Con il ritorno in campo del camerunense, la serie fra Miami Heat e Philadelphia 76ers si è riaperta.

FOTO: NBA.com

Alla vigilia di una fondamentale Gara 4 e dopo un inizio di serie quasi a senso unico, è doveroso analizzare cosa è successo in una partita molto importante avvenuta durante Gara 3 fra Miami Heat e Philadelphia 76ers, la prima al Wells Fargo Center di queste semifinali.

Per quanto visto, è giusto definire Gara 1 e Gara 2 partite “a senso unico”. L’infortunio di Joel Embiid aveva fin troppo condizionato le rotazioni e l’approccio alla partita dei Sixers, costretti a provare soluzioni mai del tutto aggiustate in stagione, provando a fare troppo affidamento su certi set e difese azzardate.

Fra tutti, l’uso in quintetto di DeAndre Jordan, che aveva portato ad alcune facili soluzioni per l’attacco di Miami in risposta alla drop coverage proposta da Philadelphia, oltre all’attacco in transizione, particolarmente usato per evitare attacchi a difesa schierata, che Miami contrasta in maniera elitaria da tutta la stagione e, ancora di più, in questi Playoffs – facendo registrare un defensive rating di 92.0 in Regular Season (5° in NBA) e di 88.8 in post-season (3°).

Ma, con il rientro di Joel Embiid (e anche quello rimasto un po’ sotto traccia di Kyle Lowry), si è dato il via a quella che nella preview avevamo definito “la serie nella serie” per Doc Rivers e Erik Spoelstra, con un forte cambiamento sin dall’inizio nelle rotazioni scelte per il terzo incontro fra le squadre.

In primis, ovviamente, il rientro di Joel ha fatto sedere di nuovo Jordan e Paul Millsap per l’intera gara, mantenendo Paul Reed come backup principale del camurenense, con Georges Niang che ha avuto un altrettanto importante calo di minutaggio e Tobias Harris che ha mantenuto il suo ruolo senza il bisogno di forzare un quintetto small, che lo vedeva proposto da 5 nella zona di Philadelphia.

Per quanto riguarda Miami, a fare le spese del rientro di Lowry sono stati (naturalmente) i minuti riservati a Gabe Vincent (da 28.4 a 14.5) e Victor Oladipo (da 27.7 a 20.8), oltre a Caleb Martin, messo fuori dalla partita con una scelta un po’ azzardata per Spoelstra. Fuori proprio come Duncan Robinson: l’incostanza al tiro e la fisicità degli attaccanti di Miami ha portato Spo a preferirgli ancora Max Strus – oltre al solito Tyler Herro – nelle rotazioni fra le guardie, in più netta costanza e affidabilità durante questi Playoffs.

Effetto Embiid

Ma vediamo ora cosa è effettivamente successo. Partendo dal protagonista numero uno, sapevamo di come Joel Embiid si sarebbe rivelato un grattacapo da risolvere per Spoelstra, dovendo provare a limitarlo il più possibile, riducendo al minimo indispensabile il load difensivo da dedicargli, proprio perchè solo la presenza di Joel in campo costringe a scelte molto diverse da quelle proposte nelle gare precedenti su gli altri giocatori dei 76ers.

Un esempio lampante dell’exploit provocato dal ritorno di Embiid è leggibile nella clamorosa prestazione di Danny Green e dall’apporto avuto da Tyrese Maxey nel quarto finale. Il primo dopo due gare aveva realizzato solamente 8 punti totali con 2/14 dall’arco ma, grazie alle possibilità offertegli dalla presenza di Embiid in campo, è arrivato a realizzare 21 punti con un clamoroso 7/9 da tre in Gara 3; il secondo, nonostante due buone gare all’inizio della serie, è ulteriormente salito di livello, sfruttando il proprio stato di grazia per trascinare la squadra alla vittoria nel quarto periodo grazie a un definitivo parziale positivo.

Miami difensivamente è probabilmente la squadra più completa che oggi si possa trovare in questi Playoffs, e proprio per questo è lecito aspettarsi soluzioni su Embiid che possano limitare sempre più il problema del load. Le opzioni per la controffensiva sono state principalmente due: la prima è stata quella del raddoppio sistematico qualora Joel decidesse di giocare in post alto, una vera arma a doppio taglio per Miami, che permette di far “attivare” automaticamente gli altri 76ers sul parquet concedendo più spazio e più tiri facili ai vari Green, Maxey e Harris; l’altra, invece, è stata quella di sfidare Embiid in single coverage con il lungo di riferimento, quindi Bam Adebayo o Dewayne Dedmon, ma anche con una variazione molto più intrigante e produttiva, con PJ Tucker.

