FOTO: Bright Side of the Sun

Questo contenuto è tratto da un articolo di Kyle Glazier per Bright Side of the Sun, tradotto in italiano da Marco Marchese per Around the Game.


La sensazione della maggior parte di addetti ai lavori e tifosi dei Phoenix Suns in estate, nel momento della firma di Bradley Beal, è stata riguardo alle potenzialità del giocatore di poter rappresentare la chiave di volta, il punto cruciale della stagione della franchigia dell’Arizona. Finora, seppur con esiti diametralmente opposti da quanto ci si aspettasse, l’ex Washington Wizards ha rappresentato il famoso e fatidico Fattore X, incidendo però in negativo. Sin dal suo arrivo in Arizona – avvenuto in cambio di Chris Paul, Landry Shamet e alcune scelte al Draft – molti hanno storto il naso per via del sacrificio messo in atto. Chiaramente il talento di Beal non si discute, né Shamet o CP3 erano considerati davvero indispensabili nella corsa al Titolo NBA (QUI e QUI avevamo affrontato la tematica delle difficoltà fronteggiate dai Suns in questo primo scorcio stagionale).


Il reale dubbio ha riguardato, invece, il fit costituito dallo stesso Beal in una squadra con già due All-Star a roster e i rispettivi contratti “pesanti”: Devin Booker e Kevin Durant. Beal ha superato l’età del suo prime, non costituisce una valida risorsa in fase difensiva e infine ha riportato vari infortuni e problemi di salute sin da prima dell’arrivo della pandemia di COVID-19, scoppiata nel Febbraio-Marzo 2020. Paul e Shamet non rappresentano due grosse perdite per coach Frank Vogel, dato che il primo sta giocando con alterne fortune ai Golden State Warriors, spesso guidando la second unit, mentre il secondo ha avuto un ruolo da comprimario ai Washington Wizards.  

L’opinione che si è diffusa recentemente è che l’arrivo di Bradley Beal sia stato più un colpo a effetto mediatico che sportivo: una brutta mano giocata, dalla quale potrebbe risultare difficile tirar fuori qualcosa di utile. I Suns hanno disputato meno di 30 partite finora e Beal è stato schierato soltanto in 6 occasioni (QUI, invece, abbiamo parlato dell’infortunio subito dall’ex Wizards). Tuttavia, in questo piccolo intervallo di partite il nativo di St. Louis ha mantenuto i suoi numeri nella media. Inoltre, ha recentemente ammesso di essere quasi pronto al ritorno in campo – sperando per lui e i Suns sia l’ultima affermazione del genere da qui a fine stagione, e che riesca a tornare ai livelli All-Star del passato. 

L’aggiunta di uno scorer, però, potrebbe non rappresentare la soluzione ai problemi dei Suns: al momento la squadra allenata da coach Vogel ricopre il 17° posto in NBA in quanto ad efficienza della fase difensiva su 100 possessi. Migliorare quella offensiva potrebbe ridurre la possibilità dei Suns di esporsi al rischio delle transizioni avversarie ma Beal, che non ha mai eccelso in carriera nel difendere il proprio ferro, non rappresenta l’upgrade adatto a condurre la sua squadra alla vittoria di un Larry O’Brien Trophy

Bisogna ammettere che i primi campanelli d’allarme sono risuonati chiari e comprensibili non più di qualche settimana fa. Mentre ci si aspettava un’impennata dal punto di vista del gioco, KD e compagni si aggirano attorno allo 0.500 di winning percentage; l’aspetto più grave di tutto ciò è che la squadra ne abbia ripetutamente trovato e dichiarato le cause, non riuscendo però a trovare  soluzioni in tempi rapidi. Non ancora, per lo meno. Tutto ciò nonostante qualcosa abbia iniziato a girare per il verso giusto in quel di Phoenix, Arizona: il veterano Eric Gordon sta rendendo ben oltre quanto chiestogli dai Suns; gran parte della second unit sta dando il massimo in questo primo periodo, nonostante i vari limiti tecnici; Kevin Durant, il quale tiene col fiato sospeso i tifosi al minimo contatto col parquet o con gli avversari, finora ha goduto di buona salute e forma fisica. 

Piangere sul latte versato – una trade già andata in porto – è praticamente inutile. Ma è difficile non deconcentrarsi pensando a come avrebbero potuto essere impiegate le risorse dei Suns in ambito trade market in estate: probabilmente, dato il roster e il quintetto, un’ala 3&D avrebbe fatto maggiormente comodo, conferendo più equilibrio alla squadra e supportando al meglio Devin Booker e Kevin Durant in fase offensiva. E, ovviamente, con qualche presenza in più in campo. In Arizona si teme che i Suns, nonostante siano nettamente in grado di raggiungere i Playoffs e dare del filo da torcere a gran parte delle ipotetiche avversarie, siano ancora un gradino al di sotto dei top team in NBA. Sarebbe necessaria un’ulteriore trade che bilanci meglio il roster, ma date le risorse disponibili potrebbe rivelarsi un’ulteriore insidia. 

In situazioni come quella dei Phoenix Suns non fa mai piacere poter dire di “aver avuto ragione”. I tifosi, dal canto loro, chiedono in qualche modo un’ulteriore acquisizione dal mercato che sistemi il tutto – nella speranza che anche quest’altra non si riveli un altro buco nell’acqua. Difficilmente si può essere felici nel vedere tanti sforzi vanificati. Nel frattempo, l’unica alternativa rimasta ai Suns e ai propri tifosi è che Bradley Beal torni e si mantenga in forma, che i suoi compagni più talentuosi ne mantengano quanto meno lo stato attuale e che coach Frank Vogel, insieme al suo staff, riesca a trovare una soluzione in tempi brevi.