Dieci role player eccezionali, che hanno la sola colpa di giocare in uno small market

Nei Minnesota Timberwolves qualificati ai Playoffs come sorpresa della stagione 2021-22, uno dei role player di spicco era Jarred Vanderbilt. Taglia, energia, difesa perimetrale, difesa in aiuto, intelligenza cestistica e visione di passaggio erano già tutte caratteristiche ben presenti nel suo bagaglio.

Nonostante le prestazioni di alto livello in relazione al ruolo, ha complessivamente ricevuto pochi elogi, poca ammirazione dagli appassionati.

Un anno dopo, è bastata una partita di Regular Season nel prime time domenicale per consegnarlo alle luci della ribalta. Improvvisamente si sono scoperti tutti innamorati di lui.


La differenza? Ha giocato con la maglia dei Los Angeles Lakers.

Capiamoci: è una dinamica inevitabile e inattaccabile. Solo risulta talvolta ingiusta nei confronti dei giocatori. A questo punto, viene da chiedersi: quanti (potenziali) Vanderbilt ci sono in giro per gli small market NBA? Quanti role player verrebbero immediatamente venerati dalla narrazione mainstream se solo giocassero in una piazza più importante?

Ci siamo fatti queste domande, e tra i tanti abbiamo deciso di citarne dieci, in ordine casuale.

1 – Jaden McDaniels

Rimaniamo a Minnesota, per quello che è sostanzialmente il role player perfetto.

Jaden McDaniels può essere il difensore perimetrale principale di una squadra su almeno tre posizioni, e vista la taglia non sfigura nemmeno nella difesa in aiuto. Nell’altra metà campo, tira da 3 punti con il 38%, e sa all’occorrenza mettere palla per terra per attaccare i close-out.

Un giocatore così fa comodo a 30 squadre su 30, anche ad alte cifre.

2 – Jakob Poeltl

Rispetto a McDaniels, Jakob Poeltl ha un’età leggermente più avanzata, ed è ben conosciuto dai più. La sensazione, però, è che sia apprezzato al di sotto di quanto potrebbe essere, a causa soprattutto dei contesti in cui si è trovato a giocare.

Non me ne vogliano i tifosi dei San Antonio Spurs, ma l’austriaco ha sostanzialmente sciupato anni di carriera in una squadra senza ambizioni. Nonostante non abbia esattamente le caratteristiche del lungo moderno, non essendo rapidissimo lateralmente, Poeltl compensa con ottimo posizionamento, buonissima difesa del ferro e grandi fondamentali da lungo in attacco.

Nelle ultime tre stagioni agli Spurs, ha sempre registrato un On/Off decisamente positivo, ed è bastata qualche partita ai Toronto Raptors per vederlo splendere, segnando anche oltre 20 punti in due occasioni.

Anche in questo caso, parliamo di un giocatore che farebbe le fortune di tutte le contender, e che infatti vedrà il proprio stipendio salire in estate.

3 – Dorian Finney-Smith

Si è fatto notare nella run dei Dallas Mavericks fino alle Western Conference Finals, ma forse non abbastanza.

Sotto la guida di Jason Kidd, Dorian Finney-Smith non è stato solamente un tiratore molto affidabile sugli scarichi, ma anche il miglior difensore a roster, abile sia sul perimetro che in aiuto.

Senza di lui, la difesa di Dallas sta già facendo parecchia fatica. E nel processo di ricostruzione dei Brooklyn Nets, il 29enne rischia di allontanarsi nuovamente dai radar.

4 – Kenrich Williams

Probabilmente il meno conosciuto tra quelli in lista, ma non per questo meno interessante.

Kenrich Williams ha avuto l’opportunità di mettersi in mostra con buon minutaggio nella crescita degli Oklahoma City Thunder. Le sue qualità sono saltate presto all’occhio dei più attenti: è alto intorno ai due metri, mobile, intelligente in entrambe le metà campo e occasionalmente capace di punire sul perimetro (38% da 3 su 2.5 tentativi a partita).

Chissà che non diventi presto un colpo low-cost per una squadra forte. Oppure, perché no, uno dei paladini della rinnovata competitività dei Thunder nelle prossime stagioni.

5 – Kentavious Caldwell-Pope

E’ vero, sembra un controsenso. Kentavious Caldwell-Pope ha già giocato nei Lakers, ha già ricevuto tanti elogi e ha addirittura vinto un titolo in maglia gialloviola.

