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Questo contenuto è tratto da un articolo di Trevor Hass per Celtics Blog, tradotto in italiano da Marco Marchese per Around the Game.


I Boston Celtics non sono stati protagonisti di trade rumorose negli ultimi giorni di mercato, ma hanno apportato delle significative modifiche al roster attuale, con effetti anche sulla prossima stagione.

Per la situazione in cui era Boston, questa trade session andava osservata tenendo conto della situazione della franchigia. E quindi, oltre alle esigenze tecniche, anche delle necessità di alleggerire il salary cap e tornare sotto alla soglia della luxury tax, e del limitato margine di manovra in estate, fattore che ha portato alla cessione di Dennis Schroder.

Allo scadere della trade deadline, comunque, Brad Stevens e soci hanno acquisito Derrick White (arrivato dai San Antonio Spurs), con Josh Richardson, Romeo Langford, una first-round pick 2022 e un first-round pick swap per il 2028 (QUI i dettagli e le protezioni) a fare il percorso inverso. I C’s hanno investito parecchio, dunque, per portare in Massachussetts la versatile guardia ex Spurs, dotata di parecchi pregi e pochi difetti in entrambe le metà campo.

White ha 27 anni, si trova perciò nel pieno del suo prime e guadagnerà $15.1 milioni questa stagione, con un (ottimo) contratto da 70 milioni complessivi fino al 2025. Il suo mentore è stato coach Gregg Popovich, e ha già giocato con Tatum, Brown e Smart per Team USA nel 2019. L’attuale head coach dei Celtics, Ime Udoka, è stato assistente allenatore degli Spurs e Team USA nel periodo in cui White si è ritagliato un posto in entrambe le squadre.

L’ex San Antonio è una guardia dalle spiccate doti difensive, capace in attacco di aggiungere playmaking e di costruirsi un tiro (al ferro o dalla media) dal palleggio. White si è presentato a Boston con medie stagionali di 14.4 punti 5.6 rimbalzi e 3.5 assist, ma anche con una percentuale da oltre l’arco (31.6%) al minimo in carriera.

Che Marcus Smart sia considerato o meno uno starter intoccabile nello spot di point guard, per i Celtics è importante avere un altro giocatori con doti di playmaking a disposizione. White è dinamico e dotato di elevato IQ cestistico, e non ha bisogno di prendersi molti tiri per aiutare la squadra in attacco.

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I Celtics vantano adesso varie opzioni per la lineup con cui iniziare e soprattutto chiudere le partite, che White ne faccia parte o men. Sembra, comunque, che vedremo spesso sia lui che Smart in campo.

Come detto sopra, avere un altro playmaker sul parquet non fa male, al fianco di Jayson Tatum e Jaylen Brown, che dall’addio di Gordon Hayward in poi hanno sofferto molto le carenze di playmaking nel backcourt. White rispetto a Josh Richardson è un miglior trattatore di palla e passatore, anche se non è un tiratore della stessa affidabilità e costanza.

L’ex Spurs era il miglior giocatore raggiungibile sul mercato? Per quello che stavano cercando i Celtics, probabilmente sì. Terrence Ross, Donte DiVincenzo e Marvin Bagley III (tutti accostati a Boston setimana scorsa) avrebbero garantito un contributo offensivo, ma White porta una buona combinazione di playmaking e difesa.

I Celtics hanno il terzo miglior Defensive Rating in stagione e hanno tenuto gli avversari sotto i 100 punti ben 24 volte in stagione (20 vittorie), nessuno più di loro. Si sono affermati col passare delle settimane come una squadra con un’ottima attitudine difensiva e non c’è dubbio che Derrick White si inserirà perfettamente in questo.

White è un ottimo difensore per diverse tipologie di attaccanti, sia sulla palla che in aiuto. Sa marcare indifferentemente point e shooting guard, e non ha problemi a gestire degli switch sulle ali. E’ abituato a matchup complicati e negli ultimi anni ha sempre avuto un impatto positivo sul Defensive Rating di San Antonio (-8.1 punti subiti ogni 100 possessi con lui in campo, quest’anno), il tutto con soli 2.4 falli fatti di media.

Raramente succede a White di essere battuto dal palleggio, e quando succede è molto veloce nel recuperare per poter contestare i tiri, stoppare o rubare palla (ha 1 stoppata e 1 palla rubata a partita finora). Inoltre, ha ottimi tempi in aiuto ed è molto abile a difendere in spazi aperti in situazione di transizione. Vicino a Marcus Smart potrebbe una coppia difensivamente molto solida e un’opzione contro i migliori backcourt in post-season.

Questa trade, insomma, dovrebbe portare dei benefici ai Celtics. White è un giocatore migliore di Richardson, ha un contratto team-friendly lontano dalla scadenza e ha caratteristiche preziose per la squadra di coach Udoka. Langford, invece, è un sacrificio poco doloroso: il giovane pareva bloccato in una fase stazionaria della sua crescita e non aveva molto margine di sviluppo in questi Celtics, avvicinandosi alla scadenza del suo contratto. Le due scelte aggiunte al trade package sembrano ben spese.

Una buona mossa, insomma, da parte di Brad Stevens alla sua prima trade deadline alla guida del front office.

Certo, i Celtics non sono diventati una contender. Se Harden-Embiid a Philadelphia e Simmons a Brooklyn dovessero “funzionare”, allora ci sarebbero almeno quattro squadre nella Conference sicuramente superiori ai bianco-verdi (Bucks, Heat, 76ers e Nets), mentre i Celtics potrebbero essere inclusi in un “Tier 2” con Bulls, Cavs, Hornets, Hawks e Raptors.

Con i movimenti della scorsa settimana, però, e aspettando eventuali colpi sul buyout market, sembra che Stevens sia riuscito in un colpo solo ad accontentere la proprietà (alleggerendo il salary cap) e Ime Udoka (con l’arrivo di White e Daniel Theis).