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No, assolutamente tutt’altro che buona la prima per James Harden con la maglia dei Los Angeles Clippers. La squadra ha perso contro dei New York Knicks apparsi tutt’altro che irresistibili in queste prime settimane, perdendo la bellezza di 22 palloni e dimostrando che il processo di integrazione – e di reintegro fisico – del Barba sia ancora, ovviamente e giustamente, da iniziare. E potrebbe non volerci pochissimo, soprattutto per capire quale possa essere il suo ruolo più utile all’interno delle rotazioni, parlando sia dell’utilizzo che si deciderà di farne nei quintetti con Paul George e Kawhi Leonard, se potrà condividere il campo con Russell Westrbook e altro ancora.

Il duo con Westbrook fa storcere il naso

Analizzare la pallacanestro concentrandosi sui quintetti è lo sport preferito di noi “analisti da divano” e, talvolta, risulta un esercizio piuttosto futile. Sempre alla ricerca del pelo dell’uovo, delle spaziature perfette, del sistema più fluido possibile offensivamente, versatile ed equilibrato difensivamente: ragionamenti perlopiù teorici, che però non tengono conto dei sentimenti interni alla squadra, di come siano andati gli allenamenti, della gestione stessa che uno staff tecnico può fare anche di apparenti elementi deboli. Pertanto, limitati. Decidendo di mettere da parte tutto ciò, anche a occhio nudo è apparso lampante come Russell Westbrook non possa stare in campo per ampi possessi con James Harden – per rendere l’idea di quanto questo sia un eufemismo, si pensi al giro di parole necessario per addolcire il concetto.

La difesa di New York tende, in assoluto, a stringersi molto in area per aiutare il più possibile al ferro, rendendo difficile agli attacchi creare qualcosa dal lato forte senza che si ribalti il lato o che venga forzato qualche cambio, attaccando dinamicamente, magari aggiungendo qualche action dal lato debole che tiri fuori corpi dal pitturato. Delle eccellenti spaziature aiutano a non avere tiratori battezzabili e, di conseguenza, a punire gli aiuti o a estrometterli del tutto. La pessima notizia è che Westbrook non aiuta in tutto ciò, affatto, soprattutto se anche il Barba non viene rispettato nei possessi giocati in spot-up.


Jalen Brunson non è certamente una minaccia in aiuto, ma il fatto che possa ignorare costantemente il proprio uomo a piacimento, soprattutto se questo stanzia nel dunker spot come nella prima clip sopra nonostante la presenza di un lungo ingombrante come Zubac fra i compagni, tenendo un corpo in più nel pitturato. Aggiungete un paio di tagli senza senso di Harden (45° cut con l’uomo davanti nella prima clip, tentativo di backdoor con l’area intasata nella seconda) e otterrete delle palle perse disastrose e punti, su punti subiti in transizione.

E così, l’utilizzo più creativo che i Clippers cercano di fare di Westbrook, utilizzandolo da bloccante o da tagliante, rischia di essere il solo sostenibile nei minuti con il Barba. Per iniziare la partita, ad esempio, coach Lue ha cercato di sfruttare il vantaggio di taglia nei confronti di Brunson facendo uscire Harden per una ricezione di spalle nei pressi del gomito, facendo sfruttare a Russ un back-screen di Zubac per il taglio a canestro. Esecuzione un po’ superficiale, alla quale però è stato fatto fronte nel primo caso con un’uscita di Leonard, nel secondo con un pick&roll – mai una cattiva idea, se Harden è in campo.

Giusto per rendere l’idea di cosa serva fare in questi possessi, si tratta di un modo per generare tocchi nel pitturato, che si tratti di Westbrook o George, sfruttandone le doti da tagliante. Per farlo, però, non aiuta nemmeno in quintetto la presenza di Zubac assieme a Westbrook, ennesimo colpo in faccia al concetto di spacing. La difesa dei Knicks, che come detto già di per sé ha un occhio di riguardo per la protezione del ferro, non ha faticato a mettere corpi sulla linea di passaggio centrale nemmeno quando a tagliare è stato George, dal momento che il lungo dei Clippers non costituisce minimamente une minaccia nelle zone in cui sale a portare il blocco. La maggiore utilità che LA potrebbe trarne sarebbe, probabilmente, quella di usare Zubac come appoggio per un hand-off per Harden o, come visto in precedenza, come rollante, soprattutto se il tagliante è Goerge, che può poi relocarsi per portare via un aiuto – mentre Westbrook, nemmeno qui, viene rispettato.

Cosa fare, dunque, se ben tre membri su cinque del tuo quintetto non producono spacing dinamico, se non di alcun tipo? O si usa la fantasia, come in precedenza, o ci si attiene a dei tagli alla vecchia maniera, i cui esiti possono essere a dir poco opinabili. La presenza di Westbrook nel dunker spot non ha avuto troppo successo, anche nei tentativi di usare Zubac come connettore dallo short roll, costituendo come detto un semplice corpo in più nel pitturato, e basta.

Se però lo si riesce a coadiuvare con la gravity del pick&roll di Harden, assieme a due tiratori sul perimetro come Leonard e George, forse può esserci speranza. A fatica, ma c’è.

Con e senza Leonard e George

Molto meglio, invece, la gestione di James Harden come complemento a Kawhi Leonard e Paul George – e viceversa. Gli ultimi due non hanno giocato una gran partita, sia chiaro, ma si sono visti alcuni spiragli in cui il loro effetto possa essere benefico sui possessi on ball del Barba, altri in cui è stato l’ex Clippers a contribuire alla loro produzione.

