In virtù della collaborazione fra LakeShow Italia e Around the Game, ecco i plus&minus dell’ultimo mese dei Los Angeles Lakers.

FOTO: NBA.com

Le aspettative dei tifosi dei Los Angeles Lakers per il periodo pre All-Star Game della stagione NBA sono sempre alte. Quest’anno poi, con il meccanismo costruito da Rob Pelinka e le star californiane in evidente difficoltà, lo erano ancora di più.

Fantasticare con la trade machine, il rientro di Davis e un James che continuasse ad essere un gran problema – per quotare un mio compagno di LakeShow Italia – erano gli elementi per sognare un riscatto nell’ultima parte di stagione.

La realtà dei fatti è lontanissima da quanto atteso, o meglio sperato. Un brutto record (6-9), diverse sconfitte indecorose ed una trade deadline vissuta da spettatori hanno portato al momento peggiore dei gialloviola dalla conquista del titolo nel 2020.

✅ PLUS

Nonostante quanto premesso, il discreto rientro – durato purtroppo solo tre settimane – di The Brow, la conferma di Reaves e qualche sprazzo mostrato da Horton-Tucker meritano di essere elogiati.

〰️ Everything in Its Right Place: AD Above the Rim

Si è detto tanto, forse troppo, di Anthony Davis pre-infortunio: molle, svogliato, troppo pesante. Ma la realtà per me è sempre stata un’altra, l’AD visto prima dello stop era overloaded.

I Lakers di inizio stagione, se possibile, erano ancora meno organizzati in difesa; blow by sul punto d’attacco, rotazioni confuse o assenti ed un uomo solo in area che cercava di limitare i danni risultando non sempre efficacissimo, ecco cosa è stato Anthony Davis prima dell’infortunio.

The Brow è tornato con una carica diversa: presente a rimbalzo offensivo, mobile in difesa e aggressivo sugli switch. Quest’ultimo elemento è probabilmente la chiave di volta per l’evoluzione delle performance del lungo da Kentucky; la difesa di squadra più dinamica ed adatta alle caratteristiche di Davis.

Trovarsi AD di fronte dopo uno switch non deve essere esattamente piacevole, chiedere a Reggie Jackson.

Analizzando gli On/Off dei Lakers delle ultime dieci partite in cui Davis è stato presente, salta all’occhio che nelle lineup in cui è incluso il nativo di Chicago i californiani hanno un Defensive Rating di quasi 9 punti migliore rispetto alle altre.

La ristrutturazione difensiva dei Lakers sarebbe partita proprio dall’ex Wildcats: la presenza in aiuto e la possibilità di switchare su ali che normalmente sarebbero difficili da marcare per i losangelini, erano le basi sulle quali Frank Vogel poggiava le speranze di tornare nella parte alta del Defensive Rating.

Questo AD avrebbe permesso a Vogel di avere una serie di lineup almeno sufficienti difensivamente, mischiando per l’appunto Davis e un paio tra Johnson, James, Reaves e Bradley.

Oltre all’apporto difensivo – che era sicuramente la necessità primaria – il numero 3 dei Lakers nelle partite di Febbraio ha dominato anche in attacco: 60% dal campo, 80% entro due metri dal ferro e quasi 4 rimbalzi offensivi a partita con una serie di putback dunk che hanno dato l’impressione di rivedere quel giocatore che aveva dominato la bolla di Orlando.

Above the Rim: a quelle altezze AD può realmente fare la differenza.

🎸 Excellent, Austin.

Una delle poche note liete per i Lakers in un mese decisamente difficile è stato Austin Reaves.

Il prodotto dell’Università dell’Oklahoma ha giocato un mese solidissimo, nonostante i numeri a prima vista non rendano giustizia ad i miglioramenti – specialmente in termini di consapevolezza – del nostro Hillbilly Kobe.

