Patrick Beverley sarà free agent il prossimo 1 luglio, dopo aver concluso la stagione 2022/23 con i Bulls. E con l’eliminazione proprio di Zach LaVine e compagni dal Play-In, per la guardia 34enne il focus si è già spostato sulla ricerca di un nuovo contratto.

Beverley è stato un vero e proprio “nomade” della lega nelle ultime stagioni, essendo passato dai Timberwolves ai Jazz l’estate scorsa, come parte della trade-Gobert; poi venendo ceduto ai Lakers un mese più tardi, quindi ai Magic alla trade deadline; e infine, dopo il buyout, firmando con i Bulls. Prossima fermata?

Considerando l’età, gli infortuni e il conseguente calo fisico, innanzitutto ci si attende che il prossimo contratto di Beverley si aggiri su cifre e durata considerevolmente inferiori rispetto al suo ultimo triennale da 40 milioni di dollari circa. Beh, non secondo Pat Bev:


“Il mio gioco non è calato, quindi non credo che il mio stipendio debba calare. Guadagnavo 13 milioni di dollari all’anno, e ora il salary cap è aumentato, quindi dovrebbero diventare 15 con il prossimo contratto.”

(Patrick Beverley, “The Pat Bev Podcast”)

Con il 35esimo compleanno alle porte, però, difficilmente Beverley riceverà un’offerta del genere nella prossima free agency. Il suo impatto nella metà campo difensiva negli anni è calato, di pari passo con il suo atletismo; allo stesso modo, in attacco le sue percentuali sono peggiorate costantemente dal 2021 in avanti, fino al 30% fatto registrare con i Bulls. E come è normale che sia, anche se Pat potrà non essere d’accordo, questa flessione continuerà inesorabilmente anche negli anni a venire, il che ha naturalmente un peso in sede di negoziazione.

Insomma, ci dovrebbe essere ancora un posto per Beverley in questa lega, ma a cifre senz’altro diverse da quelle che il veterano dice di aspettarsi. A qualche franchigia con un roster giovane e in cerca di veterani di esperienza, e magari di profondità nel backcourt e difesa perimetrale, l’ex Lakers e Bulls potrebbe fare comodo. Ma al giusto prezzo, che probabilmente si avvicina più al minimo salariale che al suo ultimo triennale.