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Questo contenuto è tratto da un articolo di Deadpoolio per The Bright Side of the Sun, tradotto in italiano da Luca Rusnighi per Around the Game.


Per quanto mi riguarda, la colpa è di Charles Barkley. The Chuckster era davvero saltato per questi Playoffs, insieme a migliaia di altri tifosi dei Phoenix Suns che speravano in un’altra run lunga come nel 2021. E magari con il lieto fine. Purtroppo, però, un pronostico a favore da parte di Sir Charles equivale alla maledizione di Damien, a quella della Prima Luna, a quella del clan Kennedy e a quella di Montezuma tutte messe insieme e incartate nella maledizione di Tutankhamon, giusto per non farci mancare niente. Dai, sto scherzando… più o meno.

Gara 7 di domenica scorsa contro i Dallas Mavericks è stata l’equivalente cestistico del disastro di Chernobyl. E lunedì mattina tutti si sono svegliati e si sono messi a cercare capri espiatori, chiedendosi: ma che diavolo è successo? Dov’è finita la squadra che ha vinto 64 gare di Regular Season, stabilendo un record assoluto di franchigia? Perché questi 15 pseudo-sosia assomigliano solo lontanamente ai Suns della stagione regolare?

Una volta iniziati i Playoffs, il team è apparso improvvisamente vulnerabile. Sei gare per battere New Orleans, che arrivava dal Play-In e aveva vinto 36 partite in stagione. Niente, comunque, a confronto di quanto stava per accadere nel secondo turno.

Phoenix, dopo aver vinto 33 gare in trasferta durante l’anno (altro record di franchigia per Phoenix), ha fatto registrare un misero 2-4 lontano dall’Arizona durante i Playoffs 2022, portando a casa 0 gare su 3 a Dallas. E capitolando nella decisa Gara 7. Com’è potuto succedere?

Come può essere che Monty Williams, Coach of the Year, passi da questo in Gara 4:
“A mio avviso, la nostra difesa nel primo tempo è stata la peggiore di tutto l’anno.”

A questo dopo Gara 6:
“Il nostro attacco è stato il più disorganizzato di sempre stasera.”

E ancora a questo, post-Gara 7:
“In parole povere, abbiamo giocato la partita più brutta di tutta la stagione.”

Come si fa a spiegarsi una sequenza così? Per giunta, contro una squadra non pronta, con una giovane superstar e 14 role player, come si è visto chiaramente nella serie contro Golden State; e contro un team che non vinceva contro i Suns dal 2019, incluso lo sweep in questa stagione.

Nessuno ha mai preso la Regular Season più seriamente dei Suns quest’anno. Volevano mandare un messaggio, dopo le Finals dell’anno scorso: siamo tornati e siamo più forti che mai. Lo hanno fatto, ma poi le stagioni si decidono in primavera.

Prendiamo ad esempio i Golden State Warriors, che nella prima parte della stagione avevano un record simile a Phoenix, poi hanno rallentato, ma sono arrivati prontissimi per i Playoffs. Gli Warriors si giocheanno il titolo nelle NBA Finals, mentre i Suns sono usciti precocemente al secondo turno.

Sono stati gli infortuni (dichiarati e non) a compromettere Phoenix? O forse è stata la stanchezza? Coach Williams sembra concordare sul fatto che quest’ultima sia stata un fattore:

“È probabile che li abbia spremuti troppo quest’anno, dal punto di vista sia del minutaggio sia delle aspettative.”

Il break dei Suns dalle Finals di luglio all’inizio della stagione è stato accorciato per Devin Booker (e JaVale McGee) per la partecipazine alle Olimpiadi in agosto. Ma questo non basta a spiegare perché lo stesso Booker e Chris Paul siano stati l’ombra di loro stessi nel momento del bisogno, e abbiano segnato esattamente zero tiri dal campo nella prima metà di Gara 7. E il discorso ovviamente vale per titti gli altri compagni.

I Suns sono sembrati sgretolarsi sotto il peso delle aspettative. Il loro linguaggio del corpo era avvilente, l’impegno profuso davvero scarso. Layup sbagliati, marcature disattente in difesa. Tutte cose che questa squadra non fa. O perlomeno, non faceva. Soprattutto in un momento del genere.

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FOTO: Brightsideofthesun.com

Meno di due mesi fa l’8 aprile, Phoenix ha rimontato un gap di 17 punti nel terzo quarto e ha prevalso sugli Utah Jazz di sei. Credeva nella vittoria, faceva sembrare tutto così semplice. A differenza della squadra vista nei Playoffs.

Le aspettative hanno un peso, e Phoenix è come se avesse giocato non per vincere, ma per non perdere. Non tanto per vendicare la sconfitta delle Finals, quanto per evitare di ripeterla. Per vincere l’anello facendo retromarcia, insomma. È sembrato perseguitato dai ricordi del 2-0 buttato al vento contro i Bucks. La stoppata di Giannis, la palla rubata di Holiday, la schiacciata ancora di Giannis…

Certo, ci sono stati momenti in questi Playoffs in cui i Suns hanno dimostrato grande fiducia e unità, ma non con la continuità che si era vista dodici mesi fa, quando tutto sembrava andare per il verso giusto e c’era un’energia incredibile nell’aria. Riuscite a immaginarvi il Valley Oop quest’anno? Io no. I Playoffs di quest’anno sono sembrati… faticosi. Ogni partita.

Cercando comunque di essere obiettivi, Dallas si è meritata la vittoria. Luka Doncic è in ascesa, Jason Kidd ha fatto un grande lavoro e i Mavs in generale sono sembrati l’incarnazione del detto “il duro lavoro batte il talento, quando il talento non lavora duro”.

Dallas si è meritata il biglietto per le Conference Finals, senza se e senza ma. Per Phoenix, invece, si è aperta un’estate di interrogativi.