Prima stoppa Kormaz, poi riempe la linea in transizione, infine serve Davis che corre verso il ferro. Oh Austin…

La presenza nella metà campo difensiva di Austin è fondamentale per Vogel, che lo utilizza per bilanciare quintetti altrimenti impresentabili. Forse, i 20 minuti di media che sta giocando cominciano ad essere pochini.

Secondo Synergy, Reaves è un difensore almeno “good” nelle tre situazioni in cui è maggiormente coinvolto in difesa.

Nel disastro difensivo dei Lakers, HBK è il miglior difensore sui ball handler nel pick&roll, anticipa, mette il corpo nella posizione giusta ed è concentrato. La limitata mobilità laterale lo mette in difficoltà contro avversari dalla spiccata esuberanza fisica, ma la capacità di anticipazione di Reaves lo aiuta anche dove parte nettamente battuto.

I diretti avversari di Austin sul pick&roll segnano 0.643 punti per possesso, un numero molto basso, rilevante anche in termini di volume, considerato che il numero 15 gialloviola difende questa situazione nel 30% dei suoi possessi. Per rapportarmi alla terminologia usata inizialmente, in questa situazione Synergy lo etichetta come “Excellent”, di fatto è nel 91° percentile per per questo playtype.

L’efficacia di Reaves in difesa è alta anche nelle situazioni spot-up e di isolamento, mentre risulta meno efficace a lottare sui blocchi ed in generale off the ball, cosa ovvia data la struttura fisica ancora in costruzione.

Si parla anche poco della capacità dell’ex Sooners di essere un collante in attacco. I Lakers per lo più usano il nativo dell’Arkansas in situazioni spot up, dove è un giocatore “Average” con 0.953 punti per possesso.

Sta venendo però pian piano fuori il passato da point guard di Austin, i numeri da ball handler nel pick&roll sono eccezionali: 1.27 PPP che lo piazzano nel 98° percentile. La frequenza con cui è coinvolto in questa giocata è ancora bassina (circa il 10% dei possessi) ma l’eye test fa da supporto al numero in questo caso.

Whiteside è pigro oppure non rispetta Reaves? Never mind, Austin punisce.

Nelle ultime settimane HBK sta iniziando a toccare il pallone spesso all’inizio dell’azione; ovviamente la capacità di “girare l’angolo” non è fenomenale ma le scelte che fa palla in mano in uscita da un blocco sono spesso corrette, permettendo ai  Lakers di avere un’alternativa credibile a LeBron per creare vantaggio.

Negli anni di Alex Caruso siamo stati irrisi per la nostra passione per il texano, fino a che giunto a Chicago sta dimostrando al mondo che non era una aberrazione tutta gialloviola, ma trattasi di un campione vero. La speranza è che Austin arrivi allo stesso livello, a suo modo e con le sue caratteristiche, senza scimmiottare nessuno.

🧽 Il Giovane Talen

Uno dei giocatori più discussi di questi giorni, e probabilmente dell’intera stagione, è stato sicuramente Talen-Horton Tucker. Pochi apprezzamenti e tante critiche per un giocatore complesso, forse non ancora pronto per un ruolo da top 5 in una “contender”.

Il prodotto da Iowa State si porta sulle spalle il peso di essere quello che “ha preso il posto di Caruso” e dunque si trova anche ad essere ingiustamente paragonato all’idolo texano, cosa insensata sia per caratteristiche tecniche che per il percorso intrapreso da Alex prima dell’attuale successo.

Questo pezzo però vuole portare un punto di vista su un periodo limitato di tempo e ultimamente THT ha mostrato finalmente di poter essere un fattore positivo in difesa, criterio fondamentale per ottenere un numero di minuti considerevoli nelle squadre di Vogel.

Nelle ultime 10 con Talen in campo il Defensive Rating di squadra è di 107.3, quando è in panchina sale a 115.5. Dunque l’On/Off difensivo è di -8.2, la percezione è che il ragazzo stia cercando dimostrare al mondo come non dovesse essere lui l’agnello da sacrificare nell’ultima trade deadline.

