FOTO: NBA.com

L’NBA multa, l’NBPA – o Associazione Giocatori – risponde. La questione riguardante James Harden è ormai la sola cosa di cui si parli per quanto riguarda la pallacanestro d’oltreoceano, e anche giustamente, considerando la vasta eco riprodotta a livello mediatico. Dopo l’attacco senza filtri a Daryl Morey, la Lega si è mossa come prevedibile, optando per una multa salatissima di $100.000, “risultato soprattutto della minaccia (nemmeno tanto velata) di non presentarsi al training camp dei Sixers, che viola le regole della lega sulle richieste pubbliche di trade da parte dei giocatori“, secondo il nostro approfondimento QUI in base al report di Adrian Wojnarowski. Lo stesso Woj che, qualche ora più tardi, ha diffuso le parole della NBPA riguardo alla sanzione:

“Ci dissociamo con rispetto dalla decisione della Lega di punire James Harden per i recenti commenti, reputando che essi non violino le regole contro le richieste pubbliche di trade. Abbiamo intenzione di presentare un reclamo e di tenere un’udienza sulla questione con il nostro Arbitratore.”

– NBPA

Dopo l’investigazione avviata dalla Lega, Harden e i 76ers ne sono usciti – in un certo senso, al netto della situazione tragica – “puliti”: è stata infatti confermata la versione secondo cui il “bugiardo” rivolto dal giocatore a Morey sarebbe stato il risultato di un mancato scambio immediato dopo la scelta della player option, e non di un accordo sottobanco stipulato illegalmente fra le parti. I 76ers adesso hanno tutto il diritto di provare a trattenere Harden, che si trova in una posizione di svantaggio a causa delle regole introdotte dal nuovo CBA:


“Una clausola del CBA sostiene che, se un giocatore non rispetta i propri impegni verso una squadra per più di 30 giorni dopo l’inizio dell’ultima stagione coperta dal suo contratto, questo comportamento può essere considerato una violazione dello stesso contratto; in tal caso, può essere vietato al giocatore di entrare in free agency e di firmare con qualsiasi altra squadra di basket professionistica, anche al di fuori dell’NBA, a meno che la franchigia con cui ha giocato l’ultima volta non sia espressamente d’accordo”.

Un tira e molla destinato a prolungarsi ancora e ancora, in attesa degli sviluppi previsti per il training camp di fine settembre, quando la strategia di James Harden verrà definitivamente allo scoperto.