Le prestazioni del Most Improved Player in carica non sono state all’altezza, ma a destare preoccupazione è la sua tenuta mentale.

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Nelle ultime ore, Julius Randle ha subito una multa di $50.000 dollari per un alterco con Cameron Johnson nella sconfitta subita venerdì contro i Phoenix Suns. Questo, in sé, non dovrebbe fare notizia, dal momento che – per quanto talvolta non necessario – la fisicità e la tensione agonistica su un parquet, soprattutto a certi livelli, spingono verso reazioni di un certo tipo. Ma non è il caso di Randle.

L’ala dei New York Knicks stava giocando una gara di buon livello: 25 punti in 28 minuti, 9/18 dal campo, 1/2 da tre punti e pulizia totale dalla lunetta, con la squadra sopra di 10 a fine terzo quarto. Poi, sulla tripla di Fournier, faccia a faccia con Johnson, spinta all’arbitro e, infine, di nuovo al giocatore dei Suns. Espulsione e, come detto, sanzione.

Abbastanza ironico, inoltre, che l’alterco sia avvenuto con Cam Johnson, il quale ha segnato 21 dei suoi 38 punti nel quarto periodo, chiudendo con 9/12 da tre punti e il game-winning buzzer beater.

In ogni caso, al di là di questo, ciò che desta davvero sospetto è il motivo dietro la reazione di Julius Randle, dal momento che quest’ultimo ha disertato la conferenza post-partita senza fornire chiarimenti. Certo, la tensione in spogliatoio e, più in generale, nell’ambiente Knicks deve essere piuttosto elevata. La vittoria di ieri notte contro i Los Angeles Clippers non cela la fatiche dell’ultimo periodo: New York era reduce da 17 sconfitte nelle ultime 20 gare, e si trova al momento a 5 vittorie e mezzo di distanza dal Play-In, ormai praticamente irraggiungibile.

Va da sé che, in un momento del genere, perdere completamente il controllo alla maniera di Randle possa risultare comprensibile, ma in alcun modo giustificabile, tanto che anche coach Tom Thibodeau, uno dei suoi più strenui difensori, non ha potuto fare altro che condannare il gesto:

C’è una linea che non puoi superare, devi sapere quando è il momento di fermarsi. […] Dobbiamo avere la giusta durezza mentale per superare questi momenti difficili, è fondamentale. Non possiamo prendercela con noi stessi, ma uscire fuori e lottare. Ecco cosa ci serve: la nostra volontà, determinazione, coesione, il nostro spirito. Dobbiamo fare in modo che questo emerga.

– Coach Tom Thibodeau

Stando a quanto riportato da Marc Berman su New York Post, il gesto di Randle costituirebbe solo la punta dell’iceberg di quella che è una instabilità mentale che non ha fatto altro che alimentare sospetti dalle prime fasi della stagione. Sempre secondo Berman, la condizione psicofisica del giocatore avrebbe destato interrogativi sin dall’inizio del training camp, i quali sarebbero andati a confluire in una certa rabbia e instabilità, alla base di episodi come il celebre “thumbs down” contro il Madison Square Garden.

La situazione sarebbe andata peggiorando nelle ultime partite giocate fuori casa, con Randle che si sarebbe estraniato dal resto della starting lineup durante il riscaldamento, senza nemmeno “entrare” nell’huddle pre-partita con i compagni.

Tutte problematiche piuttosto gravi, se si pensa che dal prossimo anno scatterà l’estensione quadriennale da $117 milioni firmata in estate. Se il calo di rendimento potrebbe essere frutto di vari fattori, in primis un calo di tensione dopo la stagione positiva appena trascorsa e la firma del contratto, quello che non si spiega è l’allontanamento dal resto della squadra.

Se, stando alle fonti di Berman, uno dei motivi potrebbe rivelarsi la rapida ascesa di RJ Barrett, un altro autore di New York Post, Ian O’Connor, parla della distanza mantenuta dal resto della squadra anche da parte del Presidente dei Knicks, Leon Rose, che avrebbe presieduto ad una sola conferenza stampa negli ultimi 19 mesi. Vista la (poca) presenza di una dirigenza distaccata e poco comunicativa con il team di Thibodeau, con il quale non sembra esserci alcun tipo di affinità – chiedere a Kemba Walker o Cam Reddish – nelle scelte, l’instabilità di Julius Randle potrebbe rivelarsi tutt’altro che insensata.

I Knicks sono in alto mare, e le preoccupazioni per una delle involuzioni più sanguinose di questa stagione sono più che lecite, soprattutto se riguardano l’aspetto mentale; soprattutto se riguardano un giocatore con quel tipo di contratto; soprattutto se coinvolgono, fra i Big Market, quello che più di tutti ha fatto fatica ad affermarsi negli ultimi anni.