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Questo contenuto è tratto da un articolo di Dylan Carter per Air Alamo, tradotto in italiano da Alessio Porcu per Around the Game.


L’anno “di transizione” dei San Antonio Spurs si è trasformato, improvvisamente, in una raffica di scambi. Il GM Brian Wright, nel giorno della trade deadline, ha vissuto le ore più impegnative dell’intera lega ma, soprattutto, la giornata più frenetica nell’intera storia della franchigia.

Le mosse attuate dal front office degli Spurs non sono state facili, come ad esempio quella che ha portato all’addio di Derrick White. Wright ha deciso di scambiare la guardia 27enne ai Celtics in cambio di un pacchetto che comprendeva una scelta al primo giro e un futuro first-round swap.

Passata la deadline, alla prima partita gli Spurs hanno ottenuto una (inattesa) vittoria di 15 punti in trasferta contro gli Hawks, grazie alle ottime prestazioni di Dejounte Murray, Keldon Johnson e Devin Vassell. Dopo la partenza di White, Vassell ha risposto giocando una buonissima gara (tra cui 20 punti a referto, con 13 tiri) partendo nella starting lineup.

Tornando alle operazioni di mercato: i tifosi e, in generale, tutti gli appassionati di NBA nelle ultime stagioni si sono chiesti più volte “cosa stanno costruendo gli Spurs?”. Ora, grazie alle transizioni avvenute nel giorno della trade deadline, la risposta a questa domanda sembra finalmente più vicina.

La ricerca di flessibilità

Lo sviluppo interno avrà sempre un valore supremo a San Antonio. Consentire ai giovani di crescere personalmente e professionalmente all’interno del sistema è stata una chiave dei decenni di successi della franchigia. Per vincere in NBA, però, servono prima di tutto delle superstar, oltre che un gruppo funzionale attorno. E nonostante i tanti progressi, Dejounte Murray non è (ancora) arrivato a questo punto, e forse non ci arriverà.

Partendo da questo roster, San Antonio ha bisogno di flessibilità salariale per poter acquisire dei talenti negli anni a venire. Ci sono tre strade per arrivare a un possibile “franchise-guy” di una squadra da titolo: draftarlo (e, sì, crescerlo in casa), via trade o attraverso la free agency (detto che San Antonio non è una meta molto popolare tra i top free agents). Con le mosse fatte alla trade deadline, gli Spurs hanno ora lo spazio e il margine di manovra necessario per essere pronti a cogliere le occasioni che si presenteranno.

Per approfondire come hanno inseguito e ottenuto questa flessibilità, diamo uno sguardo agli affari conlcusi da Brian Wright nelle ultime settimane.

Le mosse degli Spurs durante l’ultima trade season

Prima di tutto, gli Spurs hanno scambiato Bryn Forbes ai Nuggets in una trade a tre squadre che ha portato in Texas Juancho Hernangomez e una futura scelta (2028) al secondo round. Poi, hanno scambiato nuovamente Hernangomez ,attraverso un altro deal a tre squadre, ottenendo Tomas Satoransky – veterano con un contratto da 10 milioni di dollari in scadenza – e un’altra scelta al secondo round.

In sostanza, Wright ha trasformato il contratto in scadenza da 4.7 milioni di dollari di Forbes in due scelte al secondo round e 10 milioni di dollari (Satoransky) in scadenza al termine della stagione. Le scelte potrebbero non avere chissà quale valore, ma vale la pena considerare che San Antonio ha draftato diversi giocatori eccellenti a fine primo / secondo round, e che ovviamente è tutto Draft capital aggiuntivo che potrebbe essere utilizzato per facilitare altre future trade.

I successivi due scambi, invece, sono avvenuti entrambi nell’ultimo giorno e hanno ramificazioni più profonde.

Il primo comprendeva Thaddeus Young, Drew Eubanks e una scelta al secondo round (via Detroit) per Goran Dragic e una scelta lottery-protected (qui i dettagli dell’affare e della protezione sulla scelta). Dopo mesi di paziente attesa, insomma, Wright ha ottenuto la scelta al primo giro che tanto desiderava in cambio di Thad Young.

Per quanto riguarda Dragic, invece, la guardia (che ironicamente è stata drafata dagli Spurs, senza aver mai giocato una partita per loro) è arrivata a San Antonio con un contratto da 19.4 milioni di dollari in scadenza, e nel giro di qualche giorno ha trovato l’accordo con il front office per il buyout. Ora, potrà scegliere da free agent con quale squadra finire la stagione.

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Il secondo scambio è stato invece il più sorprendente e, più di qualunque altra mossa, ci mostra quali siano le attuali priorità degli Spurs. San Antonio ha inviato Derrick White ai Celtics per Josh Richardson e il giovane Romeo Langford più una scelta al primo round nel Draft del 2022 e il diritto di swap delle scelte nel 2028 (qui i dettagli dell’affare e della protezione sulla scelta).

White si è rivelato così un vero successo per gli Spurs, considerando che è stato preso alla 29esima scelta del Draft 2017. E’ stato un perno in difesa e si rivelerà un’aggiunta utile per Boston. Le sue qualità, anche umane, mancheranno a San Antonio, ma Wright ha ragionato in prospettiva e scelto di ottenere da lui qualcosa che possa aiutare la squadra a lungo termine.

Dopo questi movimenti, gli Spurs al momento sono al secondo posto nel Thankathon’s Draft Power Rankings (che valuta quali squadre hanno più risorse a disposizione in vista del prossimo Draft), dietro ai soli Oklahoma City Thunder.

Gli Spurs vogliono essere padroni del proprio destino

Dopo lo scambio per DeMar DeRozan nella scorsa offseason e le mosse di mercato dell’ultimo mese, San Antonio ora può prendere diverse strade.

Se una stella scontenta dovesse chiedere una trade alla sua squadra, gli Spurs hanno le risorse per puntare ad un importante colpo di mercato di qui alla prossima trade deadline, e costruire intorno al nuovo gruppo delle rinnovate ambizioni di Playoffs. Un discorso che si può applicare anche per eventuali scenari di “trade-up” al prossmo Draft.

In alternativa, White e soci potrebbero decidere di trattenere le scelte, pescare quattro rookie e allungare lo young core.

Gli Spurs hanno ottenuto la flessibilità necessaria per pianificare la timeline più adatta per provare a tornare ai vertici, che sia attraverso lo sviluppo dei propri giovani (presenti e futuri) o tramite il trade market. In un certo senso, sembra che San Antonio sia finalmente arrivata nell’NBA moderna.

Aver ceduto White e Forbes, oltretutto, rappresenterà una nuova responsabilizzazione – e quindi opportunità – per giovani come Vassell, Johnson e il rookie Joshua Primo.

Come riportato da Paul Garcia (Project Spurs), San Antonio può arrivare ad avere 33.4 milioni di dollari di spazio salariale nella prossima offseason. Nell’estate in cui avrà la scelta al Draft più alta dai tempi di Tim Duncan.

Pur non avendo ancora delineato in modo chiaro la strada che stanno prendendo, quindi, gli Spurs hanno dimostrato di voler entrare nel vivo del processo di ricostruzione della squadra. Valorizzando i giocatori pescati al Draft e mantendosi pronti per cogliere eventuali occasioni.