In collaborazione con LakeShow Italia, ecco il primo appuntamento con la rubrica a tema Los Angeles Lakers.

FOTO: NBA.com

I Los Angeles Lakers chiudono il mese di Novembre con la vittoria di Sacramento, e dopo 23 gare il record dei gialloviola è di 12 vittorie e 11 sconfitte. Risultato deludente rispetto alle aspettative estive e alle ambizioni di titolo di LeBron e compagni.

LakeShow Italia solitamente analizza tre aspetti positivi e altrettanti negativi dopo ogni partita e proveremo a fare lo stesso con il primo quarto abbondante di Regular Season della squadra della California.

✅ PLUS

Per quanto i tifosi angeleni non siano felici dei risultati fin qui ottenuti, ci sono comunque dei motivi per sorridere e guardare con ottimismo al futuro prossimo.

🍈 Carmelo Anthony

Tra lo STAPLES Center e Carmelo Anthony è stato amore a prima vista. Melo ha immediatamente conquistato il cuore dei tifosi con il suo carisma e le sue prestazioni, che lo rendono al momento la miglior firma di Rob Pelinka nell’ultima free agency.

L’ex Syracuse viaggia a 14.3 punti con il 42.1% dall’arco in quasi 29 minuti a partita. Ma per quanto tali numeri siano ottimi, non spiegano a sufficienza l’impatto positivo del numero 7 sulla squadra gialloviola.

Nell’ultima parte della sua carriera Anthony ha saputo modificare il suo gioco e col tempo è diventato un perfetto role player per la NBA del 2021. Melo segna oggi 1.27 punti per tiro, di gran lunga il dato migliore negli ultimi anni di carriera, grazie ad un’ottima shot selection. Il 53% delle sue conclusioni, infatti, è costituito da triple (career-high), il tutto a discapito del mid-range, che adesso rappresenta solo il 33% dei suoi tiri. Insomma: sembrano finiti i tempi di IsoMelo.

In attacco sa come ricollocarsi all’interno dell’azione e come sfruttare la gravity delle stelle. Quest’anno, inoltre, ha dimostrato di essere pericolosissimo in transizione a rimorchio: in questa situazione produce 1.39 punti per possesso con il 75.5% di Effective Field Goal% (88° percentile).

Melo tenta quattro conclusioni in spot up a partita e produce 1.21 punti per possesso, dato che lo colloca nell’8° percentile NBA.

Coach Vogel lo impiega costantemente da “quattro”, e la sua capacità di essere una minaccia credibile dall’arco in situazioni spot up è oro per l’asfittico attacco dei Lakers: l’Offensive Rating di squadra sale da 106.6 a 112.4 quando c’è lui in campo (miglior dato del roster).

Il suo apporto, però, va oltre la produzione personale. La sua presenza apre il campo e permette ai Big Three di attaccare l’area, rendendo molto più facile il loro compito. Esemplificativo in tal senso il rendimento di Russell Westbrook: con Melo in campo la True Shooting di Brodie aumenta di qualche punto percentuale, potendo attaccare meglio il pitturato.

Le note dolenti – come del resto per tutta la carriera dell’ex Knicks – arrivano dalla difesa, dove paga la lentezza e la scarsa presenza a rimbalzo. Non a caso il Defensive Rating lacustre peggiora e non di poco con Anthony sul parquet (-4.0 di differenziale). Ma anche nella propria metà campo c’è da evidenziare come, grazie al mestiere e all’applicazione, stia cercando di integrarsi nel sistema di Vogel, tanto da essere in grado di fornire alcune ottime giocate nel clutch time.

Gli aiuti a centro area su Adebayo prima e Jackson poi, sono giocate decisive ed in linea con l’idea di basket di coach Vogel.

L’augurio è che questo Melo possa arrivare fresco per la post season e che non paghi l’alto minutaggio dovuto agli infortuni del roster gialloviola.

〰️ Anthony Davis e il ferro

L’inizio di stagione di The Brow non è stato sicuramente scintillante e negli ultimi giorni in molti addetti ai lavori hanno sottolineato le pessime percentuali dall’arco e dal mid-range del prodotto di Kentucky. Ma l’aspetto che infonde ottimismo è la ritrovata aggressività e la volontà di attaccare il ferro da parte di Anthony Davis.

