Le ultime dichiarazioni di The King dopo le polemiche di questi giorni relative ad un suo possibile addio.

FOTO: NBA.com

Questo contenuto è tratto da un articolo di Dan Woike per Los Angeles Times, tradotto in italiano da Alberto Pucci per Around the Game.


L’All-Star Weekend – complice anche la suggestiva ambientazione di Cleveland, OH – ha portato intorno alla figura di LeBron James un gran numero di rumors e speculazioni riguardanti una sua possibile partenza dai Los Angeles Lakers in questa o nelle prossime offseason in direzione Cleveland Cavaliers. Le prime dichiariazioni pubbliche di The King intorno a questo tema dopo la famosa intervista a The Athletic, tuttavia, hanno smorzato i fin troppo facili entusiasmi dei tifosi del Lago Erie, mostrando un James franco e per niente spaventato nel dire le cose come stanno.

I commenti del numero 6 giallo-viola sugli altri general manager (“Giddey sta giocando un gran basket, ma il vero MVP è Sam Presti”) erano semplicemente attestati di stima. Il desiderio di giocare in futuro con Bronny una semplice suggestione. La notizia di una separazione prematura con i Lakers una fake news.

Alla domanda riguardante i propri piani a lungo termine, LeBron ha dato una risposta quantomai diretta.

“Questa è la franchigia in cui mi vedo. Sono qui. Sono qui. Vivo nel momento, da sempre, ma mi vedo in giallo-viola fin quando sarò in grado di giocare. Allo stesso tempo però ho un altro obiettivo, che non so nemmeno se sia realizzabile: giocare con mio figlio. Sarebbe fantastico, penso sia il sogno di ogni padre. La cosa più cool che possa succedere. Ma questo non significa che io non voglia rimanere in questa franchigia.”

– LeBron James

I commenti di James, tuttavia, sono arrivati dopo un importante incontro tenuto a LA tra lo stesso 4-volte campione NBA, Jeanie Buss, il potentissimo agente Rich Paul e Rob Pelinka. Ufficialmente il meeting avrebbe avuto come tema principale la conferma del commitment di James nei confronti della franchigia. Alcune persone presenti al meeting – in forma anonima – hanno confermato l’esito della riunione al Los Angeles Times.

Un membro di alto livello del front office dei Lakers ha dichiarato che le lodi di James a Presti e l’aver definito un terzo ritorno a Cleveland come “una possibilità” altro non sono nient’altro che “rumore”.

Nonostante le rassicurazioni, tuttavia, i dubbi rimangono ancora molti, almeno tra la sempre attenta stampa di LA. Dopo la sconfitta di misura (105-102) di venerdì nel derby cittadino, James – che ha sbagliato il tiro del possibile pareggio – non ha ricevuto domande dalla stampa inerenti alle battute finali del match. La sua conferenza stampa – durata undici minuti – è stata interamente dedicata all’esegesi delle interviste dell’ultimo fine settimana e alla spiegazione del proprio ruolo all’interno del progetto Lakers.

Innanzitutto LeBron ha dichiarato che nell’intervista a The Athletic il tema del ritiro a Cleveland era stato trattato in forma decisamente più allargata e dal punto di vista cerimoniale (attraverso, forse, quei one-day contracts oggi decisamente popolari tra le star NBA). Ha in seguito aggiunto che il suo desiderio di giocare con il figlio sarebbe irrinunciabile nel caso si presentasse la giusta opportunità, ma questo non deve essere visto come un attestato di disistima nei confronti dei Lakers.

Infine, ha concluso dicendo che la causa di queste polemiche è da ricercarsi unicamente nella stagione perdente dei Lakers, soprattutto considerando il fatto che LeBron non conclude una stagione in campo con record perdente dal 2005.

In aggiunta a queste spiegazioni, James ha poi riflettuto sul proprio ruolo all’interno della costruzione del roster dei Lakers. Un ruolo spesso tenuto in carriera, anche se ha deciso di porre dei limiti alla propria influenza.

“Mi chiedono cosa ne pensi e do la mia opinione, ma non sono io a prendere decisioni. Il nostro front office ha un compito ben preciso e non spetta a me deliberare. Lo possiamo dire chiaro e tondo. Spero solamente che la squadra giochi un basket migliore.”

In conclusione ha poi rivolto dei complimenti – forse tardivi – a Rob Pelinka, affermando che la causa principale delle difficoltà dei Lakers sia da ricercarsi negli infortuni di Russell Westbrook e di Anthony Davis, oltre che in quelli subiti da lui stesso.

Alla domanda sulla capacità dei Lakers di costruire un roster vincente, James è poi apparso decisamente possibilista.

“Sono molto fiducioso, lo hanno già fatto e me l’hanno mostrato. Da quando sono qui, Jeanie Buss, Kurt e Linda Rambis e tutto lo staff mi hanno accolto a braccia aperte insieme alla mia famiglia in questa franchigia storica. Cerco solo di fare la mia parte in campo, di ispirare ragazzi e persone che seguono i Lakers, riportando la franchigia al livello cui si è storicamente abituati. Il mio obiettivo è sempre stato solo e soltanto questo.”