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La Regular Season della giovane guardia dei Miami Heat, così come quella della squadra stessa, è iniziata con il botto. Fatto, questo, assolutamente non scontato dopo le difficoltà della scorsa annata, che avevano portato in molti a riconsiderare il reale valore del giocatore. Le prestazioni altalenanti del 2020/2021 cozzavano in maniera importante con quelle offerte dall’allora rookie nei Playoffs e nelle NBA Finals 2020.

Ma nel percorso di crescita di un ragazzo di 20 anni in NBA è lecito aspettarsi degli incidenti di percorso e le giovani stelle devono prepararsi preventivamente alla facilità con cui si passa dall’essere idolatrati all’essere criticati. La differenza alla fine la fa il modo di reagire a queste critiche.

Fuel to the fire.

Queste le parole rilasciate da Tyler Herro a Melissa Rohlin di Fox Sports, che in un recente articolo ha analizzato a fondo le ragioni della “rinascita” del numero 14 degli Heat.

E sorprendentemente, si fa per dire, il tutto è cominciato dalle ore e ore passate in palestra questa estate. “Putting in work”.

Assieme a Drew Hanlen, vera e propria istituzione tra gli skills coach che gravitano attorno al mondo NBA, l’ex Kentucky ha lavorato in primis sulla propria meccanica di tiro, perfezionandola. Si è poi concentrato su esercizi per migliorare l’esplosività muscolare e insieme al preparatore atletico degli Heat ha lavorato per mettere su massa, senza perdere al contempo l’agilità che lo contraddistingue.

Hanlen, anche lui interpellato dalla Rohlin, racconta degli interminabili esercizi ripetuti allo sfinimento, fino a 1500 volte consecutive, e cessati solo quando il ragazzo ritenesse accettabile il modo in cui li eseguiva.

“One more rep, one more rep”, continuava a dire. È davvero qualcosa di ammirevole il suo approccio.

Così come, sempre secondo Hanlen, il fatto che il ragazzo si fermasse a guardare gli allenamenti di Bradley Beal, anche lui seguito dallo stesso coach, per rubarne i segreti. Mettendo per un attimo da parte l’ego, di cui certamente il ragazzo non difetta.

Finora, i risultati sul campo parlano da soli. Tyler è passato dai 15.1 PPG della scorsa stagione agli attuali 21.8; la percentuale dal campo è migliorata di tre punti (dal 43% al 46%), e in più anche i 3.7 assist a partita e i 5.4 rimbalzi sono il massimo fin qui in carriera. Se dovesse continuare su questa falsa riga, il premio di Sesto Uomo dell’Anno sarebbe pressoché garantito (le agenzie di scommesse già non hanno dubbi a tal riguardo).

L’obiettivo, comunque, è uno per Herro e i suoi Heat: il ritorno alle NBA Finals. Magari, questa volta, con un finale diverso.