FGA for Anthony Davis during the 2021-22 Regular Season
La mappa di tiro di AD è costellata da troppe zone rosse, ma è confortante il numero di tiri nei pressi della restricted area, il 52.1% del totale.

Nel 2020/21, complice la presenza a roster di Montrezl Harrell e Marc Gasol, il prodotto di Kentucky ha giocato il 91% dei minuti da “quattro”. Davis si è accontentato troppo del tiro perimetrale e raramente è apparso in grado di sfruttare al meglio il suo mix di agilità, lunghezza e tocco. Quest’anno, con una struttura diversa del roster angeleno, ha trascorso il 67% dei minuti nello spot di centro ed è tornato ad avere un ruolo in attacco analogo a quello della bolla di Orlando.

Per The Brow si è trattato di un vero e proprio ritorno al passato. La crescita delle schiacciate (da 1.5 a 2.4 a partita) sono una diretta conseguenza dell’aumento della frequenza di tiri al ferro, passati dal 32% (minimo in carriera) al 44%. Ciò gli consente di migliorare la True Shooting dal 55.6% al 56.7%, nonostante il disastroso inizio dalla lunga distanza.

Complessivamente sono cambiate le situazioni in cui viene coinvolto, poiché sono cercate giocate più efficienti per l’attacco. Il numero di isolamenti (da 2.6 a 2) e post up (da 4.8 a 4.3) sono diminuiti, mentre sono saliti i possessi giocati in transizione (da 2.1 a 2.7) e come rollante nei giochi a due (da 3.2 a 4.5). Proprio il pick-and-roll è la soluzione che più fa bene sperare: dopo un inizio stentato, infatti, l’intesa con Westbrook cresce di settimana in settimana.

Quando schierato da “cinque”, Davis è incontenibile in transizione per i pari ruolo avversari. The Brow a difesa schierata sta imparando a sfruttare la creatività di Westbrook nei giochi a due.

Già citati i problemi al tiro da fuori, difensivamente il numero 3 non è ancora al livello del 2019/20. AD alterna giocate favolose a momenti in cui appare poco concentrato e coinvolto, motivo per cui non si può definire la sua come una grande stagione. Ma se nel corso della stagione dovesse tornare ai suoi abituali in questi due aspetti, i Lakers potrebbero nuovamente contare su di un top 5/10 NBA Player.

🔍 Scouting Department

La trade per Russell Westbrook ha escluso la franchigia della Città degli Angeli dal Draft 2021. Tuttavia, lo scouting department ha comunque mostrato il suo valore portando in California il rookie undrafted Austin Reaves.

Il prodotto da Oklahoma è un giocatore completo e disciplinato nei fondamentali. Grazie ai 4 anni al college, seppure non dotato di grande talento atletico, ha imparato a stare in campo in ogni situazione. Per CTG è il miglior giocatore dei Lakers per quanto riguarda il differenziale On/Off sul campo con +12.2; inoltre, insieme a Malik Monk, è l’unico gialloviola ad essere positivo sia in attacco che in difesa.

In attacco Hillbilly Kobe sa giocare con e senza palla, è un ottimo passatore, ha buona visione di gioco e sa quando fare l’extra pass. Queste caratteristiche migliorano le spaziature della squadra, aumentando di conseguenza sia i tiri al ferro (la frequenza sale del 6.7%) che la qualità delle conclusioni da tre (la percentuale di conversione cresce del 6.6%).

La sua visione migliora la circolazione del pallone. Inoltre, la capacità di muoversi senza palla può renderlo partner ideale “stile Caruso” per LeBron nei giochi a due.

In difesa Austin paga la carenza di chili per essere un difensore di alto livello, ma ha buona capacità di muovere i piedi in uno contro uno, è concentrato quando difende off the ball ed è rapido nei closeout. Tali qualità fanno sì che con lui in campo la percentuale al tiro degli avversari peggiori in ogni zona del campo, dal ferro all’arco, per un’Effective Field Goal inferiore del 4.6%.

Austin nella prima clip contiene l’uno contro uno di LaMelo Ball, mentre nella seconda è pronto ad aiutare a centro area contro la penetrazione di Wood e subire lo sfondamento.

L’infortunio alla coscia ne ha rallentato la crescita, ma ci si augura possa recuperare spazio all’interno delle rotazioni. Se riesce a limitare i palloni persi (19.4% dei possessi giocati) e migliora la condizione fisica per reggere l’impatto con gli atleti NBA, può costruirsi una solida carriera come giocatore di rotazione.