Sebbene sia stata poco utilizzata in questa gara (solo 1.34 minuti su 5 possessi totali, portando a 0/1 di Joel e ad un turnover), questa alternativa concederebbe un diverso utilizzo di Adebayo, molto a suo agio quando c’è bisogno da switchare sui piccoli nei possessi in ISO in questa stagione, soprattutto se si tratta di guardie fisiche come James Harden.

Quali possono essere quindi, in definitiva, queste soluzioni per Spoelstra? La prima potrebbe essere aumentare i minuti in cui sia Tucker a impedire a Embiid di dominare l’aerea, costringendo quindi Harden a giocare possessi più difficili contro uno switch che lo metta in difficoltà, come quelli visti nelle prime due gare. La seconda è rivedere l’utilizzo del raddoppio sistematico nella maggior parte delle situazioni e il trattamento riservato agli altri componenti di Philadelphia per quanto riguarda lo spot up e la difesa in possessi in cui Embiid non è direttamente coinvolto.

Un profilo utile potrebbe essere proprio Caleb Martin, affidabile difensore sulle guardie quanto sui lunghi,potenzialmente un jolly importante per aiutare Spo nella difesa sia contro Embiid che contro giocatori come Maxey e Harden.

Tanta difesa…poco attacco

Più volte quando si è parlato dell’attacco di Miami si è arrivati ad evidenziare le loro poche soluzioni e staticità, di quanto fosse importante per gli Heat affidarsi alla loro ottima efficienza e capacità di realizzazione dall’angolo. Ma l’altra faccia della medaglia dell’essere completamente dipendenti dalla prestazione al tiro è proprio ciò che si è verificato nella terza gara della serie, chiusa con un complessivo di 7/30 dall’arco (23.3%) e realizzando 12 punti in meno rispetto a quelli previsti dalla loro Shot Quality.

Quindi gli Heat realizzato così pochi punti solamente per la loro brutta prestazione al tiro? Non solo, ma anche, e soprattutto, per quello. Miami è molto spesso arrivata a prendersi i tiri che voleva nel modo che voleva (QUI la shotchart della partita), ma il problema di realizzazione ha messo in mostra gli evidenti limiti nella capacità di alternare soluzioni, “incatenati” quasi dalla loro efficienza tra le migliori della lega.

Infatti, non solo gli 11 turnover hanno condizionato tanto il flow offensivo (ben 7 nel primo tempo), ma anche i 28 punti nel pitturato e 15 second Chance Points sono un pò pochi, vista la poca efficienza e il poco aiuto arrivato dal tiro perimetrale, facendoci così assistere in una delle partite in cui Miami ha fatto più fatica offensivamente della stagione.

Proprio per questo per Miami, ad oggi, risulta indispensabile una figura come quella di Herro. Il Sixth Man of the Year 2022 i risulta essere il miglior shot creator per sé stesso presente a roster, qualità troppo importante per gli Heat proprio nelle situazioni in cui il tiro perimetrale dovesse giocare brutti scherzi a Butler&Co.

Detto ciò, difficilmente vedremo una evoluzione per Herro rispetto al ruolo di sesto uomo. Ad oggi, infatti, l’inserimento nella second unit dà a Tyler possibilità di gestire palloni anche più pesanti e complicati nel momento in cui la difesa avversaria decida di dare priorità alla marcatura su quello che è il miglior attaccante in campo per Miami.

Herro ha dimostrato, sia in queste gare senza Lowry, sia in generale per tutta la stagione, di essere tanto migliorato anche nella creazione per i compagni e, soprattutto, di riuscire a giocare molto meglio da Floor General, skill fondamentale da aggiungere al suo set e che potrebbe portare tanto in termini di efficienza e sostenibilità anche nel resto della serie – e in futuro.

In conclusione, dovendo dare delle risposte a ciò che emerge da questa Gara 3: siamo davanti a un turning point per la serie? Probabile. Miami ripeterà brutte prestazioni del genere? Dipende. Philadelphia è adesso la favorita? Probabilmente no, dato che questa Gara 3 sapeva tanto di “win or go home” per Phila che, sotto 3-0, avrebbe poi avuto tanta difficoltà in una rimonta impossibile.

Il fattore emotivo, misto al fattore Embiid, ha portato a questa importante vittoria per i Sixers, che hanno tenuto a ricordare quanto la serie sia più aperta che mai. Questo dipenderà da quanto riuscirà a girare nelle prossime partite della serie (Gara 4 sarà di una importanza fondamentale sotto questo punto di vista) l’attacco di Miami, la quale, nonostante la sconfitta,rimane ancora leggermente favorita per la vittoria di questa serie. In ogni caso, mai dare per morti i 76ers di Joel Embiid.