Qualche estratto della recente intervista di Jayson Tatum nel podcast condotto da JJ Redick “The Old Man and the Three”

FOTO: HARDWOODHOUDINI.com

Dopo una seconda parte di stagione stellare, Jayson Tatum è uno dei giocatori maggiormente sotto i riflettori in NBA. Nonostante la giovane età, ha un’esperienza a livello Playoffs che in molti non raggiungono in un’intera carriera, e si è già iscritto al club delle superstar della lega.

Per tutto questo, cose da dire ne ha molte. A dargli voce è stato JJ Redick, nel suo podcast che ha già ospitato moltissimi giocatori, e sono stati affrontati tanti temi. Eccone qualcuno.

  • Rimpianti

A soli 24 anni, Tatum ha già quattro partecipazioni ai Playoffs alle spalle, con conseguenti delusioni e rimpianti:

“Nel mio anno da rookie la chimica della squadra era incredibile, ma se devo essere onesto, anche se avessimo battuto LeBron in Gara 7, non avremmo battuto Golden State.
Il mio secondo e terzo anno sono quelli che rimpiango.
Al mio secondo anno avevamo la squadra più talentuosa della lega, ed era l’anno in cui KD e Klay Thompson si sono infortunati e i Raptors hanno vinto; mi dà fastidio che non siamo riusciti a risolvere certe cose, perché avevamo moltissimo talento.
E al mio terzo anno, quando abbiamo perso contro Miami, stavamo vincendo ogni partita; abbiamo perso all’OT in Gara 1, eravamo sopra di 14 nel terzo quarto di Gara 2, ci siamo fatti recuperare anche in Gara 4 e poi siamo usciti in Gara 6.
Quando ci arrivi così vicino, credo che tu debba pensare che sia la tua ultima chance. Mentre io avevo 21 anni, quando siamo usciti ero arrabbiato ma pensavo di avere 15 anni davanti. Ho battuto le palpebre e sono passati due anni. Ho realizzato che il tempo passa più veloce di quanto pensassi”

  • La mancata vittoria nel 2019

Sempre rimanendo nell’argomento dei rammarichi, nei Playoffs del 2019 i Celtics si presentavano con ambizioni da titolo, forti di Kyrie Irving e moltissimo talento intorno a lui. Tatum ritorna su cosa non abbia funzionato:

“È stata una combinazione di cose. Sono tornati Kyrie e Gordon, ma c’eravamo anche io, JB e Terry che naturalmente volevamo di più. Non abbiamo pensato abbastanza all’obiettivo comune: vincere il titolo. Tutti hanno giocato la loro parte, anche io: per quanto volessi vincere un titolo, volevo anche essere il numero due della squadra dietro Kyrie, lo ammetto.
Ripensando agli infortuni degli Warriors e al titolo poi vinto dai Raptors, penso che avremmo potuto essere noi.”

  • La schiacciata in testa a LeBron James

Riportando le lancette ancora più indietro, uno dei momenti più iconici della sua (ancora breve) carriera è sicuramente la schiacciata su LeBron James, durante le Eastern Conference Finals del 2018. Il numero 0 racconta le sensazioni vissute in quel momento:

“Ero completamente consapevole di quello che avevo appena fatto. Appena finita la partita, ho parlato con LeBron per circa un minuto, e in quel momento ho realizzato che sarei diventato forte per un bel po’ di tempo, il mondo l’aveva capito, e anche LeBron l’aveva capito.”

  • La convivenza con Jaylen Brown

Tornando al presente, JJ Redick parla delle critiche ricevute dal duo Tatum-Brown all’inizio dell’anno, con i Boston Celtics in difficoltà, e i discorsi sul fatto che uno dei due sarebbe dovuto essere scambiato. Tatum dice la sua:

“Ne abbiamo parlato. JB è stato in tre Conference Finals, io in due. Siamo entrambi ancora lontani dal nostro meglio, e già ora non ci sono molti ragazzi in NBA migliori di JB, e io penso di essere uno dei migliori giocatori della lega. Non riesco a capire perché non dovresti voler avere due dei migliori giocatori under 25. Capisco che abbiamo avuto momenti difficili, ma insieme abbiamo vinto molte partite, più di quante ne abbiamo perse.”


Questi sono solamente alcuni passaggi della chiacchierata. Qui sotto potete trovare il video dell’intervista completa: