2 – La difesa dei Grizzlies e la possibilità di cambiare su tutti i blocchi

E’ altamente probabile, se non certo, che per i momenti decisivi delle partite vedremo in campo quintetti small dinamici ed estremamente versatili, con lunghi capaci di incaricarsi della marcatura delle guardie.

Lato Grizzlies, i quintetti in questione sono possibili grazie alla presenza di lunghi lateralmente rapidi come Jaren Jackson Jr e Brandon Clarke, i due che dovrebbero chiudere le partite rispettivamente come 4 e 5.

Le ragioni per andare sulla strategia heavy-switch (cambi difensivi su ogni blocco) contro gli Warriors sono molteplici.


Innanzitutto, Curry e compagni scoraggiano qualsiasi altro tipo di difesa del pick&roll; la drop coverage è sostanzialmente un suicidio sportivo, considerate le percentuali che possono tenere in pull-up gli Splash Brothers (che hanno ormai al loro interno anche Jordan Poole), e anche i raddoppi tendono a non essere sostenibili sul lungo periodo, per via della presenza di Draymond Green, ormai specialista assoluto in situazioni di short-roll.

Inoltre, gli isolamenti non hanno mai fatto propriamente parte del sistema offensivo di Steve Kerr, nemmeno quando c’era Kevin Durant in squadra, e già in passato abbiamo visto il flow offensivo apparentemente perfetto incepparsi e bloccarsi qualora la difesa avversaria costringesse gli Warriors a costruire vantaggi in isolamento (ad esempio, nelle serie Playoffs contro gli Houston Rockets di Mike D’Antoni).

Anche se questo vorrebbe dire liberare Stephen Curry della marcatura asfissiante di Dillon Brooks, coach Jenkins può fidarsi dei suoi lunghi per il contenimento delle guardie.

Se, come probabile, i Grizzlies andranno verso questa direzione, agli Warriors non resterebbe che cercare l’anello debole della loro difesa. In questo caso, esso non si trova in un lungo, ma in Ja Morant, che lungo tutta la stagione ha mostrato limiti difensivi on-ball e off-ball abbastanza evidenti, che fanno di lui un bersaglio promettente per gli attaccanti di Golden State.