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Chi non muore si rivede. Ancora, per la quarta volta in cinque anni, sarà Boston Celtics contro Miami Heat ai Playoffs. Con tutto il rispetto e il bene per le altre 13 franchigie dell’est, si sapeva già dall’inizio che in questo lato del tabellone si sarebbe arrivati a questo punto. Certo, magari non in questo modo, non al primo turno, non con questo dislivello. Perché è ovvio: per quanto (come tutti gli altri anni) i Celtics mantengono il favore del pronostico, mai si era arrivati a questa serie con questa disparità, vuoi per la corazzata che Brad Stevens ha costruito questa stagione, vuoi perché, nonostante le pesanti assenze passate, mai gli Heat erano arrivati così martoriati da infortuni ai Playoffs. Quasi tutti i membri del roster hanno saltato un ingente numero di partite, ma soprattutto l’infermeria è ancora piena e non certo di nomi di secondo piano: non saranno sicuramente della serie Josh Richardson, ma soprattutto non vedrà il TD Garden nemmeno Jimmy Butler, aprendo ai più la strada a un facile passaggio del turno di Tatum e compagni. Quindi, visti i numerosi capitoli che hanno visto Spo e Mazzulla contro. e ormai tutte le chiavi tattiche sdoganate, per avvicinarsi alla serie non serve altro che fare un aggiornamento, scaricare l’ultima versione, il DLC di questo ennesimo capitolo, capendo, a ormai quasi un anno di distanza, cosa cambierà ulteriormente.

Il doppio lungo non è più una opzione, ma una necessità

A partire da chi è già a riposo da un po’, una caratteristica chiave di questa serie (e di tutta la run) sarà far funzionare ciò che non è riuscito l’anno scorso e che tanto ha fatto disperare Mazzulla: il doppio lungo. Si è capito ormai, anche per le mosse fatte in offseason e deadline, quanto questa sia una soluzione che piaccia al giovane coach, visto la possibilità di avere sempre tanta rim protection e costringere sempre gli avversari ad avere la loro opzione col miglior spacing possibile. Estraendo da ciò che potevate leggere QUI nel Maggio 2023:

Avere un altro lungo concede più rim protection interna, ovviamente. Adebayo è molto dinamico, può agire palla in mano e ricevere in uscita dai blocchi, ha il suo spot all’altezza del gomito ed è una minaccia dallo short roll per mettere in ritmo i compagni. Ma è anche sottodimensionato e meno pericoloso quando riceve nel dunker spot.


Proprio collegandosi all’ultima parte, non è che i minuti con questa opzione siano stati un grande successo per Boston. Lo si era visto già da subito quando Miami, grazie all’aggressività di Bam e la perfetta esecuzione dallo short roll che aveva messo molto in difficoltà sia Horford che Timelord, e allo spacing di Love nei tanti minuti da backup, aveva fatto sì che Horford e Timelord quasi si perdessero in sé stessi. Sempre dalla nostra ultima preview:

“Partiamo con una situazione base: fin da subito Boston ha riservato un matchup con Horford inizialmente su Butler e Tatum/Brown pronti su Bam per evitare un mismatch dopo lo switch, con gli altri che avrebbero dato aiuto al ferro solo in caso Butler avesse attaccato Horford da subito evitando il gioco in pick&roll. Basta questo per capire che un corpo come quello di Adebayo, se riuscisse con costanza ad attaccare individui più piccoli di lui, convertendo il tiro con il matchup di riferimento, possa essere un’arma perfetta per Miami. L’aggressività del lungo di Kentucky questa volta c’è stata e Boston ne ha risentito soprattutto all’inizio, portando a 6 punti veloci nel primo quarto di gara.

Ma Robert Williams non è Kristaps Porzingis: è con l’ex Washington che tutto cambia, poiché in questa stagione il quintetto con Porzingis e Horford, grazie a uno step del lettone dal lato difensivo (non proprio scontato), è stato uno dei più efficienti per Boston. Infatti, la versione senza Jrue Holiday e con Al produce un Net Rating di +19.6 con uno dei migliori Defensive Rating della lega fra quelli con volumi simili (111.8), e sempre la stessa lineup porta ad abbassare i tiri al ferro degli avversari a solo il 27.2% (miglior dato della lega) convertiti col 61% (69esimo percentile).

Ovviamente per Boston sarà fondamentale ridurre la minaccia da tre per gli avversari proprio nelle stesse situazioni create anno scorso, e infatti il problema statistico maggiore resta il 39% da fuori concesso questa stagione da questa lineup, dato che cala quando ovviamente il doppio lungo non c’è e ad entrare è un altro dei migliori screen navigator della lega (come se non bastasse White) a nome Jrue Holiday. Sarà interessante capire come questa opzione sia traslabile offensivamente, ma faremo il punto più avanti.

No Jimmy: no problem o no party?

Altra sponda, la più grande differenza di cui parlare sarebbe l’assenza del protagonista (o presunto tale) principale: come si adatterà Miami senza Butler. Per quanto gli Heat siano una squadra profondamente diversa rispetto ad anno scorso, che ha aggiunto molte più opzioni al suo gioco – anche se non sempre tutte si rivelano vincenti – e affinato un sistema difensivo elitario già dalla partenza, l’assenza di Jimmy si farà a sentire allo stesso modo, ma non secondo i dati. Infatti, dovuto probabilmente al fatto che in regular season il maggiore sforzo fatto dall’ex Bulls sia stato quello di allacciarsi le scarpe, gli Heat nelle partite senza di lui hanno reso nettamente meglio in molti parametri. Il record di 14-9 non sembra mentire, poiché la lineup più usata e che probabilmente vedremo quantomeno partire in questa serie (Herro, Jaquez, Jovic, Martin, Adebayo) ha un +5.2 di Net Rating, non tanto per il grosso contributo offensivo maggiore, ma perché ha il 98esimo percentile difensivo con 98.3 di Defensive Rating – confermato, volendo, nella partita con Chicago in cui gli Heat hanno subito appena 90 punti.