C’è da dire che la stagione di Horton-Tucker non è positiva in generale, il paio a queste buone 10 partite lo fa un periodo di appannamento e confusione che lo ha portato ai margini della rotazione da metà Dicembre alla metà di Gennaio, dove i numeri di On/Off che lo hanno premiato recentemente erano diametralmente opposti (-4 di NetRtg).

Il problema della continuità mentale dell’ex Cyclones è sicuramente evidente, le disattenzioni off the ball sono ancora troppo troppo presenti ed il 39% al tiro da tre visto in queste ultime partite non è un trend consolidato sul quale fare molto affidamento.

Prima della deadline si è sentito tutto ed il contrario di tutto sul valore di THT. Io guardo tutte le partite dei Lakers e non saprei oggi definire un valore preciso del giovane Talen, mi pare difficile che altre sapienti penne o voci possano avere il polso della situazione magari avendolo visto tre volte.

A noi tifosi gialloviola fa piacere vedere l’evoluzione di Talen Horton-Tucker e poco importa che ci sia voluta metà stagione. Per quotare Sallinger: «Se una ragazza quando arriva è carina, chi se ne infischia che è in ritardo? Nessuno.»

❌ MINUS

Come ormai di consuetudine, per le voci di questa sezione c’è abbondanza.

🔄 Here we go, again.

Il famoso meme descrive perfettamente lo stato d’animo mio e di molti dei tifosi gialloviola.

Nell’ultima gara prima dell’All-Star Break, Anthony Davis si gira una caviglia sul piede di Rudy Gobert e fa crack. Le settimane previste per il recupero vanno dalle 4 alle 8, insomma la stagione regolare sembra quasi andata per AD. I dettagli dell’infortunio li potete trovare qui, l’impatto sui Lakers è devastante.

I pezzi, almeno difensivamente, parevano cominciare ad andare al proprio posto: i miglioramenti di THT, la voglia di Stanley Johnson e un Davis formato DPOY avrebbero potuto essere la scintilla per una seconda parte di stagione alla riscossa.

Ovviamente, un altro fattore importante è che un The Brow pronto e in forma avrebbe garantito di avere LeBron on board per lineup che portassero in cascina un contributo offensivo rilevante, al netto di una solidità difensiva che con altri interpreti non è né auspicabile né possibile, probabilmente.

😱 Pick-and-Roll Nightmares

Nel mese analizzato in questo articolo, i Lakers hanno dato segni di miglioramento difensivo in diverse situazioni; la presenza di Davis in area per alcuni match ha sicuramente dato ai californiani maggiore sicurezza e versatilità.

Nelle ultime 15 partite i gialloviola sono stati decimi per Defensive Rating ed hanno mostrato maggiore attenzione e “coesione” tra le tre linee difensive ideali del sistema di Vogel: il perimetro, il ferro e l’aiuto secondario.

Moodkiller: questo trend senza AD è destinato a terminare.

C’è però un elemento che anche con Davis in campo risulta disastroso: la difesa del pick-and-roll.

Volendo fare un veloce passaggio tra i numeri, i Lakers risultano settimi nella difesa degli handler del pick-and-roll (0.833 PPP concessi) ma sono ultimi in quella dei bloccanti subendo addirittura 1.24 PPP. 

Questa ecatombe è il risultato di diverse problematiche tecniche e di attenzione dei californiani, ma il peccato originale è sicuramente la costruzione scellerata di questo roster.

I difensori sui bloccanti per i Lakers sono di due tipi: “centri” piccoli ed in alcuni casi decisamente poco mobili o degli elefanti che probabilmente dovrebbero essere a godersi la pensione.

Inutile perdere tempo a valutare perché Dwight Howard e l’ormai ex DeAndre Jordan non funzionino e non hanno diritto di cittadinanza nella NBA attuale. È più interessante capire cosa succede quando i Lakers mettono in piedi i famosi quintetti small. Sì, anche quelli tanto idolatrati con LeBron da “cinque”.

