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È tempo di NBA Finals, e non potremmo esserne più felici. Ad affrontarsi saranno anche due squadre passate sottotraccia nell’arco di tutta la stagione, Miami Heat e Denver Nuggets, rispettivamente ottava e prima nelle Conference di riferimento, uno degli accoppiamenti più peculiari della storia NBA.

Ed è proprio questo il bello. Se da un lato Udonis Haslem si è preso gioco del modello predittivo di ESPN, che assegnava alla sua squadra il 3% di possibilità di battere i Celtics, dall’altro ci sarà la grande rivalsa di coach Michael Malone e compagnia cantante contro la narrativa tossica dei media generalisti (un approfondimento QUI).

Arrivando molto rapidamente alle assenze, non ci sarà Victor Oladipo, per i soliti problemi al ginocchio, mentre Tyler Herro salterà Gara 1, ma sembra continuare a fare progressi su progressi, essendo tornato a svolgere lavori di contatto, stando a coach Erik Spoelstra.


Senza indugiare oltre, in una serie che vedrà coach Spoelstra cercare di adeguare la propria difesa camaleontica all’attacco dalle mille pigmentazioni di Michael Malone, andiamo a scoprire quali saranno i 3 fattori chiave:

1. La difesa su Nikola Jokic

Il primo punto su cui viene da riflettere è sicuramente il problema numero uno per Miami, anche bello grosso. In un cammino Playoffs in cui sono riusciti a distinguersi per una difesa intensa, che è riuscita a sostenere le evidenti lacune offensive, gli Heat non hanno ancora avuto necessità di affrontare un sistema come quello dei Denver Nuggets, con un lungo con quelle qualità offensive, capace anche di mettere in ritmo i compagni in modo elitario. Anche perché, di Nikola Jokic, ce n’è solo uno.

Proprio per questo, la coperta di soluzioni a disposizione si fa corta. L’approccio di Miami sarà lo stesso, che in altre sedi abbiamo definito “a sfera di Hoberman”: tanti corpi nel pitturato, possibilmente con un uomo sulla palla e una seconda linea in aiuto, circondando il portatore avversario di uomini pronti sia a fare stunt, sia – sulla transizione di palla – ad aprirsi con rapidi X-out verso i tiratori.

Proprio a causa della presenza di un passatore di questo tipo, sarà da escludere a prescindere la zona. Nonostante abbia rappresentato la chiave per portarsi a casa le Eastern Conference Finals, i Denver Nuggets, grazie allo spacing dinamico che riescono sempre a garantire sul perimetro, sono stati il miglior attacco in Regular Season contro questo tipo di difese. Possibile invece qualche uso sporadico nei (pochi) minuti in cui Jokic sarà seduto e Malone schiererà il solito quintetto piccolo con Jeff Green e Aaron Gordon.

Per il resto, l’approccio di Denver sarà molto chiaro: cercare di regalare al proprio lungo ricezioni profonde, garantendogli di sfruttare il proprio vantaggio in termini di stazza e taglia nei confronti di chiunque, incluso il matchup principale, Bam Adebayo. I numeri contro di lui parlano chiaro, li trovate a inizio paragrafo, con l’ultima sfida stagionale che ne è stata un manifesto, nonostante il lungo degli Heat si sia battuto come un leone.

Senza Jamal Murray, senza Aaron Gordon, i Nuggets hanno però trovato tanti modi creativi di regalare a Jokic ricezioni comode in post basso. Su tutte, le collaborazioni a tre che partono dai blocchi lontane dalla palla. Anche con Bruce Brown da portatore e Vlatko Cancar sul parquet (comunque un buon passatore), Malone è riuscito a disegnare occasioni ghiotte per il due volte MVP, che non si è fatto cogliere impreparato.

Spoelstra non potrà nemmeno affidarsi al raddoppio sistematico, soluzione poco auspicabile: impegnata a difendere sui tagli e occupare l’area, sbilanciandosi con raddoppi, Miami darebbe il via libera al movimento sul perimetro dei Nuggets, giocando col fuoco e rischiando di mettere in ritmo l’attacco dei Nuggets.

Anche un giocatore più “battezzabile” come Aaron Gordon è dotato di tempi di taglio stratosferici, che porterebbero la difesa o a un maggiore collasso nel pitturato, o a una ricezione facile per una schiacciata. Un esempio è nel secondo tweet qua sotto, prima clip, con Cancar che chiude un facile layup.

Si tratta di un esempio del perché Miami non potrà fare affidamento nemmeno sui cambi, mai, pertanto dovrà cercare di mettere tanta pressione sulla palla, magari con i soliti hedge aggressivi sul pick&roll, per poi recuperare.

