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Nella tarda serata (italiana) di ieri, Kevin Durant è stato protagonista della press conference introduttiva organizzata dai Phoenix Suns, di fronte a frotte di fan, impazziti alla sola vista dell’ex Nets. In arena, moltissimi i giornalisti presenti e altrettante le domande interessanti.

Le prime parole ufficiali di Durant innanzi alla Valley Nation sono state le seguenti:

“Wow. Lo apprezzo molto. Non credo di meritarmelo, ho fatto tante grandi cose nella pallacanestro ma ancora nessuna con la canotta dei Suns e conto di farlo, voglio fare del mio meglio per voi. Adoro questo caldo benvenuto, ma ho ancora molto lavoro da fare.”


Quest’ultimo è stato un punto su cui la superstar è tornata anche più avanti, dimostrandosi molto maturo e consapevole delle proprie responsabilità. In particolare, l’attenzione per le buone giocate e per la produzione in campo sembra essere al primo posto in assoluto per KD:

“Ovunque io sia stato i fan mi hanno accolto calorosamente, ma sento di dovermi mettere alla prova ogni giorno. Fissano uno standard alto per i giocatori qui, e io voglio raggiungerlo ogni notte. Sento di dovermi mettere alla prova. Voglio inserire solo buone giocate nelle registrazioni, è l’unica cosa che mi preoccupa in questa fase della carriera. Proverò a fare questo per i tifosi dei Suns e spero che mi potranno accettare anche dopo questo.”

Infine, sempre a tal proposito, questo senso di responsabilità si presenterà ancora più chiaro, quando gli verrà chiesto se una mancata vittoria del titolo corrisponderebbe a un fallimento:

“So che c’è pressione perché sono uno dei migliori giocatori di pallacanestro di sempre, perciò ogni volta che scendo in campo tutti si aspettano grandi cose. Ma io apprezzo il gioco sempre di più ogni giorno che passa, perciò non me la sento di dire che qualcosa è un fallimento se sono in grado di giocare a pallacanestro. Ma capisco queste cose e faremo il possibile per sfruttare questa opportunità.”

L’ex Nets ha ripetuto spesso durante l’intervista di aver sempre apprezzato l’ambiente di Phoenix nel corso della propria carriera, stimando i fan seppur da avversario. La recente crescita, con James Jones come President of Basketball Operations e l’assunzione di Monty Williams come head coach, avrebbe giocato un ruolo decisivo, oltre ovviamente alla presenza di giocatori che Kevin Durant apprezza molto, come Chris Paul, Deandre Ayton e soprattutto Devin Booker.

“Il gioco di Devin è ‘puro’. Può segnare da ogni zona ad alta efficienza, è atletico, anche se non lo diresti, non so da dove tira fuori certe schiacciate. E’ uno scorer silenzioso e efficiente, si preoccupa del proprio lavoro dentro e fuori dal campo, è maturo. Voglio fare parte del suo viaggio e vedere quanto bene potrà fare da qui in avanti. Si tratta di uno di quei giocatori che ammiro e credo che qualcuno dovrebbe tenere lezioni sul suo gioco quando si sarà ritirato, si può imparare molto da quello che fa in campo.”

Nonostante un pubblico che a malapena consentiva di parlare, Kevin Durant è stato capace di rispondere alla domanda che tutti aspettavano a Phoenix, quella riguardante il titolo, che i tifosi Suns non hanno mai potuto toccare con mano e che bramano ancor di più dopo le Finals 2021:

“E’ per questo che giochiamo a pallacanestro, ma mi preoccupo di più di quello che facciamo ogni giorno come squadra, quelle cose che voi da fuori non potete vedere. Penso sia questo che conduca ai titoli e che metta nella posizione di vincere, il lavoro quotidiano. So quanto importante sia un titolo per una franchigia e una città. Ho preso parte a due di questi e sto cercando di rimettermi in carreggiata per riuscirci ancora. Questa fan base è alla ricerca di un vincente, e io voglio andare là fuori e dimostrare ogni notte che abbiamo la possibilità di vincere.”

Infine, la parte indubbiamente più succosa. Nick Friedell, reporter di ESPN che ha seguito molto da vicino i Brooklyn Nets, era presente in arena ed è stato accolto dai fischi del pubblico presente non appena ha preso parola, chiedendo a KD della sua esperienza appena conclusa:

“Ci sono stati molti alti e bassi, ma ho amato quello che abbiamo messo insieme a Brooklyn. Tutti lo amavano, perciò ho costruito una famiglia lì. Saranno per sempre parte della mia vita. Non abbiamo raggiunto quello in cui speravamo, come vincere il titolo, ma ho amato tutto. Abbiamo provato a fare del nostro meglio ogni giorno, indipendentemente da quello che dicessero i media o che accadesse con i nostri compagni.”

Da qui, Durant continua a parlare con voce rotta e occhi lucidi:

“Mi emoziono parlando di questo perché sono stati quattro anni speciali della mia carriera, dopo l’infortunio al tendine d’Achille. Mi hanno aiutato molto a superarlo, non ho nulla di male da dire su nessuno di loro.”

Dopo aver augurato il meglio ai nuovi Nets (“Hanno un futuro radioso davanti”), ancora parole sull’uscita da Brooklyn, sempre su una domanda di Friedell (ancora non troppo apprezzato), questa volta su quello che non abbia funzionato:

“Non siamo stati abbastanza insieme sul campo. Penso che se guardiamo a quelle 16 gare [sorride, ndr] che abbiamo giocato assieme io, Kyrie e James (Harden), si trattava di una fantastica pallacanestro. Ma per vincere un titolo e essere una grande squadra, hai bisogno di più tempo in campo. Sul motivo per cui non siamo stati in campo insieme è un’altra storia, ma semplicemente non abbiamo avuto abbastanza tempo. E questi sono giocatori da Hall of Fame dai quali ho imparato molto ogni giorno. Auguro a loro il meglio, semplicemente non ha funzionato.”

Infine, per chiudere, la domanda sulla reazione alla domanda di scambio da parte di Kyrie Irving:

“Sono rimasto frustrato per non aver potuto finire l’annata insieme. Pensavo che ci trovassimo in una fase positiva, stavamo costruendo la cultura che avevamo sempre desiderato. Sentivo come se stessimo costruendo una chimica, ma non sapevo nulla della situazione di Kyrie e del suo rapporto con l’organizzazione, perciò non ci avevo pensato. Mi stavo concentrando solo sul campo, e la squadra stava andando benissimo.

Questa cosa ci ha privato della nostra identità. Irving era una parte enorme di quello che eravamo, lo era il suo gioco, è un Hall of Famer, un grande giocatore capace di fare tutto in campo e su cui facevamo affidamento. Perciò senza di lui non avevamo più una chiara identità, è stato un cazzotto allo stomaco per me.

Ho amato giocare con quei ragazzi durante l’anno, sentivo che ci fossero alcuni che stessero salendo di livello e facendo cose che non si erano viste negli anni precedenti. Mi è piaciuto tutto di questa esperienza, è stata dura non concludere la stagione. Ma ho provato ad andare avanti in fretta, concentrandomi sulla mia riabilitazione. Tutto è successo troppo in fretta, ma sono felice di essere riuscito a risolverla così.”

Chiudendo tutto, quando rientrerà Kevin Durant? Lo ha detto lui stesso:

“Non lo so, ma spero davvero presto. Spero che possiate percepire il mio entusiasmo quando sarò in campo, ma per adesso seguo le indicazioni dello staff. Spero prestissimo dopo l’All-Star Break.”