La mancanza di “ali” oltre i due metri che possano formare la “terza linea” difensiva è sicuramente il problema numero uno nella difesa del pick&roll degli angeleni.

La necessità degli interni “small” dei Lakers di non abbandonare troppo l’area porta due conseguenze dirette: giocatori capaci a creare spazio una volta girato l’angolo si trovano spesso uno-contro-uno con l’aiuto lontano. La seconda è la possibilità concessa agli avversari di andare a rimbalzo offensivo in maniera dinamica e dunque avere un vantaggio rilevante.

I Lakers 1.0 e 2.0 di Vogel hanno potuto contare su giocatori come Danny Green e Kyle Kuzma per poter permettere ai nostri lunghi di fare due passi in avanti sul pick-and-roll senza doversi preoccupare troppo del dunker spot. Ma quando l’aiuto in quella posizione è Malik Monk, penso che sia evidente dove sia il limite.

La soluzione potrebbe essere switchare di più, ma abbiamo visto come Vogel non sia un grande amante di questa strategia difensiva anche se a tratti si sta convincendo che senza il giusto personale è meglio cercare di mangiare secondi – rischiando mismatch – cambiando, piuttosto che provare a forzare i blocchi senza avere la capacità di portare gli avversari dove volevano e quando volevano.

🤔 No news, good news?

La trade deadline non poteva che essere uno dei punti di questo articolo, ed a mio modo di vedere la gestione del mercato nella sua totalità è stata da principianti, dunque risulta in un minus.

Dopo aver compreso che l’acquisizione di Russell Westbrook è stato un errore madornale, e che l’assenza di ali è un problema rilevante tamponato solo dalla presa fortunata di Stanley Johnson, ed ho detto tutto (cit.), i Lakers hanno abilitato il panic button senza realmente utilizzarlo.

Per fare un minimo di contesto i Lakers ad inizio Gennaio hanno shoppato pesantemente Westbrook ed un pacchetto – divenuto poi un meme – composto da THT, Kendrick Nunn e la prima scelta del 2027.

Le voci ovviamente si sono susseguite in ogni direzione, anche se la fattibilità del 90% dei rumor che venivano fuori era prossima allo zero. Con l’avvicinarsi della fatidica data anche i giocatori hanno cominciato a far sentire la propria voce ed il GM in pectore LeBron James ha in vari modi fatto intendere che si aspettasse qualche movimento da parte della dirigenza.

Passata la deadline, Pelinka ha commentato l’immobilismo gialloviola come una decisione congiunta del front office ed il “gruppo campo”, salvo essere poi smentito indirettamente dalla pravda labbronica.

Dove si posiziona LakeShow? Come vediamo la scelta di Pelinka di non far nulla? Come valutiamo la pressione addizionale di James?

Mi viene da dire che hanno ragione e torto entrambi: si doveva fare qualcosa, anche di marginale, per completare il roster. Ma allo stesso tempo non aveva senso cedere una prima per dei giocatori che non avrebbero in nessun modo avvicinato i Lakers all’anello, unica metrica di successo valida ad El Segundo.

Durante la live twitch di AtG avevo io stesso proposto mosse secondarie come Kenrich Williams dei Thunder e l’inutile – post trade Sabonis – Richaun Holmes di Sacramento; erano prendibili senza una prima? Non saprei, sono il peggior esperto di mercato esistente. Ma una accoppiata di giocatori di quel tipo avrebbe in qualche modo coperto due need che avevo individuato in un articolo pre-deadline: un lungo da 20 minuti per non far fare sempre a botte AD ed un giocatore competente difensivamente su diverse situazioni.

A prescindere dal fantabasket, ha anche molto poco senso non essersi liberati di almeno uno dei veterani ai margini delle rotazioni, per fare spazio ad un eventuale buyout. Sempre che qualcuno consideri ancora i Lakers come un landing spot.

Nello Fiengo per LakeShow Italia


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