Ed ecco che si torna alla sfera di Hoberman. Tanti corpi nel pitturato, cercando di non allontanare Adebayo dal ferro per non perdere le poche capacità di rim protection di Miami. Proprio per questo la soluzione più auspicabile almeno dai nastri di partenza potrebbe essere qualcosa che avevamo già visto sistematicamente al primo turno contro i Timberwolves, replicato in maniera molto peggiore dai Los Angeles Lakers: impiegare un difensore più “piccolo” su Jokic nelle ricezioni spalle a canestro, che lotti cercando di forzare l’high post, e un rim protector di livello in roaming nei pressi del ferro.

I Timberwolves sono quelli che hanno avuto più successo con questa strategia, lasciando a Towns il compito di restare attivamente su Jokic con Gobert in aiuto, mentre i Lakers hanno provato a fare lo stesso rispettivamente con Rui Hachimura e Anthony Davis. La versione di Miami in questo caso prevedrebbe l’impiego di una lunga rotazione di ali e Adebayo in roaming al ferro.

In questo senso molto probabile, fra gli altri, l’utilizzo di Haywood Highsmith, entrato benissimo nelle due partite in cui è stato impegnato con Boston, così come con Milwaukee, e rivelatosi un affidabile energy guy dalla panchina per Spoelstra, dotato di qualità fisiche che possano infastidire Jokic maggiormente rispetto ai vari Caleb Martin, Kevin Love o addirittura Jimmy Butler – il quale si troverò comunque accoppiato sporadicamente al due volte MVP.

Anche questa è una soluzione che porta indubbiamente problemi per Miami. Gli stessi Lakers, con un materiale difensivo molto più adatto, hanno fatto fatica a usare questa soluzione con continuità, a causa del grande rischio derivante dal trascurare i taglianti di Denver o regalare un sovrannumero ai tiratori sul perimetro.

Proprio in Gara 2 delle Western Conference Finals, al netto di molte difese di questo tipo, i Nuggets avevano aumentato il volume di tiri nel pitturato rispetto a Gara 1 (27 su 43), riuscendo anche ad approfittare degli spazi creati dai taglianti per mettere in ritmo Jamal Murray e Michael Porter Jr. (53 punti combinati e 10/21 dall’arco).

2. Tutti gli altri Nuggets

Per quanto le difficoltà sul serbo siano note, non è che gli altri elementi dei Denver Nuggets stiano rendendo male. Murray sta giocando dei Playoffs stellari, così come Kentavious Caldweel-Pope e Michael Porter Jr., se si guarda solo alla metà campo offensiva, mentre Aaron Gordon offre grande solidità su entrambi i lati, agendo da minaccia nel dunker spot e soprattutto sui tagli. Questo, senza calcolare tutti gli altri in uscita dalla panchina, da Bruce Brown a Jeff Green, passando per il rookie Christian Braun.

Al di là della lista della spesa, quel che è importante evidenziare è il costante movimento nel sistema offensivo di coach Malone. Sul pick&roll o su un qualsiasi hand-off, c’è sempre una soluzione pronta in caso di marcatura aggressiva sulla palla, a partire dall’uso da bloccante dello stesso Murray per le uscite dei vari MPJ o KCP. I giochi a 3 si sono rivelati letali per tutto l’arco di questi Playoffs, condannando le difese avversarie a brancolare nel buio o a sfinirsi dietro uscite e tagli.

Uno degli esempi con Murray da bloccante: qui Anthony Edwards gli nega la ricezione, così Jamal va a portare un blocco per l’uscita di KCP

Miami sembra comunque in condizioni migliori rispetto a chiunque altro quando si tratta di tenere sotto controllo i movimenti lontano dalla palla. Come detto, gli Heat tenderanno a occupare molto l’area, concedendo come al solito qualcosa sul perimetro, soprattutto qualora fosse presente un tiratore più battezzabile come Aaron Gordon.

Con ogni probabilità Miami cambierà molto sui blocchi senza palla e sui flare giocati molto dai Nuggets in questa stagione, tenendo nel mentre attenzionata l’area e scoprendo temporaneamente i fianchi. Questo tipo di difesa richiede un livello di precisione altissimo e attenzione massima da parte dei difensori lontani dalla palla, e il pericolo principale deriverà dalle disattenzioni dei difensori davanti al ritmo incalzante che tiene Denver in queste situazioni.

Quanto al pick&roll, filosofia completamente diversa. Difficilemente vedremo Miami concedere uno switch sulla palla, per non ritrovarsi con matchup facilissimi per Jokic come quelli visti sopra. Qui entrano le capacità di Butler e compagni di difendere show/hedge sul portatore, limitando il vantaggio derivante dal blocco e consentendo al difensore sulla palla di recuperare.

Anche qui, comunque, sarà necessario agire sempre con i tempi giusti, essendo i Nuggets dotati di grandi trattatori di palla, e essendoci sempre a disposizione un lungo come Jokic in appoggio. Anche con i Celtics ha funzionato a fasi alterne.

