L’attuale playmaker dei Clippers non le ha mandate a dire contro la sua ex squadra. E, a quanto pare, non ha avuto tutti torti.

John wall Houston Rockets nba.com
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In NBA, dove ogni anno i giocatori sacrificano tutto o quasi per la propria squadra, è facile installare un profondo legame con ambiente, allenatori e compagni e restare affezionati a una franchigia anche dopo un eventuale addio. Se sei John Wall, però, a volte tutto questo può essere solo un lontano ricordo: la prima scelta assoluta del 2010 ha infatti lasciato con dolore i “suoi” Washington Wizards, dove in 9 anni ha conquistato tante soddisfazioni personali e ben 5 convocazioni consecutive all’All-Star Game, approdando agli Houston Rockets nel 2020 in cambio di Russell Westbrook.

In Texas, l’amore non è mai minimamente sbocciato: in 2 anni Wall ha giocato solamente 40 partite, tutte nel 2020/21, vedendo il suo compagno James Harden scappare a Brooklyn e venendo poi totalmente escluso dalle rotazioni per tutta la stagione scorsa. Houston, in questi anni, ha rinunciato a ricercare la competitività, tanto voluta da un agonista come Wall, per provare a pescare giovani di prospettiva. E le cose non sono andate giù al prodotto di Kentucky, che ne ha parlato in modo decisamente scottante in una recente intervista a Tidal Sports:

“Al mio primo anno a Houston tankavamo, abbiamo perso 20 partite di fila. Cercavamo di perdere apposta, gente come Justin Patton [dai, povero Justin!, ndr] partiva titolare.”


(John Wall)

Lo stesso Patton ha poi risposto su Twitter taggando l’ex compagno con un mesto “credevo fossimo apposto”.

La difficoltà a trovare una quadra con il GM Rafael Stone e con coach Stephen Silas, assieme alla quasi totale impossibilità di scambiarlo viste le cifre mostruose del suo contratto (dopo il buyout, saranno $40.8 i milioni “morti” percepiti), è stato il motivo per cui non abbiamo visto Wall sul parquet nemmeno per un minuto nel corso dell’anno appena trascorso:

“Mi ha chiesto se potessi partire dalla panchina e io, senza voler offendere nessuno, gli ho chiesto chi sarebbe stato il titolare al posto mio. Dai, ero il migliore giocatore del roster l’anno scorso.

Ha detto che questo era ciò che il GM voleva: farmi giocare 10/15 minuti a partita al massimo, a volte addirittura non farmi giocare. E non ci sarei stato. O mi garantiscono minuti, oppure non ci sto. Un giocatore deve guadagnarsi il posto. E il coach mi ha detto che non mi meritavo quel trattamento, che sarei dovuto partire titolare, ma altri la vedevano diversamente.

È arrivato il punto in cui ho capito che non mi volevano.”

(John Wall)

Wall non ha nemmeno apprezzato i comportamenti di alcuni giovani di Houston, in particolare Kevin Porter Jr. e Jalen Green, abituati, secondo lui, a comportarsi in modi che altre squadre non tollererebbero minimamente.

“Se alcuni andassero altrove, non giocherebbero, sarebbero fuori da questa lega. Ho detto loro che non devono abituarsi, altrimenti sarebbero fuori dalla fottuta Lega. Non è questa l’NBA. Houston è solo una brutta organizzazione, devono aggiustare i loro comportamenti.”

(John Wall)

Insomma, per descrivere l’esperienza generale di Wall ai Rockets ci è venuta in mente una sola parola e, guarda caso, è la stessa che è stata pronunciata dall’attuale point guard dei Los Angeles Clippersche potrebbe accogliere un nuovo compagno di reparto – nel corso dell’intervista:

“Trash. Beyond trash.”

(John Wall)