FOTO: Liberty Ballers

Chi scrive si era ripromesso di non spendere nottate a vuoto dietro ai Minnesota Timberwolves, squadra – purtroppo – del cuore. Sapevo che me ne sarei pentito, e infatti, eccoci qua, con più ore di delusione che di sonno, a cercare di commentare con illusoria lucidità la trade più attesa della stagione dopo quella di Damian Lillard: James Harden è un nuovo giocatore dei Los Angeles Clippers, e fin qui credo che possiamo essere tutti d’accordo. Un po’ meno, forse, su tutto il resto.

Chi scrive ha infatti un altro piccolo difettuccio, apprezza il Barba estremamente come giocatore. Il me ingenuo e indifeso di un paio di anni fa si sarebbe ritrovato estremamente eccitato all’idea di vedere un playmaker e (seppur abbia perso più di un passo) creator di questo livello di fianco a due finalizzatori come Paul George e Kawhi Leonard, sarebbe stato pronto a salvare o fabbricare una decina di meme sull’ennesima reunion con Russell Westbrook e via dicendo. Ma di cose, in questi ultimi due o tre anni, ne sono successe tante, fin troppe, per avere aspettative positive dopo una trade del genere.

Il progetto tecnico dei Los Angeles Clippers, per come era stato assemblato già a partire dal 2020, ha riscosso meno successo probabilmente di quanto meritato, pena una serie tremenda di infortuni anche per due delle stelle più injury prone dell’intera Lega. E questo, nel valutare lo scambio per un 34enne a sua volta non sempre sano come un pesce, non può che incidere. Leonard e George hanno rispettivamente 32 e 33 anni, ma è il vissuto che fa l’età, non i compleanni:

  • Kawhi Leonard: 2020/21, 11 gare giocate su 19 Playoffs; 2021/22, 0 presenze stagionali; 2022/23, 2 gare su 5 Playoffs
  • Paul George: 2020/21, 19 gare Playoffs integro; 2021/22, 32 gare stagionali; 2022/23, 0 presenze ai Playoffs

Aggiungete a questo anche il fatto che due dei giocatori che avranno tanti minuti, Russell Westbrook e PJ Tucker, non siano proprio dei giovincelli (seppur due highlander), e otterrete una delle squadre fisicamente meno affidabili della lega, non solo in termini di integrità, ma anche di “slancio vitale”, se così si può definire.

Sorpassando questo ostacolo, invece, dal punto di vista del fit meramente offensivo non c’è molto da aggiungere. Harden è un ottimo compagno da affiancare alle altre due stelle, predilige un pace basso, come anche questi Clippers negli ultimi anni, ed è perfetto per innescare dinamicamente, o comunque per trovare nei loro spot, Leonard e George, che avranno meno responsabilità palla in mano. Per migliorare le spaziature con il Barba da portatore primario e garantire un migliore smistamento dei possessi, è probabile che Russell Westbrook tornerà a partire dalla panchina, sebbene magari non da subito, per far spazio a una lineup con il solito Ivica Zubica e Terance Mann, probabilmente, o Norman Powell, a seconda delle nuove necessità. Harden non è infatti dotato di alcuna abilità nel muoversi senza palla, mentre Russ non costituisce una minaccia al tiro in alcun modo per le difese avversarie, pertanto una loro permanenza allo stesso tempo sul terreno di gioco per ampi tratti risulterebbe non sostenibile, soprattutto pensando in ottica Playoffs. Anche questo upgrade, però, non arriva senza sacrifici.

Le partenze di Batum e Covington privano di taglia e scalabilità il roster losangelino, che cede anche un Marcus Morris ormai in parabola decisamente discendente e una potenziale ottima integrazione, anche pro futuro, come KJ Martin. Insomma, la versatilità difensiva su wing e forward ne esce piuttosto indebolita, così come le opzioni a disposizione in aiuto in termini sia di difesa perimetrale che di rim protection secondaria. Insomma, ci sono anche dei difetti. L’aspetto positivo è che Terance Mann, non appena sarà disponibile per il rientro, dovrebbe rivelarsi essenziale anche per cercare di sopperire alle mancanze difensive del Barba, che si troverebbe almeno in quintetto circondato di buoni interpreti per nasconderlo. Oltre al fatto che James Harden sia un buon “corpo” per inserirsi in un sistema difensivo basato sui cambi, trattandosi di un difensore sì pigro, ma non così facile da affrontare sui mismatch anche per giocatori che gli diano qualche centimetro – questo, ovviamente, con un minimo di impegno, che non si vede da un po’.

E proprio questo è un altro degli aspetti problematici. Dell’impatto negativo del comportamento reiterato di Harden in questi anni sul player empowerment si è parlato anche QUI ed è sotto gli occhi di tutti. Con tratti propri di un Re Mida al contrario, tutto ciò che il Barba ha toccato in questi anni si è disfatto, da Brooklyn a Philadelphia – con buona pace di un The Process comunque già morto e sepolto. E i Clippers potrebbero non essere da meno. L’ormai ex Sixers arriva con pretese ambiziose di estensione, George e Leonard hanno un player option per la prossima stagione e dovranno dunque, a loro volta, valutare la situazione. Lo stesso, sebbene si tratti di un aspetto secondario, vale anche per Russell Westbrook. Visto l’esito delle ultime esperienze, l’inserimento di Harden in un contesto del genere, che deve cioè capire quale sia la prossima mossa, al netto del passare degli anni per le due stelle su cui si era deciso di fondare la franchigia nel 2020, potrebbe trasformare il tutto in una polveriera pronta ad esplodere. Dopo tutto, se il terremoto è successo anche con Daryl Morey – ricordando comunque che le colpe non sono unilaterali quando si verificano eventi del genere, e nessuno mi leva dalla testa che ci fosse davvero un accordo pregresso per una sostanziosa estensione dopo la firma “a sconto” per Philadelphia nel 2022 – un amico dai tempi di Houston prima che un dirigente per The Beard, può avvenire con chiunque altro. E chissà che la prossima free agency non preveda una tabula rasa in questa sponda di LA.

Dopo tutto, con James Harden, ormai, tutto è possibile. Tutto, incluso il fatto che possa davvero rivelarsi l’anello mancante per la squadra allenata da coach Lue, magari pure in un anno in cui tutti gli effettivi rimarranno integri. Chissà che, davvero, non sia la volta buona. Ecco, ci sto cascando di nuovo, lo so già, non imparo mai. Come tra un paio di notti sarò di nuovo connesso a guardare i Minnesota Timberwolves, purtroppo, racimolare l’ennesimo fallimento della loro tristissima storia, così sono certo che mi ritroverò a fare il tifo per i Clippers e il Barba. Questa volta, però, con inevitabile disillusione: non mi aspetto niente, insomma, ma sono già deluso, per dirla con parole non mie.