FOTO: Joel Embiid / Twitter

Joel Embiid si è raccontato molto sinceramente in un’intervista uscita ieri su The Athletic e curata da Shams Charania. La superstar dei Philadelphia 76ers ha parlato dei più disparati argomenti, dalle ambizioni di squadra all’alchimia con James Harden, passando ovviamente per la corsa MVP, quello su cui ci concentreremo, il tutto legato da un unico filo comune: il desiderio di vincere.

Embiid ha raccontato di aver superato, per certi aspetti, l’interesse acuto verso il premio di MVP, sebbene questo sia stato un argomento molto cavalcato nel corso dell’intervista:

“Sento che, negli ultimi due anni, non abbia inseguito l’MVP, ma che la mia mente ci stesse pensando. Anche a inizio stagione, parlando con lui, ho detto a Jayson Tatum di non concentrarsi sull’MVP, ma sulle cose giuste, cioè vincere le partite e dominare. Qualunque cosa aiuti la squadra, è quella che dovresti fare.”


“Anche io ho avuto quell’approccio, per cui avrei probabilmente potuto avere un MVP, ma non è successo. Mi sono detto di non concentrarmi su quello. Sono arrivato al punto in cui le persone si abituano a me e ripongono aspettative su di me, e l’unico modo che ho per farmi rispettare è vincere il titolo.”

“Quando ti preoccupi delle cose giuste, cioè vincere e fare qualunque cosa serva per il successo, quel che succede, succede.”

Più che un superamento, dunque, una maggior consapevolezza di quella che è la sola cosa importante: vincere l’anello. Per quanto questo sia il nuovo approccio di Joel Embiid, però, il discorso MVP viene ancora cavalcato da Charania, che gli chiede se si senta il favorito:

“Si tratta di qualcosa che viene da sé. Anche contro i Bulls, il 22 marzo, avrei potuto tranquillamente gonfiare le statistiche se avessi voluto, ma non mi interessa (Embiid è uscito dopo il primo tempo per problemi al polpaccio, ma probabilmente si è solo riposato visto l’ampio margine di vantaggio, ndr). “

“Sarei potuto benissimo tornare in campo, fare una tripla-doppia e continuare a inseguire lo scoring title. O continuare la striscia da 30 punti, ma non mi interessa. Mentalmente sono arrivato a un livello successivo, dove tutto quello che ha importanza è vincere.”

“Quello che mi importa è solo vincere, vincere, vincere. Sono molto concentrato su questo obiettivo. Per il resto, accada quel che accada: se vincerò l’MVP, bene; altrimenti, mi sta bene comunque.”

Un problema su cui si è già focalizzato Giannis Antetokounmpo riguardava i criteri per l’assegnazione dell’MVP, secondo il nazionale greco variabili anno per anno. Joel Embiid ha risposto anche a questa domanda:

“I criteri cambiano, sì. Se vogliamo prendere come esempio gli ultimi 3 anni che hanno riguardato anche me, nel primo non ho giocato abbastanza partite. Nella passata stagione, ho giocato abbastanza e guidato la Lega nello scoring, ma ovviamente Nikola ha vinto e se lo meritava. Ma ha vinto con il sesto posto a ovest. E di nuovo, quest’anno sto guidando la Lega come realizzatore e dovrei essere nell’All-Defensive Team. Non che mi interessi, ma ogni anno spunta qualcosa. E quando aggiungi le analytics, la cosa assume meno senso. Si può parlare di analytics quanto volete, ma quando l’eye test ti fa notare che alcuni giocatori non sono abili difensivamente, mentre le statistiche avanzate ti dicono che sono fra i migliori, a quel punto non hanno davvero alcun senso.”

“Non faccio io le regole, non scelgo io i criteri, perciò riguarda le preferenze di chi guarda. Alcuni mi davano del pazzo quando lo dicevo, ma credo davvero di non piacere affatto al pubblico. E a me sta benissimo. Sarò il cattivo, mi piace essere quello stronzo, l’underdog. Perciò mi sta bene. Voglio assicurarmi che, quando lascerò la pallacanestro giocata, la gente di me dica (non il più grande di sempre, servono molti titoli e non tutti possono avere la fortuna di riuscirci e i giusti elementi accanto, solo una squadra ce la fa): ‘Nessuno poteva fermarlo in attacco e in difesa, era un mostro’. Ecco perché gioco: per il rispetto. Lavoro durissimo per questo, se guardate alle prime fasi della mia carriera, offensivamente mi sono evoluto quasi in una guardia.”

Insomma, difficile non individuare un paio di piccole frecciate a Nikola Jokic o, meglio, ai suoi estimatori, essendo il due volte MVP notoriamente un giocatore dominante stando alle statistiche avanzate e spesso preso di mira per l’impatto difensivo, ottimo stando ai dati, meno stando all’occhio nudo.

Per chiudere, essendo ormai appurato che l’ossessione sia quella di vincere il titolo e non l’MVP, ecco le parole a riguardo di Joel Embiid alla domanda di Shams se questa sia un’annata ‘titolo o fallimento’:

“Non necessariamente. Non mi interessa della pressione che tutti mi scaricano addosso. La sola cosa che mi interessa è la pressione che ripongo su me stesso per vincere. Le persone parlano di chi abbia più pressione addosso e menzionano me, ma io non sono in cima a quella lista. Non sono un due volte MVP (altra chiara frecciata a Jokic, ndr), non sono mai stato nel first team All-NBA. Quindi, perché mettere pressione su di me, quando ci sono giocatori che hanno vinto due MVP (notiamo un pattern, ndr) e non hanno ancora combinato nulla?”

“Penso sia difficile vincere in questa Lega. Nella mia conference ci sono due grandi squadre come Milwaukee e Boston. Sono ottime squadre e sarà una battaglia, ma credo che siamo un matchup difficile per loro. Per vincere, tutti devono emergere, dobbiamo essere perfetti, servirà l’aiuto di ciascuno.”

“Sono molto eccitato. Spero che non ci sarà alcun maledetto infortunio come negli ultimi due anni, in cui sono stato sfortunato, ma penso che abbiamo ottime possibilità.”