I team di scouting e di sviluppo diretti da Jesse e Joey Buss rappresentano un valore importante per la franchigia guidata da Jeanie Buss. La bontà del lavoro non è testimoniata dal solo Reaves, ma anche dagli altri giovani scelti e sviluppati negli ultimi anni. Atleti come Alex Caruso e Kyle Kuzma stanno finalmente ricevendo il giusto riconoscimento lontano da L.A. come avvenuto per altri predecessori. Mentre l’ultimo superstite Talen Horton-Tucker, seppure rallentato dall’infortunio al pollice della mano destra, continua a mostrare sprazzi di classe sopra la media.

❌ MINUS

Secondo ESPN i Los Angeles Lakers hanno avuto fin qui il terzo calendario più semplice della NBA. Un dato che rende ancora più deludente il record di 12-11. Ad oggi i gialloviola occupano l’ottavo posto della Western Conference ed è concreta la possibilità di dover nuovamente passare dal Play-In Tournament per accedere ai Playoff.

🩹 Infortuni e Roster

Tirare in ballo la questione infortuni può apparire un alibi banale, ma è un aspetto che non si può trascurare nell’analisi del primo quarto di stagione dei Lakers. Secondo Man-Games Lost, al 29 Novembre gli atleti dei Lakers hanno perso 81 gare totali per infortunio; dato peggiore della Lega dietro soltanto agli Orlando Magic (97).

Ariza e Nunn devono ancora esordire, THT ha saltato le prime 13 gare, mentre James e Reaves ne hanno perse rispettivamente 12 e 9. Questa situazione è in parte dovuta all’anzianità del roster, in parte alla sorte avversa. I quattro giocatori under in rosa, teoricamente i più freschi e sani, hanno perso 45 partite delle 92 possibili.

Le assenze hanno anche mostrato le lacune del roster assemblato dal GM Rob Pelinka, in particolare nel settore lunghi. Nel reparto emerge la mancanza di almeno un’ala di ruolo e l’inadeguatezza di DeAndre Jordan e Dwight Howard. I due sono chiaramente nella fase calante della carriera e faticano a stare in campo nella NBA del 2021; inoltre non rappresentano sicuramente un buon fit per le tre stelle. Entrambi intasano l’area e rendono più complesse le spaziature, aspetto particolarmente negativo visto che LBJ, AD e Brodie non hanno nel tiro da fuori la loro arma migliore.

Nei quintetti con il doppio lungo e senza tiratori l’area avversaria è a dir poco intasata.

Coach Frank Vogel quest’anno ha impiegato maggiormente Davis da “cinque”, ma la coperta è corta. La strutturazione small ha costretto Anthony a giocare 29 minuti di media, senza dubbio troppi vista l’età e le lacune difensive di Melo; mentre in altre gare Vogel è dovuto ricorrere a quintetti con quattro guardie sotto i 195 cm, che si sono rivelati insostenibili. Il rientro di James ha migliorato solo in parte la situazione e il 37enne Ariza non la può sistemare del tutto.

All’attacco Spurs basta allontanare Davis dall’area per garantirsi il rimbalzo offensivo contro le quattro guardie angelene.

L’augurio è che Pelinka possa aggiungere un’ala fisica e un lungo migliore di quelli a roster alla trade deadline. L’impresa non è semplice, considerando la carenza di asset a disposizione. Resta la speranza del mercato dei buyout, auspicando che qualche profilo interessante possa liberarsi dall’attuale franchigia.

🥴 Gli Starting Five

Vogel privilegia la difesa e vuole avere una squadra in grado di mettere pressione sui creatori avversari, controllare il pitturato e imporsi fisicamente. Il roster non è esattamente adatto a mettere in pratica tale filosofia e il coach ex Pacers ha palesato difficoltà nel trovare uno starting five adeguato. Ben undici le combinazioni diverse schierate e ad oggi è palese la sensazione di non aver ancora trovato un quintetto affidabile.

La grande delusione è Kent Bazemore, titolare nelle prime 13 uscite. L’ex Warriors ha dato il suo contributo nella metà campo difensiva ma in attacco è stato disastroso: 33.3% dal campo e 30.8% dall’arco quando è partito nella starting lineup, numeri insostenibili per un giocatore che non brilla nel ball handling e come passatore. La conseguenza è stata l’uscita dalle rotazioni.