La più grande mancanza in assenza di Butler si dimostra quindi essere quella di un gran creator e manipolatore delle difese, forse uno di quelli che ha reso meglio nelle ultime edizioni di Playoffs, e che dovrà in qualche modo essere colmato dall’attacco Heat. Vista anche l’assenza di Rozier, almeno per l’inizio della serie, tantissimi compiti di creation cadranno su Tyler Herro, che non ha risposto male nelle due gare di Play-In con 9 assist per notte, ma che è sicuramente un grosso punto interrogativo quando si andrà a trovare davanti una difesa POA nettamente più attrezzata di quella vista fin ora.

Uno delle grosse incognite sarà anche la salute di Duncan Robinson, che tante grane aveva creato nella serie dell’anno scorso per i ragazzi di Mazzulla: il tiratore è sembrato in ripresa nella gara con Chicago prima di tutto da un punto di vista atletico, e poi di rendimento. Ha fatto rivedere quel pallone messo per terra visto per tutta la prima parte di stagione ed è tornato a tirare come suo solito: sarà importantissimo che resti nella condizione di stressare la difesa Celtics come l’anno scorso, ovvero con quei giochi a due con Adebayo, che prevedevano per Duncan l’attacco costante per mezzo di tantissimi tagli e alte percentuali tenute in relocation, ma anche nella conclusione al ferro. Anche se tutti ricordano probabilmente le storie tese con il pubblico di Boston in Gara 7:

Proprio da qui passa forse la più grande arma rimasta a Miami dal lato offensivo: Bam Adebayo. La sua è stata una stagione di grande crescita individuale, dove per svariati motivi gli sono stati assegnati molti compiti e molte responsabilità che lui stesso non è stato capace di gestire al meglio certe volte, come mostrano i numeri, che ha comunque saputo padroneggiare certe altre. In questa serie deve mettere in luce i suoi punti di forza, ovvero la creation in punta a liberare l’area (la più grande risposta di Miami al punto visto sopra) e le capacità di mettere in ritmo i compagni dallo short roll, oltre l’aggressività di attaccare un mismatch dopo i probabili switch che i Celtics andranno a ripetere dall’anno scorso.

Dall’altro lato del campo per Spoelstra non sembra cambiato molto: Miami adesso è quasi ancora più dipendente dalla zona, visto il miglioramento avuto nell’eseguirla, grazie a giocatori dotati di grandissimi scivolamenti come Wright (che avrà minuti importanti) e Jaquez, oltre alla possibilità con l’ingresso in quintetto di Jovic, di far valere la fisicità nel pitturato. Dover rinunciare ai tantissimi tiri dal midrange su ISO o pick&roll giocati dai Celtics per i due primi violini offensivi non è proprio una situazione che potrebbe metterli a proprio agio.

Armare i cannoni

Probabilmente parlando con un qualche tifoso Celtics (e non) riguardo alla serie dell’anno scorso, il primo punto che vi farà notare è “se non avessero tirato con il…”, e probabilmente non avrebbe nemmeno tutti i torti. Resta indubbio che ci sia stato un clinic offensivo in termini di percentuale da tre per gli Heat l’anno scorso, con le prime tre gare chiuse addirittura con il 47.8% dall’arco, ma fa sorridere che probabilmente adesso si siano solo rovesciate le parti. Con le aggiunte di Holiday, infatti, non integratosi proprio con i compiti da creator e facilitatore attesi, e il rendimento straordinario di Hauser, i Celtics sono la squadra che tira meglio da lunga distanza della lega dagli angoli (un irreale 47.3%) e la seconda per tutte le triple tentate (dato che cala al 39.3%), dipendendo in generale tantissimo da questa soluzione anche nella frequenza dei tiri scelti. Qui, come preannunciavamo prima, peserà molto questo fattore nei minuti con il doppio lungo perché, se l’anno scorso lo spacing era appeso ai soliti White, Tatum e Brown in quei minuti, adesso Boston ha un tiratore più che affidabile in Porzingis – e Horford che sì abbiamo visto battezzato in diverse partite di Playoffs, ma sempre con tanto rischio e pochissime certezze dalla difesa. Questo sarà probabilmente il fattore più importante della serie, quanto i Celtics riusciranno a rimanere fedeli a queste percentuali e a questa affidabilità dall’arco, e quanto riusciranno a muovere bene la palla sul perimetro per puntare ad ogni minimo ritardo di esecuzione della zona.

Lato Miami, come detto prima, il tiro sarà imprescindibile. Tutte le armi nominate (Herro in creation, Robinson, Bam) passano da una esecuzione al tiro rispettabile da parte di tutti, e questo fa preoccupare Spoelstra, reduce da una stagione travagliata dal punto di vista dello spacing, molto incostante (tranne per quanto riguarda le corner three, che gli Heat prendono più di tutti, realizzando con un onesto 39.3%) e non proprio eccezionale nelle due gare di Play-In – 13/43 contro Chicago e 13/39 contro Philadelphia. Entrambe saranno totalmente dipendenti dalla soluzione a lungo raggio, entrambe dovranno armare a dovere i propri cannoni.