Ma il livello delle sue prestazioni in questa stagione non è abbastanza sottolineato. Difende spesso e volentieri sul miglior giocatore avversario per 30 o più minuti, e nell’altra metà campo si muove bene senza palla e tira dal perimetro con il 45% (!). Il suo impatto è stato fondamentale per la (momentanea) conquista del primo seed dei Denver Nuggets.

Se giocasse allo stesso modo in una squadra più seguita, guadagnerebbe più assiduamente le prime pagine.

6 – Bruce Brown

Rimaniamo a Denver. Si parla ormai (giustamente) fino allo sfinimento di Nikola Jokic, e forse un po’ troppo poco di quello che stanno portando costantemente in campo i tasselli intorno a lui.

Bruce Brown era già abbastanza sottovalutato dai più ai Brooklyn Nets, nonostante le ripetute buone prestazioni ai Playoffs. E’ stata sottovalutata in estate la sua presa da parte dei Nuggets. E ancora oggi, il suo impatto non riceve abbastanza credito.

Completa un ottimo lavoro difensivo di coppia con Caldwell-Pope, per poi colpire gli avversari in attacco con tagli e triple sugli scarichi (da non tiratore due anni fa, converte ora le triple con il 38% da 3 su 3.4 tentativi a partita).

7 – De’Andre Hunter

Le prestazioni di De’Andre Hunter sono state prontamente riconosciute dagli Atlanta Hawks, con un contratto da 90 milioni di dollari in 4 anni, ma non abbastanza dalla totalità del mondo NBA.

Hunter non è un semplice 3&D di ottimo livello, ma anche un creator secondario e uno scorer ormai discretamente efficiente. In un contesto meno altalenante di quello che ha trovato negli ultimi due anni, potrebbe probabilmente essere un buon terzo violino per una contendente al titolo.

Vista l’estensione, probabilmente non si muoverà da Atlanta. La speranza è che Quin Snyder riesca a valorizzarlo al meglio.

8 – Naz Reid

Naz Reid si trova in una condizione simile a quella di Vanderbilt una stagione fa. Prende appena 2 milioni di dollari, con prestazioni che, considerato il mercato NBA, vanno ben oltre tale valore.

Eppure, basta guardare qualche partita dei Timberwolves per vedere in lui le caratteristiche del lungo moderno, adattabile a moltissimi contesti competitivi. Abbastanza mobile difensivamente, capace di allargare occasionalmente il campo (33% da 3 punti, ma non è consigliabile lasciarlo wide open) e mettere palla per terra in attacco.

E’ vero, non è un ancora difensiva, ma non è detto che debba essere il titolare designato. Non lo è a Minnesota, nonostante in determinate partite risulti più adatto rispetto a Rudy Gobert.

In estate sarà free agent, e attenzione a chi deciderà di puntarci.

9 – Brandon Clarke

Ha avuto l’opportunità di mettersi in mostra durante gli scorsi Playoffs, ma con l’incredibile profondità del roster dei Memphis Grizzlies spesso si tende a dimenticarlo un po’.

E’ un lungo moderno, atletico e versatile difensivamente. In attacco sa fare due o tre cose, ma le sa fare bene: bloccare, giocare lo short-roll, segnare il floater con discrete percentuali, andare forte a rimbalzo.

In molte delle altre squadre competitive avrebbe probabilmente un posto da titolare, e anche nei prossimi Playoffs, come avvenuto l’anno scorso, riceverà verosimilmente più spazio.

10 – Herb Jones

Anche lui ha saputo attirare l’attenzione nel primo turno dei Playoffs 2022, per poi essere un po’ trascurato durante questa Regular Season.

Come caratteristiche, è probabilmente il giocatore più vicino a Vanderbilt: limitato offensivamente, ma un’arma potentissima (e con ulteriori margini di miglioramento) nella metà campo difensiva, grazie a mobilità, atletismo e braccia infinite.

Se fosse stato scelto a Boston, Golden State, Los Angeles o New York, si parlerebbe molto di più delle sue potenzialità.


A meno che le squadre dei giocatori citati non facciano parecchia strada ai Playoffs, il loro apprezzamento rimarrà una cosa per pochi (sempre relativamente al volume del pubblico che segue l’NBA). Ma se uno di loro dovesse essere acquistato da un big market, non stupitevi se finisse per diventare presto un nuovo idolo della narrazione mainstream.