Quella di stanotte dei Denver Nuggets non è stata una semplice vittoria a inizio primo turno dei Playoffs, e non è stata solamente una partita stupenda con finale pirotecnico coronato dal buzzer beater di Jamal Murray. Per come è maturato, il successo di stanotte rappresenta una sorta di pre-iscrizione dei Nuggets nell’Olimpo delle grandi squadre della storia NBA, quelle che trasmettono all’avversario sensazioni di impotenza e inevitabilità.

Il concetto di perfezione non appartiene alla pallacanestro, ma per gran parte della durata di Gara 2 i Los Angeles Lakers vi ci sono avvicinati: solido game-plan difensivo, fluida esecuzione offensiva e produzione per tutti, senza dipendere troppo dalle scorribande di LeBron James. Grazie a tutto ciò, i giallo-viola conducevano con un comodo vantaggio di 19 punti a soli 19 minuti dalla sirena. E invece, pur senza commettere errori madornali, proprio al suono di quella sirena si sono ritrovati sotto 2-0 nella serie.

Due vittorie in rimonta, prima da -12 e poi da -20. Nelle partite tra Nuggets e Lakers, la prima frazione di gioco sembra una formalità, in cui i primi fanno sfogare gli avversari per poi colpirli nel momento decisivo. I Playoffs NBA non sono una saga di Dragon Ball, eppure sembra che Nikola Jokic e compagni abbiano un livello da innescare ogni volta ce ne sia bisogno.

Tatticamente, la modalità da “Super Saiyan” prevede una dieta ricca del gioco a due sostanzialmente immarcabile tra Murray e Jokic. Vuoi passare sotto il blocco? Murray ti punirà con il tiro da fuori. Vuoi inseguire passando sul blocco? Jokic si aprirà per il Pick&Pop e il lungo sarà costretto ad una complicatissima scelta. Vuoi raddoppiare Murray? Neanche a dirlo, lasceresti spazio al miglior giocatore della lega. I Lakers hanno tentato il cambio difensivo, con protagonisti LeBron e AD, e a poco è servito.

Questo, unito agli aggiustamenti difensivi sempre puntuali di coach Mike Malone e alle alternative offensive altrettanto efficaci (no, Davis non può tenere Jokic in single coverage), fa dei Nuggets un enigma (quasi) irrisolvibile.

L’altro lato da considerare, altrettanto rilevante, è quello mentale. Non vedrete mai i Nuggets entrare in panic mode per uno svantaggio accumulato; non vedrete mai i Nuggets demoralizzarsi; non vedrete mai i Nuggets deragliare nell’esecuzione di un finale di partita. La squadra di Malone ha una forza mentale impressionante, e giocatori con immensa fiducia nei propri mezzi e in quelli dei compagni.

Ne è l’ennesimo esempio proprio la partita di stanotte: l’eroe del finale Jamal Murray era infatti protagonista di una serata molto storta al tiro per tre parziali su quattro, eppure le responsabilità dell’attacco non si sono mai allontanate dalle sue mani.

Stiamo insomma parlando di qualità che segnano il confine tra una “normale” squadra in grado di vincere un titolo NBA e una che invece può ambire a costruire un ciclo vincente. Invece di concentrarsi nel trovare il pelo nell’uovo nelle prestazioni dei Lakers, sarebbe necessario iniziare a celebrare chi sta provando a scrivere un nuovo importante capitolo della storia NBA.