In generale, i Nuggets partono con un’enorme vantaggio in termini di taglia e, a differenza dei Celtics o dei Bucks (che sulla carta erano comunque sopra da questo punto di vista), hanno un sistema offensivo pressoché inarrestabile, con molte meno debolezze a cui aggrapparsi.

La stessa questione di ritenere Gordon battezzabile è problematica, dal momento che – come detto e ripetuto – si tratta di un tagliante d’élite, molto intelligente e sfruttabile sia come bloccante, sia come connettore, trattandosi di un passatore sottovalutato. Una bella gatta da pelare per gli Heat.

3. Il pick&roll di Miami

No, ovviamente non sarà solo la sfida del sistema difensivo di Spoelstra contro quello offensivo di Malone. I Miami Heat sono stati bravissimi, in questi Playoffs, a saper coordinare alla perfezione due elementi: azioni on ball, come empty-side pick&roll o dribble hand-off, con tante uscite off ball.

La ricetta perfetta per giocare sulle debolezze dei Nuggets e, soprattutto, di Nikola Jokic. Tra le tante avversarie trovate nel cammino fin qui da Denver, non abbiamo ancora visto squadre che sfruttavano troppo il coinvolgimento del lungo serbo sul pick&roll, o almeno non abbastanza (alcuni esempi QUI con Anthony Edwards e QUI con Devin Booker).

In queste Finals, invece, affronteranno probabilmente la miglior squadra ad abusare di questa tecnica per muovere la difesa, con Spoelstra che fa del mismatch hunting il suo cavallo di battaglia da anni. Le risposte di Denver potranno essere diverse, a partire dalla più conservativa drop coverage, più o meno profonda a seconda di quanta pressione si vorrà mettere sulla palla.

Ed è qui che Jimmy Butler dovrà salire in cattedra:

Il matchup iniziale della stella di Miami potrebbe essere Aaron Gordon, specialmente off ball per impedirne le ricezioni al ferro (un approfondimento QUI), per non concedere un vantaggio di taglia, ma anche KCP ha mostrato di poter reggere diversi minuti sull’ex Chicago, soprattutto se si trattasse di mettere pressione nelle situazioni con Butler da portatore. Eventualmente, comunque, corpi come quello di Bruce Brown, Jeff Green o Christian Braun completano forse il personale più attrezzato per arginare Jimmy sui 48 minuti.

Il coinvolgimento di Jokic sarà quindi fondamentale. Un Butler aggressivo sarà essenziale per costringere i Denver Nuggets sia a rinunciare alla drop, portando così agli show di Jokic e aumentando le possibilità di creare sovrannumero – manna dal cielo per un eventuale Bam Adebayo in appoggio, sia Malone a portare lontano dalla palla il lungo serbo.

Se Miami riuscirà a sfruttare bene la drop coverage avversaria, dimostrandosi aggressivi con i loro empty-side pick&roll per isolare i difensori sulla palla, Denver potrebbe soffrire questa situazione, alla quale reagirà lasciando sempre uno fra Gordon e Porter Jr. (più quest’ultimo, se Gordon sarà sulla palla) in aiuto dal lato debole.

Questo porterebbe a battezzare qualcuno (presumibilmente Martin) da trovare sullo short roll di Adebayo, o addirittura che possa portare un blocco per aprire la linea verso un tiratore. In questo senso, occhio al ritorno di Tyler Herro, che non solo fornisce un importantissimo spacing per Miami, ma è una vera (e unica forse) alternativa a Jimmy Butler nel ruolo di portatore in questo tipo di attacchi.

In questo caso è Love a fare da bloccante sul pick&roll, con Adebayo ignorato in angolo: skip pass di Butler e palla a Bam, che regala un tiro facile a Vincent con l’hand-off

Infine, per fare in modo che Jokic non si trovi a proprio agio, saranno importantissimi gli hand-off di Adebayo (QUI un approfondimento a parte), utili a portare il lungo lontano dal perimetro. L’adattamento ideale in queste situazioni prevede che il lungo salga per negare la conclusione al tiratore di Miami, mentre l’inseguitore dovrà fare il possibile per posizionarsi sull’eventuale linea di passaggio per Adebayo dopo l’hand-off.

Qualora la palla passasse comunque nella “tasca”, regalando a Adebayo una ricezione a centro area in 4-contro-3, i Nuggets dovranno avere sempre un giocatore in aiuto al ferro e posizionare gli altri due “fra i pali”, cioè pronti a scattare per il closeout sui tiratori al momento della transizione di palla.

Se l’aiuto al ferro dovesse arrivare con i tempi giusti, magari facendo un passo in più verso Adebayo dopo la ricezione per mettergli pressione, disturbando il passaggio fuori, i Nuggets potrebbero accettare di convivere con i tiri dalla media di Bam, che chiude con percentuali altalenanti.

Vediamo chi avrà la meglio in queste Finals, se la sfera di Hoberman in mano a coach Spoelstra o l’inarrestabile potenza di fuoco di coach Malone.