Le parole di Chris Paul dopo la sconfitta di Gara 7 sembravano indicare un mantenimento del core della squadra, ma le questioni salariali potrebbero dire altrimenti.

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Nella nottata italiana tra domenica e lunedì, i Phoenix Suns hanno subito una pesantissima sconfitta per mano dei Dallas Mavericks in Gara 7 delle Western Conference Semifinals. Una partita dominata in lungo e in largo da Doncic e compagni, arrivati a toccare, ad un certo punto, un eloquente +46.

Subito dopo l’eliminazione, tuttavia, il leader emotivo e tecnico della squadra, Chris Paul, si è prodigato per placare le voci di rivoluzioni e smembramenti che già andavano alzandosi sui social, confermando come i Suns siano pronti a tornare l’anno prossimo.

Al di là del reale intento delle dichiarazioni – ovvero quello di far capire la volontà di non ritirarsi – le frasi di CP3 assumono un valore nuovo se messe in relazione con la situazione relazionale e salariale della franchigia dell’Arizona, ancora costretta in complesse trattative per confermare alcuni dei pezzi chiave della stagione appena conclusi.

Ecco i nodi principali, secondo il noto portale Hoopshype, che andranno sciolti in vista della prossima stagione.

Lo scoglio più duro: la rifirma di DeAndre Ayton

La situazione di DeAndre Ayton sembra al momento molto più definita – in senso negativo – rispetto a quanto vi avevamo riportato qualche mese fa. Il centro caraibico sembrerebbe essere sempre più in rotta con il proprio front office, come dimostrano anche dei Playoffs in chiaroscuro, e la precoce eliminazione non rema di certo nella direzione di una riappacificazione.

Il giocatore sarà eleggibile in estate per un quinquennale da 176.9 milioni di dollari complessivi. Un contratto ricco (il salario base del primo anno si aggira sui 30.5 milioni di dollari, quello dell’ultimo sfonda il muro dei 40) che il centro potrebbe tuttavia esigere, proseguendo le liti dell’estate.

Nel caso di una richiesta ferma in questo senso da parte dell’entourage, la prospettiva di un tale esborso economico potrebbe mettere in difficotà Phoenix, considerando che offrire un accordo del genere al nativo delle Bahamas porterebbe la franchigia a spendere oltre 30 milioni di dollari in sola luxury tax.

Le parti, quindi, sembrano aver raggiunto un impasse non facilmente risolvibile, con il giocatore che ha fatto fin da subito comprendere di ritenere di meritare un contratto che si avvicini quanto più possibile al massimo salariale e la franchigia che vorrebbe risparmiare qualcosa per potersi concentrare anche su altri fronti.

In questa diatriba, i Suns sembrerebbero avere almeno teoricamente il coltello dalla parte del manico, vista la qualifying offer da 16.4 milioni e la possibilità di pareggiare qualunque offerta proveniente dall’esterno.

Il grande apprezzamento nella Lega di Ayton – unito all’assenza di lunghi di alto livello in Free Agency – potrebbe tuttavia indurre altre squadre ad offrire il quadriennale da 131.2 milioni complessivi che rappresenta la massima offerta presentabile da franchigie diverse da Phoenix.

Un accordo che, pur inferiore nella durata, avrebbe cifre simili al max contract richiesto da DeAndre e metterebbe il front office nella difficile posizione di dover decidere, offerta alla mano, se lasciar andare un giocatore di questo livello o entrare nella palude della luxury.

Tra le franchigie interessate in caso di mancato accordo tra il giocatore e la franchigia dell’Arizona si segnalano i San Antonio Spurs, sulle tracce del centro già da febbraio, i Detroit Pistons, gli Indiana Pacers (eventualmente, via sign&trade), e praticamente tutte quelle con spazio salariale – fra cui i Portland Trail Blazers e gli Oklahoma City Thunder, citati da Adrian Wojnarowski.

Secondo Hoopshype, tuttavia, Phoenix dovrebbe alla fine cedere ad eventuali offerte esterne, mantenendo il giocatore. Il muro contro muro attuale, quindi, servirebbe unicamente a constatare eventuali proposte indecenti per il lungo prima di accettare un contratto a cifre ritenute decisamente elevate.

Le altre estensioni: Devin Booker e Cameron Johnson

Nonostante gli screzi con Luka Doncic e le difficoltà delle ultime gare di post-season, è indubbio che Devin Booker si sia reso protagonista negli ultimi due anni di un importante salto di qualità. Quarto nella corsa all’MVP – poi vinto da Nikola Jokic – il numero 1 dei Suns verrà probabilmente inserito in uno dei tre quintetti All-NBA: un’eventualità che lo renderebbe eleggibile per una max extension da 210.9 milioni in quattro anni, a partire dall’offseason 2023. Si tratta di un accordo che porterebbe il figlio di Melvin a guadagnare 58.4 milioni nella stagione 2027/28. Per Hoopshype un esborso necessario di Phoenix, desiderosa di chiudere ogni discorso per quanto riguarda il futuro del proprio giocatore-franchigia.

Ben diversa è invece la situazione di Cameron Johnson, che firmerà un contratto di medio livello – secondo la fonte americana intorno ai 65 milioni in quattro anni, una cifra simile a Kevin Huerter, con forse un leggero aumento dovuto al successo dell’ultimo periodo.

Tra gli altri giocatori eleggibili per estensione si segnalano invece Jae Crowder e Dario Saric. Entrambi, per una questione anagrafica o di rientro da gravi infortuni, non dovrebbero tuttavia sottoscrivere immediatamente un accordo.

La situazione salariale

Sempre secondo Hoopshype, che in chiusura si concede qualche considerazione generale sulle spese dei Suns, la franchigia di Phoenix entrerà in questa offseason 20 milioni sotto la soglia della luxury tax, ma con solamente 9 giocatori sotto contratto.

La firma di Ayton al massimo porterebbe a 16 milioni in tasse con solamente dieci giocatori a roster, un numero che, con l’utilizzo delle varie exceptions, arriverebbe tra i 32 ed i 75 milioni, con i Suns che vorrebbero tenere la spesa nel range 30-50. Di seguito, i dati aggiornati per la stagione 2022/23, da Spotrac.

2022/23 Salary Sheet
Active roster cap$129,167,050
Cap Holds$59,335,847
Luxury tax space$19,832,950
Spazio slariale stimato$-60,225,019
Spazio salariale potenziale (max)$-10,026,086