Prendiamo, per esempio, i seguenti due possessi in cui George, apparentemente, non sta facendo nulla, non toccando nemmeno palla:

  • nella prima clip siamo in transizione e George taglia per poi piazzarsi in angolo ammazzando apparentemente le spaziature. In realtà, come si può notare, si accontenta di essere seguito con lo sguardo da RJ Barrett, tagliandone via l’aiuto e liberando il lato opposto per il roll di Zubac, trovato molto bene con il pocket pass;
  • nella seconda, invece, un altro modo per implementare la produzione di Harden dal palleggio. “Spain” (stack) pick&roll, che permette a Plumlee di avere una ricezione profonda portando via ancora una volta un aiuto come Barrett, lasciando poi cucinare il Barba in uno-contro-uno.

Si tratta di letture off ball anche basilari, ma utilissime nei possessi di isolamento o pick&roll per uno come l’ex Sixers, che già di per sé tende ad attirare molto l’attenzione. Basta un semplice shake dal lato debole, per migliorarne l’esecuzione. Ovviamente, quando poi si coordina a una ricezione dinamica a un’action sul lato debole, diventa tutto più facile.

Nel seguente possesso si verifica il best-case scenario per l’attacco dei Clippers: Harden viene fatto ricevere in uscita da uno zipper cut, creando già un piccolo vantaggio spazio-temporale su Quentin Grimes; sul lato debole, Westbrook è usato come bloccante per il ricciolo di Leonard, che chiude con due punti facili. Tutti e cinque i membri coinvolti, tiro ad alta percentuale. Avere a roster due delle star più scalabili, versatili della Lega, in questo, aiuta molto.

Ovviamente, non è tutto oro quel che luccica. Come detto, tante palle perse, in primis di George, frutto del fatto che sia solo la prima gara, ma anche che i quintetti con così poche spaziature dinamiche – come detto sopra – non siano d’aiuto alla fluidità offensiva, anche con due stelle così mobili.

Detto ciò, apprezzabile il tentativo di Harden di ricevere nei primi secondi in quelle che sono state Chicago action – in un caso è andato addirittura lui a portare il pin-down per Westbrook, per poi ricevere per la tripla dopo l’handoff – o Miami (Orlando) action (1°clip sottostante), nonostante gli esiti infelici. Il Barba, non lo si scopre oggi, non ha un grosso bagaglio di movimenti off ball, basti vedere come rimanga impalato sulla penetrazione di Powell in un possesso del secondo tempo dopo lo scarico (2° clip sottostante), pertanto il solo modo di metterlo in moto in maniera dinamica si limita ai set della early offense, aspetto sfruttato anche a Philadelphia. Per ora, serve decisamente che il Barba si adatti ai nuovi compagni, comprendendone la caratteristiche, e viceversa.

1° clip: “Miami” (“Orlando”) action; 2° clip: mancata relocation. Due esempi di mancata intesa fra le parti, ancora ignare delle caratteristiche altrui

Per chiudere, diciamo che si è visto un Harden con il quintetto titolare, nel ruolo di “playmaker” in tutto e per tutto, molto più attento ai bisogno di squadra che a tutto il resto, e un altro Harden, molto più scorer e creator con il secondo quintetto. Questo apre a interrogativi interessanti sul futuro, in particolare quando Terance Mann tornerà.

Essendosi la profondità del roster ridottasi abbastanza drasticamente, resterà da capire chi sarà più avanti fra i “big” a passare il maggior numero di minuti con la second unit. Se Mann avrà il ruolo di starter al posto di Westbrook, o se comunque passerà una grossa fetta di minuti con il Barba, potrebbe essere lo stesso Russ a guidare le riserve palla in mano, con Tyronn Lue a dargli carta bianca. Ieri notte, invece, è toccato ad Harden, a volte da solo, a volte con uno fra George e Leonard: resterà da appurare se questa situazione si ripeterà con costanza, magari anche per span ridotte, lasciando all’ex Sixers alcuni minuti di maggior “sfogo”offensivo.

Eh, c’è anche la difesa

Le tante palle perse hanno portato a una produzione mostruosa dei Knicks in transizione, di 172.2 punti/100 plays, la maggior parte dei quali “fortunatamente” generati da palle perse. Diciamo “fortunatamente” perché, si spera, difficilmente i Clippers continueranno a commettere errori così banali e piano piano l’attacco entrerà in ritmo, diminuendo i turnover; pertanto, a quel punto sarà più importante la transizione dopo i rimbalzi difensivi avversari, ieri andata bene, tutto sommato.

Non c’è da essere ottimisti, certo, ma questo roster potrebbe essere piuttosto ideale per Harden. Quando non è stato tenuto in roaming sul più immobile degli avversari, è apparso molto concentrato sui cambi e coinvolto, magari per fare buona impressione, magari perché avere tanti difensori perimetrali e versatili attorno lo aiuta. Sulla palla non tiene mezzo palleggio se non in sporadiche occasioni, sia chiaro, ma non è facile trovare un corpo del genere sui cambi anche per lunghi atipici come Julius Randle. Nel primo tempo, infine, è apparso anche posizionato bene in aiuto dal lato debole, e si è fatto scappare per sbaglio anche un paio di inseguimenti sui blocchi – usando, ovviamente, più mestiere che effort.

Detto ciò, serve tempo, su tutte e due le metà campo. Serve tempo per capire come utilizzare al meglio Russell Westbrook, se lo si volesse fare, in concomitanza con il nuovo arrivato; serve tempo a George e Leonard per capire come rendere e far rendere al meglio una bocca di fuoco di questo tipo; serve tempo ai Clippers per capire James Harden e a James Harden per capire i Clippers. Vedremo se sarà abbastanza per credere in quella che forse è l’ultima occasione di titolo per questo nucleo – e per il Barba (QUI una riflessione preliminare).