In stagione Kent Bazemore vanta un Net Rating di -7.8.

Lo spot di guardia vicino a Westbrook è stato ereditato allora da Avery Bradley, giocatore gradito a Vogel per la teorica capacità di mettere pressione sui migliori giocatori avversari. Ma la presenza dell’ex Celtics di fatto non si traduce in un contributo positivo: il suo Net Rating è -10.7, il peggiore di tutto il roster.

Se in attacco le difficoltà erano previste per via di un tiro dalla lunga distanza da sempre deficitario (34.9% dall’arco), AB in difesa ha mostrato di aver perso agilità, tende a distrarsi e paga in termini di centimetri contro la maggior parte degli avversari.

La fama che contraddistingue Bradley non riceve conferma nelle prestazioni.

Infine siamo all’elefante nella stanza, ovvero la presenza in quintetto di DeAndre Jordan. Vogel gradisce avere un centro “classico” a protezione del ferro, Davis vuole evitare di giocare la totalità dei minuti da “cinque”. Condizioni che spalancano le porte all’ex Clippers.

L’atletismo dei tempi di Lob City è scomparso e, se in difesa riesce comunque a dare un contributo accettabile come fake starter, in attacco la sua presenza è insostenibile. Non a caso ha il terzo peggior differenziale On/Off del roster con -7.0.

Bradley e Jordan sono deleteri, soprattutto per un non tiratore come Westbrook. Le lineup in cui Brodie è schierato con i due veterani hanno un differenziale di -12.0 su 100 possessi (10° percentile). Quando l’ex UCLA si trova in quintetti senza Bradley, Jordan e Rondo il rendimento di squadra è +5.1 su 100 possessi (74° percentile). Tali numeri indicano come Vogel nel prosieguo della stagione debba trovare il modo di valorizzare al meglio il roster a disposizione.

😩 Focus and Effort

Nei primi due minus il dito è puntato contro front office e coaching staff, ma non si possono ritenere esenti da colpe i giocatori. A parte i limiti individuali e di squadra, in troppi momenti delle partite dei Lakers l’impressione è che la concentrazione e l’impegno non siano quelli di chi ha per obiettivo il titolo NBA, e questo vale anche per le stelle.

I Lakers sono attualmente 28esimi per tiri contestati a partita con 46.1. Un numero così basso può essere ricondotto alla scarsa velocità di molti elementi del roster, ma anche a tutti quei momenti in cui i giocatori non sembrano sulla stessa pagina del libro e appaiono disinteressati all’azione difensiva.

La difesa gialloviola in alcune occasioni risulta piuttosto statica.

Una difesa passiva comporta inevitabilmente difficoltà a rimbalzo e, proprio in tale fondamentale, i Lakers sono tra le peggiori squadre della NBA: 25esimi per percentuale di rimbalzi concessi.

I problemi non sono esclusivamente tecnici, ma anche di voglia, e questo è testimoniato dal 28esimo posto nel numero di tagliafuori difensivi. In questo contesto non brillano James e Davis: entrambe le stelle, nonostante il maggior numero di minuti giocati nelle posizioni di “quattro” e “cinque”, sono al minimo in carriera per percentuale di rimbalzi difensivi catturati.

I problemi a rimbalzo non dipendono esclusivamente dal posizionamento della difesa, ma anche dalla mancanza di responsabilità dei singoli nei tagliafuori.

In attacco i pessimi risultati (23esimo posto per punti su 100 possessi) sono ancora più deludenti considerando il talento a disposizione. La carenza di concentrazione si traduce in palloni persi in modo banale e la percentuale di turnover è la 22esima peggiore della NBA.

A farla da padrone sono Westbrook e James, entrambi top 10 nella speciale classifica di palle perse a gara. Brodie in particolare, nonostante i miglioramenti nelle ultime gare, con il quasi 17% di Turnover%, registra il peggior dato in carriera.

I turnover di Westbrook e James sono rispettivamente 4.7 e 3.7 a partita.

La risalita nella classifica della Western Conference, oltre al miglioramento dell’intesa di squadra e magari del roster, passa inevitabilmente anche dalla voglia di stelle e role player di giocare una pallacanestro vincente.

Luca Novo per LakeShow Italia


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