The Beard ha finalmente scelto: che squadra vedremo con l’innesto del pupillo di Daryl Morey?

FOTO: Marca.com

James Harden è un membro dei Philadelphia 76ers.

Una frase che avrei immaginato di scrivere a luglio e che, invece, arriva nel giorno di quel rodeo che è tradizionalmente la trade deadline.

Il vincitore assoluto di questa trade è Daryl Morey che, contro tifosi, qualche giocatore e forse anche qualche membro del front office, ottiene James Harden in cambio di Ben Simmons. Certo, il decremento incessante del trade value del giocatore, operato dall’ambiente Sixers stesso, ha costretto Morey a mettere sul piatto Seth Curry che, fino a qui, è stato il Robin del Batman di Philadelphia: Joel Embiid.

In ogni caso, James Harden ora è la nuova point guard della squadra e dovremmo vederlo all’opera dopo l’All-Star weekend, quando certamente troveremo dei Sixers diversi.

Il problema dei Brooklyn Nets di The Beard, senza KD e Kyrie, è spesso stato lo spacing, fino ad oggi lo stesso problema che si è talvolta presentato anche per i Sixers, i quali dovranno finire col fare alcuni adattamenti.

È evidente che la prima cosa che debba succedere per mettere uno dei migliori tre o quattro megacreator della lega in grado di guidare l’attacco è de-kobizzare il gioco di Embiid, che dovrà tornare ad una usage% e ad un ruolo simile a quello avuto con Butler nel 2019. Lasciare al nuovo numero #1 la palla in mano, comunque, non gli impedirà di continuare ad esercitare la sua clamorosa gravity, in questa annata MVP caliber più impattante che mai.

Joel si è più volte dimostrato disponibile a fare “un passo indietro” ogni qual volta si sia trovato a dividere il parquet con un’altra superstar, e questo potrebbe aiutare per costruire un buon fit tra i due (di cui avevamo parlato qui, all’indomani della deadline).

Qualche problema in più si potrebbe manifestare nel comporre il resto del quintetto dove i più penalizzati, per caratteristiche, dovrebbero essere Tyrese Maxey e Tobias Harris. Il primo già soffre abbastanza i tratti bryanteschi del gioco di Embiid, ai quali si aggiungerà un giocatore ball dominant come James Harden. La combinazione di questi due fattori rischia di levare troppi possessi e, di conseguenza, troppe certezze a Tyrese che, essendo un patrimonio per il futuro dei Sixers, è bene preservare.

La scelta migliore per lui e per la squadra potrebbe essere quella di affidargli il ruolo di sesto uomo e leader della second unit, in modo che possa avere tanto la palla in mano ed esprimere il proprio notevole talento.

Il discorso è un po’ più complesso per Harris, anche a causa del suo pesantissimo ed assurdo contratto. Il ragazzo, ad oggi, ha dimostrato di non essere adeguato a giocare un ruolo importante in un team con ambizioni da titolo e, inoltre, ha una predilezione per gli isolamenti che cozza drammaticamente con il gioco di Harden, il quale sicuramente (e logicamente) si prenderà tutti gli ISO per andare a creare un tiro o un assist, essendo il più prolifico della lega in queste situazioni.

Avendo già in campo due giocatori che tendono a fermare la palla come Harden ed Embiid, difficilmente l’attacco dei Sixers si potrà permettere un terzo giocatore con questa caratteristica, onde evitare di far tracollare il ritmo e rendere farraginoso il gioco offensivo. Harris, purtroppo, non è nemmeno un tiratore così affidabile da consentirgli di giocare da stretch four, ruolo per il quale sono certamente più adeguati Paul Millsap – arrivato da Brooklyn con “il Barba” – e Georges Niang.

A questo orribile fit offensivo si abbina una difesa perimetrale pressoché inesistente e, in generale, un’attitudine difensiva piuttosto scarsa che potrebbe suggerire a Doc Rivers di ridisegnare il ruolo del suo predilettissimo Tobias.

La cessione di Curry apre la posizione di shooting guard ad un nuovo padrone che, per spacing garantito, apporto difensivo e affidabilità al tiro pesante dovrebbe essere, secondo chi scrive, Isaiah Joe.

Il prodotto di Arkansas sembra essere progettato per giocare al fianco di un accentratore come Harden senza risentire della quantità industriale di palloni che passano dalle mani del Barba. Joe ha mostrato anche buoni flash nella crearsi il tiro, e questa è un’arma che, contro una difesa impegnata a limitare costantemente Harden ed Embiid, può rivelarsi particolarmente efficace.

Tuttavia, con massima probabilità, vedremo un quintetto iniziale con Harden, Maxey, Green, Harris ed Embiid, che verrà aggiustato strada facendo dal Doc col suo staff.

Ciliegina sulla torta di questa trade che, senza mezzi termini, spedisce i Sixers verso lo status di contender, è la cessione di Andre Drummond, che non è un giocatore spendibile ai Playoffs e libera minuti per Charles Bassey (che vi abbiamo presentato QUI) e Paul Reed (anche lui introdotto QUI), i quali hanno dimostrato di avere stoffa e sui quali c’è sicuramente del lavoro da fare, ma anche diverse soddisfazioni da trarre.

Questa trade è la più importante della Storia dei Sixers. James Harden è la prima megastar che non solo sceglie Philadelphia, ma ci arriva anche via trade. Che arrivi o meno l’anello, la qualità della sua esperienza nella Città dell’Amore Fraterno determinerà per Philly il diventare un polo di attrazione per i giocatori più importanti della lega o il restare, per molto molto tempo, un mercato economicamente importantissimo, ma sportivamente di secondo piano.