delle squadre che generano più turnover avversari con 14.8 TOV% e in particolare con uno STL% elevato, che va a dimostrare quanto abbiano sviluppato la loro difesa sull’essere molto aggressivi sulle linee di passaggio e concedere poca drop, molto spesso arrivando fin dall’inizio a blitzare o andare quasi at-the-level sui creator avversari.

Le lodi continuano quando si va a parlare della transizione offensiva. Con Embiid in campo, i 76ers sono quarti per PPP da transizione con 1.19, e questo si va a collegare al secondo fattore principale (oltre appunto la capacità di forzare molti turnover) per cui il pace alto è la fortuna dei 76ers: il rendimento di Maxey. Era indubbio che, vedendo anche le due serie con Nets e Celtics della scorsa stagione, il giovane talento da Kentucky si esaltasse a ritmi così alti, ma in questa regular season ne abbiamo avuto la dimostrazione, con i dati che ci dicono che in transizione ha un +3.2 di On/off e addirittura un differenziale di +28.4 su 100 transizioni con lui in campo (miglior dato della lega). La presenza di Embiid va solo a potenziare tutto ciò, con i 25.6 PPG tenuti da Tyrese nelle partite in cui è andato a condividere il campo con Joel, fra cui le tre prestazioni da 50+ punti arrivate questa stagione contro Indiana, San Antonio e Utah:


Dall’altro lato però, ecco che il discorso va al rovescio: storicamente abbiamo parlato e fatto notare fin troppe volte quanto nell’offensiva di Miami sia centrale la manipolazione della difesa, trovare il mismatch, attaccare la difesa mossa. Questo si traduce con Miami che si trova nelle ultime posizioni in tutti i dati che avevamo proposto prima: 29esima per pace e 24esimi per PPP da transizione. Anche questo è rispecchiato dal roster e dai punti di forza dell’attacco Heat, di come in molti possessi sia centrale il ruolo di Bam per portare fuori dal pitturato il rim protector primario, o di quanto la possibilità di avere diversi creator in campo dia più scelta per i vari side pick&roll di cui la squadra di Spoelstra è solita abusare.

Questo per dire che la discrepanza del ritmo sarà un fattore importante per capire chi riuscirà a imporre il proprio gioco, che rappresenta anche un grosso punto debole per l’avversario: dover rinunciare in grossa parte alla transizione e difendere un sistema così motion potrebbe essere fatale per Phila, così come per Miami se non riuscisse a imporre il proprio ritmo venendo forzata così a tanti turnover e a dover difendere a pace molto più alti a quelli a cui è abituata.

Creare, creare, creare

Perché se Miami quest’anno è riuscita a plasmare già dalla regular uno dei sistemi difensivi più efficienti della lega, quinti per Defensive Rating e ottavi per Pts/Play per Halfcourt situation concessi, sfruttando come al solito i classici switch e le enormi capacità di Bam Adebayo, lo stesso non si può dire dell’attacco. Abbiamo già detto su come facciano fatica in situazioni di transizione e a ritmi alti, ma la situazione non cambia quando si parla di attacco a metà campo, dove gli Heat sono solo 13esimi con 99.6 punti su 100 possessi. Il dato è certamente influenzato tantissimo dalle varie assenze avute nel corso della stagione poiché, se da una parte la sterilità di Butler ha rallentato la produzione nel corso della stagione, a mancare è stato moltissimo l’apporto di una creazione secondaria e di una vera alternativa, che per lunghi tratti era stata rappresentata da Herro, incapace di ripetere questo suo rendimento al ritorno dall’infortunio. Stesso problema gli Heat lo hanno avuto con uno dei grandi assenti di questa notte, ovvero con Rozier, che sì ha rappresentato un grande upgrade fra i giocatori capaci di alzare il livello di self creation a roster, ma che poi non ha dato i frutti sperati per quanto riguarda la manipolazione della difesa, non collezionando ottimi numeri in questo primo scorcio in maglia Heat. Mettendo ciò in evidenza, sembra quasi ironico pensare a come ci fosse il problema opposto l’anno scorso, e il come la presenza di Vincent e di Lowry (che sarà della partita, ma non con la stessa canotta dei giocatori citati su) siano state fondamentali per la riuscita del sistema Heat:

Un esempio pratico di questa difficoltà nella secondary creation si può pescare dall’ultima partita fra Phila e Miami. A inizio terzo quarto Miami con una improbabile ma funzionante zona difensiva riesce a fermare l’attacco Phila, rimontando fino a un vantaggio di 8 punti con la lineup Rozier-Robinson-Jovic-Butler-Adebayo. Quando la semplice scelta di inserire Reed e in concomitanza far sedere Rozier arriva negli ultimi minuti di terzo quarto, la situazione si rovescia, gli Heat non riescono ad attaccare dal pick&roll, l’attacco si ferma e una serata iniziata male anche dall’arco si trasforma in tragedia, chiudendo 6/23 in quel secondo tempo anche da lunga distanza. Servirà lato Miami quindi molta organizzazione nelle lineup e cercare il più possibile di avere una seconda opzione in fase di creation in campo, per diminuire le responsabilità di Adebayo e non dipendere interamente da Butler. Per l’appunto, l’assenza di Rozier non sembra aiutare i ragazzi di Spoelstra.

