Una serie di clip per vedere in che modo The Beard abbia impattato, fin da subito, sull’attacco dei Philadelphia 76ers.

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Usando un’espressione per nulla stereotipata in queste situazioni: buona la prima. James Harden e Joel Embiid hanno immediatamente avuto modo di dimostrare al resto della lega cosa possa succedere quando si mescolano uno dei migliori lunghi in circolazione, nonché frontrunner nella corsa all’MVP, con un altro che MVP lo è stato, e che fa della manipolazione dei giochi a due con i Big Man il punto forte del proprio gioco.

Certo, col senno di poi è facile parlare. Entrambi arrivavano in questa partita come leader per isolation frequency nei rispettivi ruoli: 31.8% per Harden, 17.5% per Embiid, il quale si portava dietro anche una storicamente bassa frequenza da rollante per le caratteristiche (13.2% nel 2021/22), con un’efficienza tra l’altro mediocre, pari al 56° percentile.

L’iso ball di Harden, dunque, unito alle tendenza di Embiid a fermare la palla in isolamento e in post up (primissimo per frequenza stagionale con il 29.6%) a sfavore dell’applicazione sul pick&roll, aprivano dubbi del tutto legittimi sul fit fra i due. Dubbi che, naturalmente, una partita contro dei – per usare un eufemismo – poco brillanti Timberwolves in back-to-back non basta a risolvere. Anche se, quantomeno, se ne può trarre qualcosa.

Partiamo dal concetto che non dovrebbe stupire, e che già era il punto forte del Barba, come detto sopra: la capacità di segnare in isolamento ad alta frequenza. La buona notizia è che questo tipo di gioco, per quanto marchio di fabbrica, persino in una partita in cui era anche in fiducia, non ha preso il sopravvento se non in alcuni tratti del secondo tempo, con il risultato già blindato. Ah, naturalmente, non c’è da illudersi: il primo canestro di James Harden in maglia 76ers è nato da un’isolamento.

Se fino a qui non c’è molto di cui stupirsi, dal momento che lo scoring e la self creation di The Beard non sono (almeno in questa sede) mai state messe in dubbio, molto più interessante è stata la capacità reciproca di adattamento fra i Philadelphia 76ers e il giocatore. Partiamo, anche qui, dalla punta dell’iceberg, da quello che è sicuramente il punto di maggior interesse: Joel Embiid.

Come si può notare, il coinvolgimento di Embiid da rollante ha rappresentato una delle armi principali dei giochi a due con il nuovo arrivato, che si trattasse di un pick&roll o di un pick&pop. Queste sono state le soluzioni basilari, che hanno però portato ad eccellenti risultati.

Lo skillset del camerunense è qualcosa di estremamente nuovo anche per Harden, che ha adesso un’arma da servire su svariati livelli, in grado di concretizzare ogni vantaggio.

Per evitare il pocket pass per Embiid una delle soluzioni potrebbe essere il blitz, o comunque un hedge&recover, che devè però essere effettuato con convinzione. Uno degli effetti collaterali di raddoppiare Harden, però, è quello di lasciare ulteriore margine di manovra a Joel. Se la difesa ruota, si spalancano delle praterie, e i tiri per gli atri Sixer diventano open o wide-open.

Ma la vera novità è un’altra: le ricezioni dinamiche che sono state preparate per Harden, a partire da un accenno di movimenti off ball, a dei doppi blocchi fino a dei dribble hand-off letali. Per quanto riguarda gli ultimi due casi, le varianti sono tante. Usando Harris da primo bloccante e Embiid da secondo, si può fare in modo che quest’ultimo rolli a canestro, aprendo la strada per il pop del secondo. Chiudere entrambe le linee significa lasciare ad Harden l’uno-contro-uno, non proprio il massimo per la difesa.

Nel caso di un dribble hand-off, invece, c’è anche un’altra variante: Tobias Harris potrebbe muoversi per uscire verso il lato debole sfruttando un blocco lontano e mettendosi in luce in angolo, mentre Harden ed Embiid duetterebbero costruendo i loro vantaggi. In caso di penetrazione del Barba, le scelte sarebbero:

  • palla a Harris stazionato in angolo sul lato debole
  • attacco a canestro, o floater, in caso di linee chiuse
  • passaggio a Embiid nel dunker spot in caso di cambio difensivo

Se Harden decidesse di servirsi, inoltre, anche di altri movimenti off ball, soprattutto dal post di Embiid, allora per l’attacco dei 76ers sarebbe una vera e propria svolta. Il post stagnante di The Process, se il Barba dovesse restare in posizione statica in quintetto con, ad esempio, Thybulle e Maxey, che non contribuiscono in alcun modo allo spacing, finirebbe con il diventare deleterio. Questo sarà un aspetto da tenere davvero d’occhio nelle prossime gare: se Harden avrà intenzione, anche solo a piccole dosi o con semplici movimenti, di attirare un po’ di attenzione off ball.

Per chiudere, se c’era una preoccupazione in particolare per il sottoscritto, quella riguardava l’applicazione di Tyrese Maxey. Contro Minnesota la gara si è conclusa sul 23 a 4 a favore dei Sixers nei fastbreak points, in cui il ruolo del sophomore di Philadephia è stato fondamentale. Harden è riuscito più volte ad armare in corsa la mano di Maxey, che ha chiuso al ferro con estrema facilità in numerose occasioni.

Le letture in transizione in generale saranno una parte fondamentale dell’attacco di Philadelphia, soprattutto con quintetti super small senza Embiid.

E, a proposito di quintetti small, a fine primo quarto Harden è parso piuttosto a proprio agio a servirsi di Furkan Korkmaz o Georges Niang sul pick&pop o con dei ghost screen, armando spesso le mani dei tiratori dopo aver attirato raddoppi o blitz. Questi quintetti, in cui giocherà anche una certa parte Paul Millsap, potrebbero rivelarsi dei bug offensivi, anche se un po’ “leggerini” dal punto di vista difensivo.

Infine, evento che sa più di eccezione, che di regola, abbiamo assistito ad un paio di situazioni con Harden da bloccante, principalmente per forzare il cambio avversario. Questa soluzione potrebbe rivelarsi una valida alternativa all’eventuale monotonia dell’alternanza pick&roll/hand-off, anche se bisogna constatare con quale frequenza verrà applicata e, soprattutto, se le difese accetteranno lo switch o decideranno di passare sopra i blocchi.

Il best case scenario, in ogni caso, resta quello di un utilizzo programmatico di dribble hand-off e ricezioni dinamiche, con Harris in movimento off ball e Thybulle da bloccante, che sia lontano o per liberare la ricezione. Questa strategia consentirebbe un coinvolgimento di tutti gli elementi del quintetto, oltre ad ottimizzare il vantaggio creato facilitando i mismatch di Embiid o gli uno-contro-uno del Barba. Vedremo come si evolverà il tutto nelle prossime partite, ma l’arrivo di James Harden a Phildelphia si prospetta già uno dei capitoli più interessanti di questa stagione.