Al 37enne viene chiesto di fare tanto, forse troppo.

FOTO: Bright Side of the Sun

Questo contenuto è tratto da un articolo di Brandon Duenas per Bright Side Of The Sun, tradotto in italiano da Marco Barone per Around the Game.


Padre tempo è invincibile. Chris Paul ha tirato fuori una delle migliori lotte che si siano mai viste, ma è tempo di affrontare la realtà per la point guard dei Phoenix Suns, e per i fan.


No, non sto dicendo assolutamente che sia tempo di appendere le scarpe al chiodo e ritirarsi definitivamente. Può ancora fare molto comodo con il giusto ruolo, che al momento non può rivestire, vista la situazione non rassicurante dei Suns.

Chris Paul ha già perso una significativa parte di stagione e nel corso delle partite ha giocato la maggior parte delle volte senza 2 o 3 giocatori chiave, il che amplifica – e non poco – il suo carico. Anzi, è esattamente l’opposto di quel che vuoi per una point guard 37enne.

Anche solo guardando alle statistiche più fredde e grezze, si può notare abbastanza bene dove esattamente sia arrivato il suo calo:

  • 41.8% dal campo

Bleah. Il minimo in carriera, a cui si aggiunge una true shooting del 54.9%, la peggiore dal 2006. Penso che parte di questo sia dovuto alla mancanza di esplosività e alla conseguente incapacità di creare separazione. Può ancora trovare i propri spot la maggior parte delle volte, ma non è efficiente o rapido come in passato, il che porta a un maggior numero di tiri contestati.

  • 43% dalla media distanza

Per molti, questo è un numero rispettabile. Ma non se si pensa che stesse viaggiando al 55% nella passata stagione. Come detto, non sta riuscendo a creare la separazione di cui ha bisogno per dei tiri puliti.

  • varie

Il suo on/off net rating – la differenza di punti segnati dalla squadra per 100 possessi tra quando è in campo e quando è fuori – è, per la prima volta nella sua carriera, negativo, a -4.5 punti su 100 possessi.

La cosa buona? Il rapporto fra assist e palle perse è il migliore della sua carriera, a 4.59, miglior cifra per Point God dal 2007/08.

Le sue medie in 22 gare sono di 13.0 punti, 9.0 assist e 4.3 rimbalzi, con 42/28/79 come percentuali.

Cosa si può fare?

Detta in parole povere, la scelta spetta a James Jones e compagnia. Questa squadra non è a uno, ma a due pezzi importanti di rotazione, oltre che da uno stato generale di salute, dall’arrivare dove vuole arrivare.

Togliere più pressione possibile a Chris Paul dovrebbe essere l’obiettivo, sebbene in queste settimane non si prospetti facile, vista l’assenza forzata di Devin Booker a causa di uno stiramento all’inguine sinistro. Ormai questo suona come un disco rotto, ma la mancanza di shot creation e pressione al ferro sta perseguitando i Suns dalle NBA Finals del 2021. Niente è stato fatto per provare a celare l’elefante nella stanza, e questo semplicemente deve cambiare.

Se Chris Paul può essere un game manager, che lasci “giocare i bambini” e si prenda solo i propri spot, allora può essere un ingranaggio fondamentale di questa macchina. Ma, al momento, gli infortuni hanno messo i Suns in una brutta posizione, e devono solo resistere alla tempesta fino a che non arriveranno i rinforzi.

Un altro elemento del suo gioco in cui dovrà crescere riguarda il tiro da fuori in catch&shoot, soprattutto qualora dovesse aggiungersi un altro shot creator al roster che possa garantirgli tiri aperti. Chris Paul ha ancora un po’ di basket di alto livello da giocare davanti a lui, e i Suns hanno solo bisogno di assicurarsi di fare tutto quello che è in loro potere per tirarlo fuori da lui quando più conterà.