In esclusiva da The Philadelphia Inquirer, le riflessioni di Keith Pompey sulla trade potenzialmente più calda della deadline.

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FOTO: Chron.com

Questo contenuto è tratto da un articolo di Mike Sielski per The Philadelphia Inquirer, tradotto in italiano da Alessandro Di Marzo per Around the Game.


Sin dai primi giorni a Houston, Daryl Morey aveva un chiaro obiettivo in mente: portare in Texas James Harden. E così fu: due giocatori e tre scelte al Draft agli Oklahoma City Thunder, il Barba ai Rockets. 

Al tempo, Harden era partito titolare per sole 7 volte in tre stagioni NBA, ma aveva già partecipato ad una Olimpiade, e Morey era convinto che la convivenza con Russell Westbrook e Kevin Durant potesse limitare lo sviluppo delle sue grandi qualità.

In poco tempo, nel corso di un sabato dell’ottobre 2012, la trade fu completata. La felicità di entrambi fu subito resa nota attraverso una clip video del lunedì seguente, dopo la prima conferenza stampa del Barba con gli Houston Rockets, che ritraeva i due sorridenti, spalla a spalla.

“Credetemi, l’abbiamo studiato a lungo e credo che ancora oggi sia sottovalutato”, disse Morey quel giorno. “Quando si imporrà come star qui a Houston, la gente allora capirà di che pasta è fatto davvero.”

E così fu: in 8 stagioni e mezzo, prima dello scambio che lo ha portato ai Brooklyn Nets, Harden ha sempre giocato l’All-Star Game, vincendo un MVP, tre scoring title e trasformandosi nella superstar in cui Morey aveva sempre creduto. È mancato solo l’anello (anzi, anche le NBA Finals), disperatamente cercato con l’ingaggio di giocatori da affiancargli come Dwight Howard e soprattutto Chris Paul, e alla fine Russell Westbrook. Il primo violino, comunque, era sempre Harden.

A Philadelphia, Morey lavora da President of Basketball Operations e non da General Manager, ma la volontà di portare James Harden in squadra non è mai venuta meno. Ci ha provato nel corso della scorsa stagione, e ci potrebbe riuscire entro la trade deadline di domani sera.

Il suo obiettivo è tanto quello di accogliere il Barba, quanto quello di ottenere il massimo possibile dall’addio di Ben Simmons, che dovrebbe necessariamente essere parte di un’ipotetica trade (in cui Harden potrebbe non essere l’unico giocatore di Brooklyn a volare in Pennsylvania).

Oggi Harden è indubbiamente il miglior giocatore che i 76ers possano ricevere per Simmons, considerando anche il possibile super-fit con Joel Embiid. Morey al comando rappresenta LA motivazione per credere in questo scenario.

“È fattuale che James Harden sia un miglior scorer di MJ.”

– Daryl Morey (2019)

“Non solo è un grande giocatore in campo, ma è anche uno che fa di tutto per vincere. Mi facilita il lavoro.”

– Daryl Morey (2020)

Ci sono, però, anche degli aspetti controversi da valutare.

Harden, oggi, ha già 32 anni, e non scende in campo dal 3 febbraio a causa di dolori al polpaccio: gli ostacoli anagrafici iniziano a farsi sentire. In più, ingaggiarlo vorrebbe dire cambiare radicalmente il sistema di gioco Sixers, e qui Morey dovrebbe lavorare ulteriormente per far quadrare il tutto al meglio nel breve e nel lungo periodo. Perché non è automatico che scambiare Simmons per il miglior giocatore disponibile sia una vittoria: il contesto deve essere adatto.

E poi: chi tra Tyrese Maxey, Matisse Thybulle (e Seth Curry) dovrebbe essere sacrificato? Quanto positivo dovrebbe essere l’impatto di The Beard per rendere questo sacrificio vantaggioso? E ancora: se Simmons ai Nets rendesse Brooklyn ancor più dfficile da battere (specialmente considerando l’apporto difensivo che potrebbe garantire)?

Dopo quasi 10 anni dal primo incontro Harden-Morey, quello scatto del 2012 potrebe avere una “parte 2”.