Mentre è ormai arcinota è la quasi ufficialità del passaggio di Jalen Brunson ai New York Knicks (i dettagli QUI), un’altra franchigia sembrerebbe essersi fatta avanti per acquisire il giocatore. Ma partiamo da dove ci eravamo fermati.

Secondo le fonti di Chris Haynes (Yahoo!Sports), Brunson terrà i meeting da Free Agent con le franchigie interessate a New York, dove i Dallas Mavericks avranno l’opportunità di presentare un’offerta abbastanza allettante da invogliare la point guard, unrestricted free agent, a ri-firmare. Stando a Haynes, il proprietario Mark Cuban, il GM Nico Harrison, il coach Jason Kidd e potenzialmente alcuni giocatori dovrebbero partecipare all’incontro.

Da qui, comincerà il gioco al rialzo. I texani avevano inizialmente preparato un’offerta quinquennale da 106 milioni di dollari, che verrà però ritirata, dal momento che i Knicks metteranno sul piatto cifre intorno ai 110 milioni di dollari in quattro anni. L’unica speranza dei Mavs per impedire a Brunson di approdare a New York City, secondo Haynes, ruoterebbe attorno a un contratto di cinque anni e circa 125 milioni di dollari, che andrebbe ad aggravare il payroll di Dallas, abbondantemente progettato oltre la Luxury Tax line.

Se, fino a poche ore fa, questo aggiornamento sarebbe stato sufficientemente esaustivo, riducendo ancor di più l’interesse verso il giocatore al binomio Mavericks-Knicks, nelle ultime ore – sempre secondo Haynes – una terza squadra si sarebbe fatta avanti: i Miami Heat.

Questi ultimi non hanno però spazio salariale a disposizione e, per portare il giocatore in Florida, dovrebbero usufruire di una sign&trade.

Una simile soluzione appare però complicata per un paio di ragioni. La prima è quella che si presenta sotto il nome non ufficiale di Base Year Compensation: per alcuni tipi di giocatori inclusi in delle sign&trade alle condizioni qua riportate, quali appunto JB, ci sono alcune complicazioni dovute a questa regola. Per farla breve, ponendo che il primo anno del nuovo contratto di Brunson sia su una cifra pari a $27 milioni, il salario in uscita sarebbe equivalente a $13.5 milioni, e i Mavs non potrebbero ricevere più di $16.9 milioni indietro secondo il salary matching. I Miami Heat, invece – per soddisfare le norma del salary matching – dovrebbero cedere circa $21.7 milioni. Si capisce come il tutto diventerebbe più complesso.

La seconda complicazione deriva dal fatto che, stando a quanto riportato da Ira Winderman, i Miami Heat vorrebbero evitare l’hard cap, al quale andrebbero necessariamente incontro in caso di una sign&trade per Jalen Brunson. Questo non sarebbe un enorme problema, ma limiterebbe molto i margini di manovra per la costruzione futura del roster.

Gli asset credibili a disposizione di Miami sono comunque costituiti dai contratti di Duncan Robinson ($16.9M) e Kyle Lowry ($28.3M), con anche Victor Oladipo in uscita in cerca di prezzi pari alla taxpayer MLE ($6.5M) – anche se, da qui a concretizzare qualcosa, passano i problemi sopra elencati.

Il futuro di Jalen Brunson si fa ancora più incerto.