Secondo The Athletic, i Celtics hanno considerato una trade che coinvolgeva Horford prima che la squadra iniziasse a vincere una partita dopo l’altra.

Questo contenuto è tratto da un articolo di Bobby Manning per CelticsBlog, tradotto in italiano da Anna Cecchinato per Around the Game.


Ime Udoka non è un allenatore facile da appagare. Dopo che, ormai un mese fa, i Boston Celtics avevano “soffocato” – modo popolare per descrivere la loro difesa ultimamente – i Nets grazie a un parziale iniziale di 28-2, il coach continuava a insistere sugli aspetti su cui la sua squadra doveva migliorare.

Udoka, coach orientato al processo, non identificherebe un singolo punto di svolta per la squadra, che nel weekend ha conquistato la 23esima vittoria nelle ultime 29 partite. Dopo la partita del 6 gennaio contro New York, quando era stata messa alla prova la loro forza mentale, i Celtics hanno toccato il fondo, con 18 vittorie e 21 sconfitte in stagione. Poi, una crescita costante, culminata nelle due recenti striscie da 9 e 5 vittorie consecutive.

Al contrario di Udoka, Brad Stevens, president of basketball operations dei Celtics, non si è fatto problemi a raccontare qual è stato secondo lui il momento in cui tutto è cambiato: quando Udoka ha trovato il posto giusto a Robert Williams III come difensore in aiuto e ad Al Horford in situazioni di pick&roll.

“So bene come possiamo essere al nostro meglio”, ha detto Stevens a 98.5 The Sports Hub. “Sapevo che difensivamente saremmo andati alla grande se fossimo rimasti connessi tra di noi. Probabilmente la cosa più incoraggiante, mentre guardavo la nostra squadra di recente, è che – e Ime ha fatto un ottimo lavoro a livello di schemi difensivi – penso che siano stati molto d’aiuto alcuni aggiustamenti che hanno portato Rob a fare cose diverse, e fungere sia da roamer che da rim protector, piuttosto che essere necessariamente sempre nel vivo dell’azione. E ora, stiamo difendono ad un livello estremamente alto. Ho avuto molte squadre forti difensivamente, ma questo gruppo ha la possibilità di distinguersi anche fra queste.”

La possibilità per Horford di cambiare in aggiunta alla sua stazza e alla sua intelligenza, vicino alla rim protection di Williams III stanno alla base della difesa dei Celtics, al primo posto nella classifica NBA con 105.6 di Defensive Rating (da gennaio: 103.5).

Eppure, Horford, 35enne e parte fondamentale della unit difensiva migliore dei Celtics (con lui in campo: -4.9 punti concessi su 100 possessi), alla trade deadline si è trovato davanti ad un bivio, con la concreta possibilità di finire la stagione altrove.

Il suo contratto prevede 26.5 milioni di dollari per la stagione 2022/23, che i Celtics hanno acquisito da Kemba Walker, di cui si sono liberati in offseason (inizialmente era stata Philadelphia a firmare quell’accordo, per poi cederlo a Oklahoma City).

I Celtics hanno però scelto di trattenere un Horford ritrovato, che sta dando un contributo prezioso in questa stagione; e hanno ceduto Josh Richardson, Romeo Langford, Dennis Schröder, Bruno Fernando, Enes Freedom, P.J. Dozier e Bol Bol, oltre a varie pick future, per alleggerire i libri paga e costruire ulteriormente la squadra intorno alla propria identità difensiva, con le aggiunte di Derrick White e Daniel Theis.

Insomma, non è che Stevens stia costruendo la squadra intorno ad Horford, ma il veterano rappresenta un pezzo fondamentale del puzzle, quantomeno di quello attuale. Tuttavia, quest’estate si andrà incontro ad un altro bivio.

Secondo quanto riportato da The Athletic, Boston avrebbe considerato di scambiare Horford e si sarebbe guardata intorno alla ricerca di un altro lungo. Potrebbe fare una qualche mossa quest’estate. I suoi 26.5 milioni per il 2022/23 sono solo parzialmente garantiti, esattamente per 14.5 milioni fino al 7 gennaio del 2023. Questo apre diverse opzioni in offseason.

I Celtics potrebbero tenerlo in squadra per il training camp e la prima parte della prossima stagione, per poi prendere una decisione valutando anche le sue condizioni (a 36 anni), oppure esplorare il mercato.

Solo la porzione garantita dello stipendio di Horford conterebbe in una trade quest’estate, facendo di lui una pedina da 14.5 milioni, al posto dei 27 attuali. Una volta superata la deadline per la garanzia del suo contratto, poi, riacquisirebbe il suo valore di 26.5 milioni, con il vantaggio di essere un contratto in scadenza. Se però i Celtics avessero bisogno di usare prima di gennaio l’intera cifra in uno scambio, potrebbero farlo passare dalla garanzia parziale ad una totale.

Tutto ciò lascia una vasta gamma di possibilità per dare una scossa al roster quest’estate. E di scenari per il futuro di Horford.

Boston è tornata ad essere casa per Horford e i suoi figli. Se l’anno prossimo dovesse finire in una squadra che decidesse di tagliarlo, il 35enne sarebbe plausibilmente propenso a fare ritorno a Boston. Restare un’altra stagione gli permetterebbe probabilmente di ritirarsi da Celtic o firmare un’estensione team-friendly al crepuscolo della sua carriera.

Per ora, Horford sta ancora dando un ottimo apporto ai Celtics di Udoka, non solo difensivamente. Il suo playmaking dal post alto e i suoi short roll facilitano le cose nell’attacco di Boston.

Garantisce buone spaziature e da dopo l’All-Star break ha più del 37% da dietro l’arco, nonostante questa sia la sua peggior stagione (31.6%) da quando si è avventurato sul perimetro nel 2015.

I suoi minuti con la second unit, in cui di solito gioca una difesa drop, sono fra le migliori lineup di Boston.

Il frontcourt dei Celtics del 2018/19 si è ricongiunto, ad eccezione di Aron Baynes, e tutti ne sono entusiasti. Horford è ancora il papà del gruppo, come fanno ripetutamente notare i suoi compagni di squadra. Una presenza che fa sentire la propria voce quando è necessario e che dà ampiamente il buon esempio.

La sua difesa, la sua fisicità e il suo playmaking costituiscono una base solida per la squadra. Allo stesso tempo, Horford è una decina di anni più vecchio di molti suoi compagni e si mangia quasi un quarto del salary cap.

Big Al non ha salutato alla trade deadline, ma andando avanti inserire il suo contratto in una trade potrebbe essere più importante di ciò che ha da offrire sul parquet.