Chi non muore si rivede

Teniamo per ultimo il capitolo più importante e che probabilmente influenzerà una grossa fetta di questa partita: come sta Embiid? Con che condizione arriva alla partita? Come lo difenderà Miami? Embiid sta bene, o almeno sembra stare bene. Il recupero lungo e conservativo senza sforzare ha sicuramente aiutato il camerunense che, anche dal momento del ritorno in campo, ha ripreso lentamente la condizione e ristabilito un ruolo centrale nel sistema di Phila. Quasi emblematico è che la partita del suo ritorno sia stata proprio contro Miami, con cui adesso si andrà a giocare una gran fetta di stagione (la possibilità delle prime Conference Finals in caso di vittoria è comunque ghiotta), e che abbia proprio dimostrato quella notte come sia ancora in grado di incidere ad altissimi livelli. Anche perché, vedendo i minutaggi e l’intensità, i 30 minuti in cui Joel scherza una delle migliori difese della lega da fermo con 29 punti sono più che un segnale.

Detto ciò, gli Heat avranno faticato ma non sono sicuramente nuovi a questo tipo di accoppiamento e molto più esperti di quanto si possa pensare. Infatti, già in quella famosa serie del 2022, vedemmo come i raddoppi per negare la ricezione profonda e il post di Embiid siano stati la chiave per limitarlo – addirittura con l’utilizzo di uno dei “piccoli” accompagnato da PJ Tucker non sono mancati i possessi in cui il lungo di Phila veniva forzato allo scarico, essendo triplicato. Questo in principio perché (se non fosse ovvio il trattamento pesante riservato a uno dei migliori scorer al mondo) il matchup con Bam è sempre stato uno dei preferiti per Embiid, che anche nell’ultima partita ha portato a 16 punti singoli e addirittura 31 punti di squadra nei 5 minuti in cui il camerunense ha trovato l’iso. Le soluzioni per Miami saranno chiare: limitare i post up e le ricezioni profonde, agire se necessario in preswitch ma soprattutto supportare Adebayo con i raddoppi dei compagni. Da non sottovalutare per Miami la zona che tanto mise in difficoltà Boston nelle scorse Conference Finals e che ha avuto lo stesso effetto nel secondo tempo del matchup di regular season.

Dall’altro lato, per Philadelphia, questa gravity dovrà essere sfruttata in diversi modi: usare la lontananza di Bam dal ferro per attaccare l’assenza di reale rim protection secondaria da parte di Miami e soprattutto muovere la palla per cercare di tirare tanto dal perimetro, soprattutto dalle mani calde di specialisti dinamici come Hield e Oubre Jr. (18 punti nella scorsa partita contro Miami) o più che affidabili come Maxey

Bonus: il lungo riposo di Jimmy Butler

La salute di Embiid è il tema più critico della partita, ma si potrebbe dare simil importanza o quasi all’arrivo di Jimmy Butler. Arrivo, sì, perché quello che le prestazioni e l’effort impiegato dall’ex Phila finora ci dicono è che la sua stagione non sia ancora iniziata realmente, con pochi alti veri (le partite con Indiana, che fanno ben sperare per potenziali futuri accoppiamenti) e moltissimi bassi che si rispecchiano bene nelle voci statistiche della sua stagione, ai minimi storici per tentativi dal campo – numeri simili alla seconda stagione a Chicago da role player – USG%, assist a partita, BPM e On/off, i dati più bassi da quando è in maglia Heat.

Sotto la retorica di Playoff Jimmy, Butler ha voluto non forzare praticamente mai la sua stagione per evitare in primis infortuni, ma soprattutto di incombere nella stanchezza che probabilmente gli ha impedito di rendere come voleva nella seconda parte della serie con Boston e soprattutto nelle Finals con Denver. Infatti, questa strategia è stata sì messa in atto nella passata stagione, ma in maniera decisamente più cauta, con gli Heat che si classificarono di nuovo ottavi e ancora forzati al doppio turno di Play-In, perdendo la prima sfida, durante la quale Butler non riuscì minimamente a mettersi in ritmo guardando Atlanta prendersi il settimo seed. Le speranze degli Heat di presentarsi al Madison Square Garden il prossimo sabato rimangono certamente appese alle chiavi tattiche come il pace, la difesa su Embiid e la creation secondaria, ma il risveglio di Jimmy Butler dal suo lungo riposo non è un fattore assolutamente trascurabile.