Questo articolo, scritto da David Dennis Jr. per The Undefeated e tradotto in italiano da Davide Corna per Around the Game,è stato pubblicato in data 15 ottobre 2021.


Kyrie Irving è diventato il centro dell’universo NBA, visto che il suo rifiuto di vaccinarsi contro il Covid-19 lo rende ineleggibile per le partite casalinghe e gli allenamenti dei Brooklyn Nets. La franchigia ha risposto affermando che non pemetterà a Irving di partecipare alle attività della squadra fino a che non si sarà vaccinato, e Kyrie ha finalmente rotto il suo silenzio dopo settimane di speculazioni riguardo alle sue motivazioni.

The Athletic ha pubblicato nei giorni scorsi un articolo in cui descriveva come Irving voglia essere la “voce di coloro che sono senza voce”, riferendosi alle persone costrette a vaccinarsi per mantenere il proprio lavoro. Poi, lo stesso Irving è andato Live su Instagram per una live di 20 minuti: “Non si tratta di essere anti-vax o di schierarsi da una parte o dall’altra. Si tratta di essere coerente con ciò che mi sembra giusto”.

Questa diretta non ha contribuito a indebolire l’impressione che Irving stia fraintendendo chi sia davvero senza voce, e che si rifiuti di capire che critiche e fact-checking sono ben diversi dalla “persecuzione”.

Spesso durante la sua carriera Irving è stato criticato per le sue idee espresse fuori dal campo. In alcune occasioni, le critiche nei suoi confronti erano senz’altro condivisibili, come nel caso delle sue affermazioni sulla forma della Terra (per le quali si è poi scusato); in altri casi, invece, i critici erano malinformati, come coloro che l’hanno preso in giro per aver bruciato della salvia all’interno del TD Garden di Boston prima di una trasferta con i Nets. Penso però che la reazione al suo rifiuto di vaccinarsi contro il Covid-19, mentre muoiono centinaia di americani ogni giorno, è in larga misura comprensibile.

Certo, Irving deve avere il controllo sul proprio corpo, ma la sua decisione, quando si tratta di una questione di salute pubblica, è soggetta alle critiche. “Se sarò demonizzato per il fatto di avere dei dubbi e di prendermi del tempo per decidere riguardo alla mia vita”, ha detto, “allora è così che deve andare”. Ma Irving non viene demonizzato per ciò che crede. Sta invece affrontando una comprensibile reazione al fatto che sta perpetuando un messaggio che non aiuta a combattere una crisi sanitaria globale. Non si tratta di un caso in cui qualcuno viene punito per un pensiero indipendente.

FOTO: NBA.com

Muhammad Ali venne esiliato dalla boxe per anni a causa della sua posizione antibellica. Colin Kaepernick è stato sostanzialmente allontanato dalla NFL dopo aver tentato di attirare l’attenzione sulla brutalità della polizia (una posizione che, se posso aggiungere, ha spiegato in maniera completa e intelligente in diverse conferenze stampa). Questo è ciò che è accaduto ai liberi pensatori che hanno agito per aiutarci a sentirci ed essere più liberi. Irving invece sta alimentando il pensiero degli anti-vax, e per questo è stato celebrato dalle stesse persone che avevano attaccato gli attivisti che ho nominato prima. Si tratta di un gruppo che include Donald Trump Jr., che ha dichiarato che Irving si è sacrificato più i quanto abbia fatto Kaepernick; il senatore texano Ted Cruz vorrebbe che Irving arrivasse tramite trade agli Houston Rockets, squadra per cui tifa; e un nucleo di giornalisti di Fox News stanno lodando Kyrie per essere in controtendenza rispetto al sistema vaccinale.

Queste ultme figure che ho menzionato, dotate di un certo potere e di una certa visibilità, usano la posizione anti-vax per guadagnare influenza su una fetta di cittadini americani, che poi riporta queste posizioni nei meeting, sui social media, nei centri vaccinali e in qualunque altro posto possano diffondere il loro credo. E Irving, che sottolinea di star pensando con la sua testa, sta finendo per seguire il loro copione, e sta venendo celebrato per una retorica pericolosa – per poi lamentarsi di essere demonizzato per questo.

Sapete chi penso che sia davvero senza voce? I lavoratori che devono sostenere le proprie famiglie; gli anziani nelle case di riposo, morti da soli mentre l’epidemia si diffondeva nelle loro stanze; gli addetti nel settore della distribuzione alimentare; i detenuti nelle carceri in cui si è diffuso il virus. Questa è la vera gente senza voce, ed è la gente che Irving sta tradendo.

Come ho scritto settimana scorsa, l’atto di vaccinarsi è una questione di giustizia sociale, e non si può dire di mettere le vite dei neri al primo posto… rifiutandosi di contribuire ad arginare l’onda di un’epidemia che sta mietendo vittime soprattutto fra gli afroamericani.

Lo hanno affermato i virologi e gli attivisti. Le persone che stanno lavorando per portare uguaglianza per le comunità nere stanno chiedendo a persone come Irving di vaccinarsi. La sua posizione è all’opposto del supporto per i più vulnerabili fra noi.

Irving si è sempre dimostrato una persona che si preoccupa e si batte per la giustizia sociale e per aiutare i più bisognosi. Ad esempio, ha speso 1.5 milioni di dollari per aumentare gli stipendi delle giocatrici WNBA e ha contribuito a costruire un centro a energia solare in Pakistan. Ecco perché questa controversia, personalmente, è particolarmente frustrante. Vedo il suo rifiuto di vaccinarsi in contrasto con gli atti caritatevoli e di impegno sociale in cui si è sempre distinto. Si sta rendendo un eroe per coloro contro cui crede di combattere, e un ostacolo per quelle persone per le quali ha sempre detto di voler combattere.