L’ala dei New York Knicks vive ormai da separato in casa della franchigia della Grande Mela. Ma lasciare il Garden potrebbe non essere così semplice.

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I New York Knicks stanno per terminare una stagione rivelatasi decisamente più complicata rispetto a quella precedente. Il record di 34-42, infatti, li condanna a sei partite dalla fine ad essere ormai estromessi dalla corsa ai Play-In, vero obiettivo di inizio stagione. Tra i più colpiti da questo inaspettato insuccesso (e dalla conseguente ira dei tifosi di NY, mai tra i più pazienti) c’è sicuramente Julius Randle, stella della squadra e detentore dell’ultimo premio di Most Improved Player – della cui instabilità avevamo già parlato QUI.

Della situazione del prodotto di Kentucky è tornato a parlare nelle ultime ore l’insider newyorchese Marc Berman, esperto degli affari di casa-Knicks per il New York Post. Secondo quanto riportato, Randle potrebbe presto lasciare la franchigia della Grande Mela a causa degli attriti con un pubblico che ormai lo bersaglia senza soluzione di continuità, come dimostrano alcuni episodi recenti in seguito a vittorie importanti.

“Dopo l’ultima vittoria contro i Chicago Bulls, la quarta consecutiva, il video di Randle che prende l’ultimo rimbalzo e lancia via il pallone per poi uscire spedito dal campo senza festeggiare con i compagni ha fatto il giro del mondo ed ha aumentato le ostilità tra il giocatore e la fanbase, già amareggiata dopo l’episodio del ‘pollice verso’ di qualche mese fa (precisamente il 6 gennaio, a seguito della vittoria dei Knicks contro i Boston Celtics e dei fischi del Garden).

– Marc Berman

Secondo Yahoo Sports sarebbero stati proprio i fischi del MSG, impegnato al contempo a lodare ogni azione del backup di Randle, il figlio della Grande Mela Obi Toppin, a causare gli attriti di fine match. Un’ulteriore prova a favore dell’addio, come si può intuire anche nelle parole pronunciate dopo la partita da coach Tom Thibodeau.

“Ha giocato nonostante un infortunio, molti non l’avrebbero fatto. Vuole giocare e lo rispetto. Devi sempre dare alla squadra quello che puoi. Se non potesse giocare lo vorrei a bordo campo ad incoraggiare i più giovani.”

– Tom Thibodeau

Parole che, se rapportate agli atteggiamenti negativi tenuti da Julius anche nei momenti in panchina, sembrano segnalare più un invito alla riappacificazione che un complimento. Sempre seguendo le informazioni riportate da Berman, infatti, sarebbe proprio il rapporto con i giocatori più giovani un altro dei punti sensibili del rapporto giocatore-franchigia.

“Secondo alcune fonti, la mancanza di leadership di Randle avrebbe danneggiato i Knicks in questa stagione. Il giocatore sarebbe arrivato addirittura a cambiarsi da solo in un’area dello spogliatoio a parte.”

– Marc Berman

Nonostante la reciproca inimicizia, tuttavia, un eventuale addio di Randle ai Knicks a fine stagione non sarebbe uno scenario semplice da realizzare, viste le diverse implicazioni contrattuali ancora in essere tra giocatore e franchigia. Julius, infatti, ha appena firmato un’estensione quadriennale da 117 milioni di dollari complessivi che sarà valida a partire dalla prossima stagione. Il giocatore, quindi, difficilmente potrà essere ceduto se non tramite trade.

Non sembra questa, al momento, una via facilmente percorribile, considerando l’oneroso contratto e lo scarsissimo valore che ad oggi l’ala ha sul mercato. Per questo motivo, Berman ipotizza una possibile forzatura da parte del numero 30, in modo da invogliare il front office di Leon Rose a cederlo anche per meno di quello che ritengono essere il suo valore di mercato. Una risoluzione simile a quella ottenuta negli ultimi due anni da un altro giocatore.

“Per molti Randle sta adottando un comportamento in stile James Harden. Vuole lavorare da un’altra parte la prossima stagione. Ha perso anche il suo unico alleato nello spogliatoio, coach Kenny Payne, suo mentore a Kentucky che ha lasciato il mese scorso il posto da assistente ai Knicks per allenare Louisville.”

– Marc Berman

La situazione, quindi, appare intricarsi sempre di più, con la volontà del giocatore e quella della franchigia mai così lontane. Vedremo quale sarà la soluzione, con il Garden che non smette di fischiare.