Il centro camerunense aveva espresso un parere favorevole sulla guardia di Washington, solo in seguito si è virato sul Barba.

Lo scambio più iconico della recente trade deadline è stato indubbiamente quello che ha portato Ben Simmons ai Brooklyn Nets e James Harden ai Philadelphia 76ers, risolvendo due dei più spinosi casi interni a spogliatoi NBA sollevati negli ultimi mesi. Nelle ultime ore, tuttavia, si è sviluppata una – intrigante, per quanto non ancora confermata dai diretti interessati – narrativa alternativa per cui questa blockbuster trade altro non sia stata che un ripiego delle ultime ore.

Secondo quanto riportato da Bill Simmons (fondatore di The Ringer) durante il suo podcast (con ospite Zach Lowe), infatti, a causare i ritardi verificatisi tra mercoledì 9 e giovedì 10 febbraio (giorno in cui lo scambio è stato finalizzato) sarebbe stata l’incertezza di Joel Embiid, stella indiscussa della franchigia della Pennsylvania, ad accogliere in squadra The Beard. Il camerunense avrebbe opposto ai suoi dirigenti un nome, a lui decisamente più gradito: Bradley Beal.

“Uno dei motivi per cui ci è voluto così tanto è il seguente: esisteva sicuramente una parte dei Sixers che voleva a tutti i costi Harden (Daryl Morey) e che considerava James ‘his guy’, ma Embiid continuava a spingere, spingere, spingere per avere Beal.”

– Bill Simmons

Le ragioni di questa possibile opposizione, seppur al momento date da mere congetture, potrebbero essere diverse: innanzitutto, dal punto di vista caratteriale, non è impensabile ritenere che Embiid preferisse avere al proprio fianco un giocatore abituato per anni ad essere il secondo violino di una squadra da Playoffs come Beal rispetto ad un giocatore che – tranne le rare occasioni in cui Durant ed Irving erano contestualmente in campo – è ormai abituato dal 2013 ad essere la stella assoluta delle franchigie per cui ha militato. Anche dal punto di vista mediatico, poi, è un fatto noto che The Beard sia decisamente più abituato a polarizzare le attenzioni dell’opinione pubblica rispetto al numero 3 della franchigia della Capitale.

Dal punto di vista tecnico, poi, Beal avrebbe certamente aumentato lo spacing di una Philadelphia orfana anche di Seth Curry e decisamente bisognosa di tiro perimetrale per aprire spazi a Joel. Harden, per quanto tiratore altrettanto efficace (36.2 in carriera su 7.6 tentativi a partita contro 37.2 su 6 3PA), presenta un gioco più indirizzato verso l’isolamento e la self creation, e dopo l’infortunio ha saputo dimostrare, in questa stagione, solo in qualche sprazzo la propria rinomata capacità di essere creator più per gli altri che per sé stesso.

In aggiunta a questo, poi, c’è da considerare il sempre delicato rapporto età-infortuni: Harden ha quattro anni in più di Beal – non pochi, se si considera che entrambi si trovano intorno ai 30, soglia psicologica importante per un atleta – ed uno storico di infortuni decisamente più preoccupante – sebbene l’ultimo, grave infortunio al polso di Bradley dovrebbe tenerlo fuori per tutta la stagione.

In ultima istanza, i due giocatori presentano anche differenze rilevanti dal punto di vista contrattuale: James Harden ha deciso di accettare la player option per la prossima stagione, rendendosi eleggibile per un’eventuale successiva estensione quadriennale da $223 milioni, per un totale di $270 milioni fino al 2026/27 (quando avrà più di 37 anni); Beal, invece, non ha ancora accettato la player option da $36.4 milioni prevista per fine stagione ma, anche in caso di opt in e estensione, sarebbe potuto arrivare a un massimo di $241 milioni in 5 anni, circa 30 complessivi in meno di quelli del Barba – e ad un’età differente.

Le ragioni alla base di una possibile preferenza di Joel, quindi, sono diverse, con l’indiscrezione di Simmons – nomen omen – che non sembrerebbe basarsi su fondamenta fragili. Solo il tempo, tuttavia, ci dirà chi tra Morey e Joel ha avuto ragione.