La gestione della finestra competitiva aperta sotto Nikola Jokic è stata a dir poco indegna da parte dei Denver Nuggets.

Nikola Jokic dei Denver Nuggets, NBA
FOTO: NBA.com

Non che servisse la trade a cinque squadre che ha portato a perdere Peyton Watson per una first-round pick 2031 a confermarlo, semplicemente questo è il colpo di grazia per la finestra competitiva dei Denver Nuggets sotto Nikola Jokic. Il quale, tra l’altro, potrà decidere entro la fine della prossima stagione se accettare l’opzione e restare un anno in più a Denver, se estendere o se diventare free agent.

Le premesse dopo questa offseason sono, sotto questo punto di vista, tremende, ancora peggio se confrontate però con le scelte degli anni passati. Il motivo per cui i Nuggets si dovrebbero vergognare è proprio non aver mai accettato un rischio – e soprattutto responsabilità finanziarie – per valorizzare la finestra competitiva aperta da un giocatore che non rivedranno probabilmente nei prossimi cinquant’anni.

E non regge nemmeno la scusa dello small market, dal momento che la proprietà della franchigia (la famiglia Kroenke) possiede anche Colorado Avalanche, Los Angeles Rams, Arsenal FC e molte altre proprietà. Non regge la scusa del secondo apron e dei molteplici anni in zona luxury tax, proprio perché il problema finanziario non esiste e perché non esiste nemmeno guardare al futuro quando hai in mano un all-timer con un potenziale roster da titolo.

I Nuggets si devono vergognare per molteplici motivi. Su tutti, aver da sempre evitato spese onerose. Bruce Brown non poteva essere trattenuto a causa dei Bird Rights dopo il titolo del 2023, ma la partenza di un fit perfetto come Caldwell-Pope l’anno successivo è stata del tutto dovuta a motivi di “risparmio” legati all’ingresso del secondo apron, comunque raggirabili. La stessa sign&trade di Peyton Watson appena avvenuta è figlia di un tentativo di ridurre i costi, dato che avrebbe portato a spese di roster oltre i $400 milioni tra ingaggi e tasse, al momento contenuti attorno ai $285 milioni.

Spese onerose che sono comunque tornate, dato che i Nuggets restano $2 milioni oltre il secondo apron, soglia salariale che impedisce movimenti e porta a costi più salati in termini di luxury tax. L’eccezione generata con la trade di Watson non può essere utilizzata proprio per questo motivo, e sempre per questo motivo non si sono potuti ricevere indietro giocatori ma solo una first-round pick 2031 – quando Jokic, se ci sarà, avrà 36 anni.

Spese onerose alle quali i Nuggets avevano comunque fatto fronte lo scorso anno, cedendo Michael Porter Jr. per un prezzo però elevato in termini di asset: in arrivo non solo un giocatore meno impattante come Cam Johnson, ma in partenza anche una first-round pick 2032 senza protezioni.

Spese onerose che comunque sono tornate e hanno indirizzato male, considerando che i $125 milioni in cinque anni a Christian Braun partono da quest’anno. O che ancora a roster c’è il contratto di Zeke Nnaji, che ruba uno stipendio medio del valore di $8 milioni dal 2024. O, soprattutto, che si è deciso di pareggiare l’offerta dei Thunder per Spencer Jones, pagandolo più del dovuto – biennale da $11.8 milioni.

Il giocatore, restricted free agent, ha infatti firmato l’offerta di OKC – piena di spazio salariale – forzando Denver a pareggiarla per non perdere a zero il giocatore: in questo modo, Sam Presti ha “sparato sulla croce rossa”, facendo un bello scherzetto ai Nuggets in termini di spese e probabilmente portando all’addio definitivo alla speranza di tenere Watson. Ed eccoci arrivati a un altro addio, dopo una offseason dove sono arrivati Lonnie Walker IV, Marvin Bagley III, Tyus Jones e Trevon Brazile dal secondo giro al Draft – perdendo Tim Hardaway Jr., Watson e tagliando Valanciunas (al quale Denver deve comunque $2 milioni garantiti).

Coronamento di una offseason tremenda, di una finestra competitiva gestita in maniera caotica e vergognosa – incluso aver lasciato in mano la gestione a un Calvin Booth tutt’altro che competente, ma anche averlo silurato assieme a Michael Malone a ridosso dei Playoffs 2025 -, di un periodo dove non si è mai stati in grado di fornire a un all-timer come Nikole Jokic il minimo supporto necessario dopo il 2023.