FOTO: NBA.com

Questo contenuto è tratto da un articolo di Cody Houdek per Premium Hoops, tradotto in italiano da Andrea Campagnoli per Around the Game.


Una premessa, prima di parlare di NBA, mi aiuterà a spiegare cosa mi ha spinto a scrivere questo articolo.

Mentre guardavo “Non c’è tempo per morire”, il nuovo film di James Bond, ho pianto. Dopo aver consumato il mio naso e trattenuto imbarazzanti respiri affannosi, sono uscito dal cinema con gli occhi lucidi. Poi, mentre tornavo a casa, ho pensato ancora al film e ho ricominciato a piangere.

Tendenzialmente, tengo le mie emozioni sotto controllo abbastanza bene durante i film. Ma forse, a causa della connessione tematica tra l’intero arco di Daniel Craig Bond e il travolgente senso di fine di un’era, mi ha colpito veramente. Non mi capita spesso nei film, e per questo, “Non c’è tempo per morire” è entrato di diritto nella mia lista dei film preferiti del decennio.

La fregatura è che non so quanto il film sia effettivamente di qualità, anzi. Tra un antagonista insoddisfacente, una trama contorta classicamente bondesca e alcuni dialoghi banali, il nuovo 007 impallidisce in confronto ai candidati Oscar. Come faccio allora a pesare tutti questi elementi? Se un film è profondamente imperfetto ma mi fa provare emozioni più profonde di molti altri film, come dovrebbe influenzare il mio apprezzamento soggettivo dello stesso?

“A Promising Young Woman” attualmente detiene la cintura di mio film preferito del decennio, nonostante lunghi istanti di narrazione lenta e, secondo alcuni, una gestione imperfetta di argomenti delicati. Tuttavia, il suo non seguire le regole del genere “revenge thriller” gli ha permesso di sovvertire se stesso in modi che non capita spesso di incontrare – e per me, questa è la cosa più preziosa che un film può fare: mostrarmi qualcosa che non ho visto.

Quando dico “mostrare qualcosa che non ho mai visto”, non intendo letteralmente. C’è un limite alla trasgressività che sono disposto a sopportare, perché voglio ancora sedermi al cinema tra le 2 e le 3 ore, essere introdotto a un protagonista, avere qualche importante questione drammatica stabilita, e che sorgano dei conflitti. Voglio ancora che il film scorra via secondo le mie regole.

NBA, mostrami quello che non ho ancora visto

Questo mi ha portato a trasare lo stesso discorso relativamente alla domanda sui giocatori NBA che preferisco. “Mostrarmi qualcosa che non ho visto”.

Negli ultimi anni, Stephen Curry, Nikola Jokic e Giannis Antetokounmpo mi hanno mostrato elementi del basket che non avevo mai visto prima. Li avevamo già intravisti, magari: Curry non è il primo grande tiratore, Jokic non è il primo big man con importanti doti di passatore e Giannis non è il primo con doti fisiche incredibili e una straordinaria capacità difensiva; ma avevamo visto delle proto-versioni, delle anticipazioni, che Steph, the Joker e Giannis hanno portato a un livello incredibile.

E proprio come i film, sono disposto a dare loro dei punti extra in qualsiasi ranking, perché le loro innovazioni hanno fatto in qualche modo la storia. Nella mia personale soggettività, almeno.

Ma Cody”, potrebbe dire un pensatore profondamente analitico, “tu stesso hai usato la parola ‘soggettivo’ quando hai parlato di film prima, e il valore/impatto di un giocatore è radicato nell’analisi oggettiva”. Questo è un buon punto. L’obiettivo del basket è vincere segnando più punti dell’altra squadra; quindi, il giocatore che oggettivamente genera il maggior differenziale di punti è, per definizione, il migliore. Un film non ha un obiettivo nelle sue regole; non c’è un film ideale platonico verso il quale tutti i film aspirano, rendendo ogni discussione sul “miglior film” un confronto infruttuoso.

Eppure, fare un ranking tra film o tra giocatori NBA preferiti è più simile di quanto sembri.

L’analisi oggettiva non è sempre così oggettiva

La conversazione sui “migliori giocatori NBA” è in realtà una conversazione radicata nella soggettività tanto quanto nell’oggettività. Facciamo finta per un secondo che qualcuno sviluppi una metrica all-in-one perfettamente accurata, che mostri esattamente l’impatto di un giocatore. Se ci limitiamo a scegliere il giocatore con il più alto valore, dovremmo aver appena iniziato il viaggio alla ricerca del miglior giocatore della lega.

Ora, però, è il momento di porre una quantità significativa di domande. Come si traduce l’impatto in Regular Season nei Playoffs? E quanto è continuo l’impatto sull’intera stagione? La maggior parte di questo impatto viene dalla difesa o dall’attacco, e in che misura le due cose? E come si indaga il fatto che due giocatori possono avere un impatto diverso in contesti diversi?

Queste sono solo alcune delle tantissime domande che si potrebbero fare. Improvvisamente, la risposta oggettiva è diventata profondamente soggettiva nella sua interpretazione. E anche se si dovesse scattare un’istantanea della NBA in questo momento e rispondere oggettivamente ad ognuna di queste domande, difficilmente si terrebbe in considerazione il fatto che la lega sia estremamente dinamica.

Conclusioni?

E dunque, quando rispondo a una domanda sui giocatori che preferisco in NBA, lo faccio soggettivamente.

Il criterio che sta al di sopra di tutto il resto, per me, è: sto vedendo qualcosa che non ho mai visto prima?

Curry ha letteralmente cambiato il modo in cui si gioca a basket, con il suo range e la sua capacità di costruirsi tiri con e senza la palla. Nessuno ha mai giocato a basket come gioca Jokic, e intorno al suo genio offensivo ruota l’attacco dei Nuggets. E proprio come “A Promising Young Woman”, accetterò i difetti di Jokic e mi terrò le cose speciali che fa: so già che farà fatica difensivamente, ma anche che per gli avversari sarà un problema ogni volta che tocca la palla.