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Facendo un rapido recap, le ultime due stagioni per i Brooklyn Nets sono state a dir poco tumultuose. L’avvio nel silenzio delle arene chiuse a causa della pandemia aveva portato buoni risultati, con Kyrie Irving e Kevin Durant che potevano finalmente disputare delle gare insieme con Steve Nash alla sua prima esperienza da head coach. A metà gennaio 2021 arriva la clamorosa notizia della trade che porta James Harden a Brooklyn e la conseguente creazione di un big three da sogno, ma le cose non vanno come i Nets speravano.

Per tutto l’anno Durant patisce problemi fisici e lo stesso Harden comincia a sentire dolori al flessore. Ai Playoffs l’ex Rockets è costretto ad alzare bandiera bianca nella serie contro i Milwaukee Bucks, salvo poi tornare per le ultime tre partite in condizioni per nulla ottimali, ed anche Kyrie Irving subisce una distorsione alla caviglia che lo terrà ai box.

La stagione 2021-2022 si apre con la notizie che proprio Kyrie è messo fuori rosa a causa dell’impossibilità di disputare le partite casalinghe, il rapporto tra Durant ed Harden sembra sempre meno idilliaco ed nell’ultimo giorno di mercato the Beard viene spedito a Philadelphia insieme a Millsap in cambio di Ben Simmons, Seth Curry ed Andre Drummond oltre che ad una first pick. In quella stagione i Brooklyn Nets escono al primo turno dei Playoffs subendo un pesante sweep dai Boston Celtics e tra malumori vari, tra cui la non offerta di prolungamento di contratto da parte dei Nets ad Irving, Kevin Durant in estate spiazza tutti con una richiesta di trade.


Quest’anno i Nets non erano partiti per nulla brillantemente, tanto che ad inizio novembre arrivò l’esonero di Nash e la nomina di Jacques Vaughn come nuovo capo allenatore della squadra. Da lì Brooklyn si è compattata mostrando nuovamente tutto il suo potenziale e confermandosi come una delle candidate alla vittoria finale. Questa, in breve, è l’esperienza dei Nets di Kevin Durant, il quale si è aperto ai microfoni di ESPN arrivando a toccare tantissimi argomenti: la richiesta di trade, come è cambiata Brooklyn, l’attesa per Victor Wembanyama e molto altro ancora.

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La prima domanda di Nick Friedell riguardava il modo in cui Durant e Irving sono riusciti a ricompattare tutto, specie dopo un’estate così complicata.

“Eravamo insieme a prescindere, l’abbiamo capito sin dal training camp. Intorno a noi c’era stato molto rumore, tante parole e penso che questo ci ha reso ancora più uniti una volta iniziato tutto. Abbiamo iniziato poi a vincere qualche partita, a migliorare progressivamente come squadra e a fare cose che semplicemente funzionavano. Ora è vero, sembra che tutto sia stato messo a posto, ma ad essere onesti sembrava bellissimo già prima.”

Non poteva mancare la domanda sulla sua richiesta di trade, paragonata a quelle di altri giocatori degni di nota come Anthony Davis, Jimmy Butler o lo stesso James Harden.

“Loro erano stati scambiati durante la stagione. Stavano seduti e non giocavano. Butler a Minnesota fu scambiato così, nello stesso modo sia Davis che Harden. La mia era una cosa estiva, non stavamo giocando ed in questo modo non ho interferito con quello che facevamo sul parquet ogni giorno. Non si trattava di cose che accadevano coinvolgendo anche i compagni dopo una partita o un allenamento. Prima del training camp avevamo già messo a posto tutto ed è stato bellissimo. Quello che ho fatto non ha intralciato nessuno ed è questo quello che mi differenzia da loro.”

Inevitabilmente si è parlato anche della free agency e se secondo Kevin Durant ha troppa importanza.

“L’NBA esiste da tantissimo tempo e con lei anche la Regular Season, la quale è per i veri fan della pallacanestro. Ci sono tante persone a cui piace il basket, ma non così tanto. Loro lo prendono come un hobby, ma non è solo questo. Ci sono poi le altre persone che sono davvero appassionate di pallacanestro. Le cose comunque stanno andando benissimo e quindi la Free Agency, la Summer League o la Regular Season sono fatte proprio per coinvolgere ancora di più le persone. La Free Agency in particolare per loro è bellissima, possono vedere dove vanno i loro giocatori preferiti o che mosse fanno le franchigie che più gli piacciono. Ad essere sinceri, però, quello che conta in fondo sono poi le partite.”

Gli è anche stato chiesto un pensiero riguardo l’idea di un mid-season tournament.

“Non lo odio e non lo amo. È quello che è, non influisce sulla stagione. Credo che ne parleremo ancora come fosse una parte della Regular Season. Alla fine le partite potrebbero anche essere di più, quindi finché giochiamo non m’importa.”

Infine l’ultima domanda posta a Kevin Durant riguardava il rischio di “troppo” tanking da parte di alcune squadre al fine di arrivare a Victor Wembanyama.

“Vuoi costringerle ad essere competitive? Non vedo dove sia il problema, tanto ogni anno sono poche le squadre ad essere attrezzate per vincere l’anello. Il resto della lega sta cercando di capire a che punto del percorso si trova, ma mi sembra comunque una mossa intelligente poiché se sai che sei una squadra che difficilmente può arrivare ai Playoffs o anche solo al Play-In allora puoi giocare per provare ad ottenere la prima scelta assoluta. Potresti anche dare fiducia e minuti a giocatori che magari non troverebbero spazio se avessi una squadra forte e pure loro in questo modo possono cambiare la propria vita.”